Amici Volanti

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   Mag 30

Europa pt. 24

AVERLE

Simili a piccoli uccelli da preda, le averle stanno appollaiate su un albero o su un palo o si librano in volo su una siepe in attesa di una probabile vittima: grosso insetto, topo o piccolo uccello. Quando l’ha scorta, l’averla l’afferra col becco adunco e l’infilza su una spina di arbusto o su di un filo metallico che servono da magazzino viveri, e da cui la becchetta a poco a poco.

Nome comune: Averla maggiore
Nome scientifico: Lanius excubitor
Ordine: passeriformi
Famiglia: laniidi
Piccola descrizione: 24 cm

Vive ai margini dei boschi, tra gli alberi sparsi ed i cespugli, tra le siepi, nei frutteti. Nidifica su alberi e cespugli.
Caratteristiche: bianca e nera con dorso e vertice grigi.

Averla (Lanius ludovicianus)

Averla maggiore

Averla

Nome comune: Averla cenerina
Nome scientifico: Lanius minor
Ordine: passeriformi
Famiglia: laniidi
Piccola descrizione: 20 cm

Frequenata la campagna con alberi spersi e cespugli; nidifica sugli alberi.
Caratteristiche: come l’averla maggiore ma con fronte nera.

Nome comune: Averla capirossa
Nome scientifico: Lanius senator
Ordine: passeriformi
Famiglia: laniidi
Piccola descrizione: 18 cm

Frequenta la campagna leggeremnte boscosa, frutteti e boschi. Nidifica sugli alberi.
Caratteristiche: vertice castano con macchia bianca sull’ala e sul groppone (femmina più chiara del maschio).

Nome comune: Averla piccola
Nome scientifico: Lanius collurio
Ordine: passeriformi
Famiglia: laniidi
Piccola descrizione: 18 cm

Frequenta le zone cespugliose, i bischetti. Nidifica su cespugli e piccoli alberi.
Caratteristiche: Maschio: vertice grigio con dorso e ali ed ali castane. Femmina: dorso bruno, barre sul petto.

Averla piccola

STORNI

Gregari, gli storni vivono in densi stormi che d’inverno possono comprendere migliaia d’invividui. Vagano sul terreno alla ricerca del cibo, “chiaccherano” in continuazione, imitando talvolta altri suoni, come quello delle campane. In Europa sono presenti due sole specie.

Nome comune: Storno comune
Nome scientifico: Strurnus vulgaris
Ordine: passeriformi
Famiglia: sturnidi
Piccola descrizione: 21 cm

Ugualmente diffuso nei campi come nelle città, ove gli stormi di questa specie dormono sulle case o sugli alberi. Nidifica in cavità degli alberi o del terreno, sugli edifici o nelle apposite casette. All’inizio della primavera perde le punte bianche del suo piumaggio invernale ed il becco, che è d’inverno scuro, diventa giallo.
Caratteristiche: in estate: nero lucido macchiettato con riflesi verde-violetto. In inverno: nero con macchie bianche.

Storno comune (Sturnus vulgaris)

Nome comune: Storno nero
Nome scientifico: Strurnus unicolor
Ordine: passeriformi
Famiglia: sturnidi
Piccola descrizione: 21 cm

Vive e nidifica negli stessi luoghi dello storno comune. Malgrado il suo nome, d’inverno ha piumaggio leggermente macchiettato.
Caratteristiche: estate: come lo storno comune, ma nero uniforme. Inverno: come lo storno comune, ma con piccole macchie.

AFRICA
FORESTA PLUVIALE TROPICALE

BUCERO DAL BECCO ROSSO

Nome scientifico: Tockus camurus
Piccola descrizione: 37 cm. Imprigiona la sua compagna in un fortezza nel cavo di un albero.

