Amici Volanti

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   Giu 20

Europa pt. 27

PASSERI E FRINGUELLI ALPINI

Nessun uccello è più noto del passero domestico o europeo che vive quasi dapperttutto con l’uomo. Di piccola taglia, con piumaggio bruno striato, con becchi robusti, i passeri somigliano a certi zigoli, ma per certi carateri se ne distinguono. Si vedono spesso saltellare sul terreno beccando semi.

Nome comune: Passero domestico od europeo
Nome scientifico: Passer domesticus
Ordine: passeriformi
Famiglia: ploceidi
Piccola descrizione: 15 cm (s’intende la lunghezza)

Abita cittá, parchi e giardini, fattorie e campi. Nidifica sotto le grondaie, in buchi dei muri e delle rocce, nelle cassette-nido; costruisce anche un nido a cupola tra le piante rampicanti, sui cespugli ed alberi. In Italia vive il passero d’Italia (Passer domesticus italiae) che si differenzia per il vertice castano e le guance bianche.
Caratteristiche: maschio: vertice grigio, gola nera. femmina: dorso striato, petto chiaro uniforme; striscia chiara sull’occhio.

Nome comune: Passero sardo
Nome scientifico: Passer hispaniolensis
Ordine: passeriformi
Famiglia: ploceidi
Piccola descrizione: 15 cm (s’intende la lunghezza)

Vive nei boschi e tra gli alberi sparsi ed i cespugli. Nidifica sugli alberi e nei cespugli, spesso in vecchi nidi di altri uccelli. Poco comune nelle cittá.
Caratteristiche: maschio: come il del passero d’Italia, ma con macchia nera sul petto. femmina: come la femmina del passero domestico ma con fianchi striati.

Nome comune: Passera mattugia
Nome scientifico: Passer montanus
Ordine: passeriformi
Famiglia: ploceidi
Piccola descrizione: 14 cm (s’intende la lunghezza)

Vive nei boschi, tra gli alberi sparsi ed i cespugli, nei campi e nei giardini. Nidifica in cavitá degli alberi. Vive anche nelle cittá e nei villaggi, specialmente nell’Europa meridionale e orientale.
Caratteristiche: vertice castano con macchia nera sulle guance (in entrambi i sessi).

Nome comune: Fringuello alpino
Nome scientifico: Montifringilla nivalis
Ordine: passeriformi
Famiglia: ploceidi
Piccola descrizione: 18 cm (s’intende la lunghezza)

Vive sui nudi pendii e sulle come delle montagne, nidificando nei crepacci. Sverna più in basso, visitando capanne e case. Appartiene alla famiglia dei passeri, nonostante il nome e la somiglianza col fringuello.
Caratteristiche: ali bianche con punte nere, capo grigio e mento scuro (femmina più chiara del maschio).

Nome comune: Passera lagia
Nome scientifico: Petronia petronia
Ordine: passeriformi
Famiglia: ploceidi
Piccola descrizione: 14 cm (s’intende la lunghezza)

Vive nei luoghi rocciosi e sassosi, talvolta nei giardini e tra gli edifici. Nidifica in buchi delle rocce e degli alberi.
Caratteristiche: chiara con striscie sul capo, macchie sulla coda, macchia gialla sul petto.

Cosa vuol dire

Stoppia: piccoli gambi di piante che rimangono nel campo dopo che il grano è stato mietuto.
Mietere: tagliare.
Color camoscio: marrone-rossiccio.
Cavitá degli alberi o delle rocce: buco o fessura sul tronco di un albero o su una roccia.
Uccelli trampolieri: uccelli caratteristici per le gambe lunghe e sottili, coi tarsi molto alti e le dita libere. I trampolieri vivono sulle rive delle acque, e vi si addentrano, camminando sul fondo senza tuffarsi. Per acciuffare la preda, abbassano il collo ed immergono il becco. Si nutrono di vermi, chiocciole, insetti, pesci. Veloci volatori, sono anche ottimi corridori. Sono detti anche gralle o uccelli di ripa.
Uccello corridore: uccello che riesce a muoversi bene anche sul terreno.
Dita libere: dita separate o staccate tra loro.
Uccello canoro o cantatore: uccello che ha un canto melodioso.

“Parentesi Botanica”

Papavero dei prati

Papaver rhoeas

Classe: Magnoliopsida
Ordine: Papaverales
Famiglia: Papaveraceae
Genere: Papaver

Papaver è un genere di piante erbacee della famiglia delle Papaveraceae che comprende 55 specie, comunemente note come papaveri. La specie più nota è il papavero comune Papaver rhoeas, specie messicola la cui fioritura è visibile nei campi della fascia temperata all’incirca da maggio.

La specie, largamente diffusa in Italia, cresce normalmente in campi e sui bordi di strade e ferrovie. Da alcuni è considerata una infestante. Petali e semi possiedono leggere proprietà sedative: il papavero comune è parente stretto del papavero da oppio, da cui si estrae la morfina.

Il rosolaccio è un’erba che cresce come pianta annuale, latifoglie e alta fino a 80 – 90 cm.
Il fusto è eretto, coperto di peli rigidi. Tagliato emette un liquido bianco.
I boccioli sono verdi a forma di oliva e penduli. Il fiore è rosso dai petali delicati e caduchi, spesso macchiato di nero alla base in corrispondenza degli stami di colore nero. Fiorisce in primavera da aprile fino a metà luglio.
Le foglie sono pennato partite sparse lungo il fusto.
Il frutto è una capsula che contiene molti semi piccoli, reniformi e reticolati; fuoriescono numerosi sotto lo stimma.

Papavero nero

Nome scientifico: Papaver dubium

Si tratta di una pianta annuale alta circa 60-80 cm, con foglie glabre, di colore grigio-verde. I fiori hanno un diametro di 40-45 mm. Sono composti prevalentemente da quattro petali di colore nero uniforme; frequenti anche gli esemplari con cinque o sei petali. La fioritura è essenzialmente primaverile, dalla fine di marzo a giugno inoltrato. Fa seguito a nascite che possono essere sia autunnali che tardo-invernali. I fiori perdono i petali generalmente durante la giornata, ma questo è compensato da una fioritura particolarmente abbondante.
Appartenenza al genere Papaver; è una specie annuale, alta in media 60/80 cm con foglie di colore verde-glauco, glabre e fiori del diametro medio di 40/45 mm. con petali di colore nero.

Calendula officinale

Calendula officinalis

Classe: Magnoliopsida
Ordine: Asterales
Famiglia: Asteraceae
Sottofamiglia: Asteroideae
Genere: Calendula

La calendula o calendola o fiorrancio è una pianta, generalmente viene coltivata come annuale, della famiglia delle Asteraceae e appartenente al genere Calendula.

È una pianta erbacea con fusto carnoso e ramificato. Presenta foglie oblunghe, di un verde lucente, sessili e a margine irregolare. Una volta al mese durante tutta l’estate appaiono fiori color arancio, grandi, raggruppati in capolini, i periferici ligulati, quelli centrali ermafroditi e tubulosi. Evidente l’etimologia dalle calendae romane, che indicano per antonomasia una ricorrenza mensile. Secondo alcuni autori ciò è dovuto alla rifioritura regolare della pianta[1], secondo altri alle proprietà emmenagoghe.

L’origine della Calendula Officinalis è oscura, non è mai stata sicuramente individuata allo stato spontaneo; si ritiene che provenga dal Marocco o sia derivata da una specie diffusa nell’Europa meridionale e che giunge sino alla Persia e all’Arabia: la Calendula Arvensis. Largamente coltivata ovunque, da tempi remoti, per la fioritura ripetuta che arriva fino a novembre e la rende ideale a scopo decorativo, se ne possono trovare però esemplari inselvatichiti in ambiente mediterraneo fra 0 e 600 m. sul livello del mare.

Margherita

Leucanthemun vulgare

Classe: Magnoliopsida
Sottoclasse: Asteridae
Ordine: Asterales
Famiglia: Asteraceae
Sottofamiglia: Asteroideae
Genere: Leucanthemum

La margherita diploide è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae, comunissima nei prati della penisola italiana.

Sono piante alte mediamente 30 cm, al massimo 100 cm. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); ciò significa che sono piante perennanti con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e poco foglioso. Possono essere glabre oppure leggermente tomentose.
Radici

Le radici sono secondarie a partire dal rizoma.
Fusto
Parte ipogea: la parte sotterranea è un corto rizoma.
Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e rugosa ma gracile e flessuosa. La superficie è percorsa da scanalature rosseggianti. Raramente è ramosa alla base.

Foglie

Le foglie sono sia basali che caulinari a consistenza tenue. Quelle basali sono picciolate, quelle caulinari sono sessili e amplessicauli. Lungo il fusto sono disposte in modo alterno. La forma è diversa a seconda della posizione delle foglie: foglie cauline basali (compresa la rosetta basale): sono spatolate con una forma da rotondeggiante a obovata; la lamina è irregolarmente inciso-lobata; i lobi sono arrotondati e quasi interi; foglie cauline medie e superiori: hanno una forma da oblanceolata, oblunga a ovata; la lamina è da pennato-lobata a pennatofida; i lobi sono sottili e irregolarmente distanziati.

Infiorescenza
Il capolino
Le infiorescenze sono formate da capolini terminali unici (o pochi). La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro campanulato composto da più squame (o brattee) in 3 – 4 serie disposte in modo embricato che fanno da protezione al ricettacolo piano-convesso e nudo (senza pagliette) sul quale s’inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (da 13 a 34) di colore bianco, disposti in un unico rango e quelli interni tubulosi molto più numerosi di colore giallo. I margini delle squame sono membranosi, quasi scariosi e di colore porpora scuro.
Fiore
Il fiore ligulato (a sinistra) e il fiore tubuloso (a destra)
I fiori sono simpetali, zigomorfi (quelli ligulati) e attinomorfi (quelli tubulosi); sono inoltre tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (quelli tubulosi) sono bisessuali.
Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
Corolla: i fiori periferici sono lanceolati a disposizione raggiante, ossia la corolla termina con una ligula a 5 denti. Quelli del disco centrale hanno delle corolle tubulari a 5 denti.
Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo. Le antere alla base sono ottuse.
Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma bifido giallo (sporgente dalla fioritura) con le estremità troncate e terminanti con un ciuffo di peli; le linee stigmatiche sono disposte marginalmente; l’ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concresciuti e contenente un solo ovulo.
Fioritura: da marzo a luglio (ottobre).

Frutti
I frutti sono degli acheni ovali, bislunghi, neri e rigati di bianco: ai lati sono presenti 10 coste contenenti cellule micillaginifere e canali resiniferi. Gli acheni dei fiori del raggio esterno hanno un pappo rudimentale a forma di anello; ma in genere la sommità è nuda.
Riproduzione
Impollinazione: l’impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l’impollinazione dei fiori.
Dispersione: i semi cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche.

Distribuzione e habitat
Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Euri-mediterraneo / Eurasiatico
Distribuzione: in Italia è una specie comune ovunque (un po’ meno frequente al sud); in Europa è presente fin nelle regioni settentrionali con areali che si estendono nel Caucaso e in Siberia (Asia), ad eccezione delle isole Svalbard. Altrove (America del Nord, del Sud e Australia) è naturalizzata.
Habitat: è una pianta che cresce spontanea nei prati, ai bordi delle strade, nei boschi radi e nei fossi; ma anche nei campi e colture, in ambienti ruderali e frutteti (a volte è considerata specie invasiva). Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1500 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e subalpino (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

AFRICA
SAVANA BOSCOSA

UCCELLO TOPO DALLA FACCIA ROSSA

Nome scientifico: Colius indicus
Piccola descrizione: 37 cm. Predone ben noto di frutteti e giardini.

L’amore sviscerato di questo uccello per i fichi, i datteri ed altri frutti morbidi lo ha bollato come una maledizione nelle zone agricole e nei giardini dell’Equatore, dove la sua curiosa abitudine di correre ed arrampicarsi sui rami a testa bassa gli ha procurato l’inverosimile nome di “uccello topo”. Sempre indaffarato, è di natura gregaria e presenta un volo caratteristico diretto e veloce, accompagnato quasi sempre da un forte richiamo fischiante.
Le sei specie di uccello topo costituiscono una famiglia limitata all’Africa e priva di qualsiasi affinità con altri gruppi. Tutti vivono nelle zone tropicali prive di foreste.

Uccello topo dalla faccia rossa

LAVORATORE DAL BECCO ROSSO

Nome scientifico: Quelea quelea
Piccola descrizione: 13 cm. Un devastatore di raccolti che non si riesce a controllare.

Questi uccelli simili a passeri vivono a milioni nella savana: i loro stormi volteggianti sono uno spettacolo per il turista, ma un incubo per l’agricoltore. Durante la stagione secca, i lavoratori preferiscono piccoli semi raccolti da terra, per passare poi a semi più grandi man mano che quelli piccoli scarseggiano. In periodi in cui i semi si esauriscono presto, però, è molto facile che gli uccelli rivolagano la loro attenzione ai cereali in via di maturazione, devastando messi e raccolti su zone vastissime.
Organizzazioni internazionali di ricerca in una decina di paesi hanno raccolto sulla biologia di questa specie dati più abbondanti di quelli disponibili per qualsiasi altro uccello del mondo, ad eccezione forse per la gallina! Ma purtroppo finora non sono state trovate misure di controllo efficaci. Ogni anno vengono uccisi milioni di individui, ma il saccheggio non diminuisce.

Lavoratore dal becco rosso

STRUZZO

Nome scientifico: Struthio camelus
Piccola descrizione: 225 cm. Il più grosso uccello vivente.

Lo Struzzo, che spesso pesa più di un quintale, è il più grosso uccello vivente; solo i Moa nella Nuova Zelanda, recentemente estinti, forse pesavano tre volte di più. Attualmente, nonostante la pressione della caccia che ha ridotto o sterminato talune popolazioni, questo straordinario uccello è ancora abbastanza comune; nel sud lo struzzo viene allevato per il valore commerciale delle penne e della pelle.
È notevole il suo adattamento alla vita nei deserti e nelle steppe aride; in questi habitat esposti, il piumaggio bianco e nero del maschio è piuttosto visibile e per fuggire all’attenzione dei grossi predatori esso deve basarsi esclusivamente sulla velocità, paragonabile a quella di una gazzella. Nei maschi, le coscie nude ed il collo adorno di penne sparse sono ricchi di colori vivaci, che vanno dal rosa nel Sahara ad un sorprendente azzurro chiaro in Somalia. Le femmine, numericamente superiori ai maschi, hanno invece un piumaggio sui toni spenti del marrone e del grigio, mentre i vulnerabili piccoli hanno una protezione mimetica, assicurata dai loro colori marroni e grigi. La dieta dello Struzzo è in prevalenza a base di piante succulenti, ma viene integrata anche da bacche, semi, animaletti e rifiuti vegetali.
Lo Struzzo ha una notevole tolleranza al calore: sopporta temperature di laboratorio di 56°C, senza, alcuno sforzo. Il calore viene disperso mediante una respirazione affannosa, attraverso lo sviluppattissimo apparato respiratorio a sacche d’aria, che evita l’iperventilazione dei polmoni e la conseguente, pericolosa perdita idrica. Particolari adattamenti del sistema circolatorio permettono al corpo dello Struzzo di riscaldarsi più di qualsiasi altro animale a sangue caldo.

Struzzo