Esistono 22 specie conosciute di buceri africani che occupano nel Vecchio Mondo la stessa nicchia occupata nel Nuovo Mondo dai tucani, ai quali non sono legati da alcun vincolo di parentela.
I buceri del genere Tockus sono per lo più gregari, con piumaggio sui toni del marrone e del beige, e con un richiamo che costituisce il suono più caratteristico sia della foresta che della savana. I becchi, a colori e disegni vivaci, sono a volte sormontati da un casco osseo dalle forme più varie.
Come il becco del tucano, anche quello del bucero è un importante elemento nella comunicazione sociale. Se si escludono i suoi frequenti richiami, il Bucero dal becco rosso è un uccello poco vistoso, che si tiene all’interno della fitta foresta e cerca il cibo in piccoli gruppi misti, nella zona bassa. Il cibo (bacche, fichi e noci di palma) viene strappato dall’albero e poi portato verso il fondo della gola, per venir inghiottito intero. Le prede vive si limitano ad insetti, a differenza dei buceri più grossi, che spesso cattirano uccellini, lucertole e piccoli scoiattoli. Al sicuro anche dai serpenti predatori, il buco nell’albero che ospita il suo nudo è una fortezza, con l’ingresso sbarrato e ridotto ad una semplice fessurina grazie ad un amalgama do fango, saliva e succhi vegetali. Nel genere Tockus, sia il maschio che la femmina iniziano i lavori di costruzione, poi la femmina s’infila nel cavo per deporre le uova, mentre il maschio completa il lavoro, “murandola” dentro. La femmina del Bycanistes brevis invece fa da sola tutto il lavoro, murandosi lei stessa con l’ausilio di palline di fango confezionate dal maschio.
Durante il periodo di cova, la femmina subisce una muta completa e viene nutrita dal maschio. Le cinque o sei uova vengono deposte ad intervalli, con il risultato che i piccoli crescono in “scala”.
Verso la fine della crescita dei piccoli, la femmina con un piumaggio totalmente nuovo, si apre un varco ed esce, quindi richiude il nido lasciando una stretta fessura attraverso la quale vegnono nutriti i piccoli: questi, seguono un comportamento istintivo rigoroso, escono uno per volta, lasciando dentro i più piccoli ed immaturi; ogni volta aiutano attivamente i genitori a richiudere l’apertura. Ciò si ripete finché l’ultimo nato e svezzato.

Una fortezza come nido

Al sicuro dai predatori, la femmina del bucero passa l’intero periodo di cova in un nido costruito nel cavo di un albero, mentre il maschio provvede a nutrire la famiglia.

Bucero dal becco rosso

Nido di Bucero dal becco rosso

PITTA AFRICANA

Nome scientifico: Pitta angolensis
Piccola descrizione: 17 cm. Un componente della famiglia dei “tordi-gioiello” dalla eccezionale abilità di ventriloquo.

La Pitta africana e la Pitta reichenovi sono le uniche due rappresentanti della famiglia dei Pittidi, giustamente definiti “tordi gioielli” per il loro bellisimo piumaggio a vivaci colori, che vivono nelle foreste africane. Le pitte sono uccelli timid, simili ai tordi; esse si spostano velocemente nel sottobosco della foresta con lunghi salti e si cibano di una quantità di piccoli invertebrati.
La Pitta africana è un uccello curioso, sempre all’erta, che adotta di solito una posizione eretta quando esamina qualcosa. In caso di allarme, si lascia cadere a terra, gonfiando la cresta e le piume del petto.
Il volo rapido e sfrecciante attraverso l’ocurità della foresta e le abilità di ventriloquo dell’uccello rendono difficile una sua individuazione che spesso si limita ad un’occhiata fuggevole, ad un lampo di colori. Secondo documentazioni attendibili la Pitta africana migra tra il Kenya e la Tanzania.

Pitta africana

AFRICA
ISOLE IN UN MARE DI FORESTE

Ventimila anni fa l’Africa aveva una temperatura media inferiore di 5° rispetto a quella attuale, e la foresta montana arrivava a 600 metri sul livello del mare, così da avere una diffusione continua ed un’avifauna uniforme. Ora che le temperature sono aumentate, le foreste montane sono divenute frammentarie e formano arcipelaghi di isole in un mare di foresta di pianura. In queste “isole” si sono evolute nuove sottospecie di uccelli in virtù dell’isolamento, analogo a quello di un’isola oceanica. Delle 160 specie di uccelli tipici della foresta montana africana e delle 290 tipiche della pianura, solo 40 sono comuni in entrambe. Gli altopiani del Camerun, ad esempio, annoverano una quindiciana di specie endemiche, otto delle quali hanno parenti stretti nel massiccio montuoso del Ruwenzori ed altre 27 specie sono comuni ad entrambe le regioni montuose.
Al di sopra dei 1.500 m d’altezza, le foreste tropicali hanno un carattere diverso da quello delle foreste di pianura. Il limite massimo approssimativo delle linea boschiva all’Equatore è di 3.000 m oltre tale quota si estendono i pascoli, caldissimi di giorno e gelidi di notte. Qui prospsera il bioma afro-alpino, dominato da eriche giganti, enormi lobelie e seneci arboscenti. L’avifauna è molto simile a quella delle delle pianure aperte, con poche specie endemiche.

Foresta montana dell’Africa

TURACO DAL CIUFFO VERDE

Nome scientifico: Tauraco schuettii
Piccola descrizione: 40 cm. Si nutre di frutti che sono velenosi per la maggior parte degli altri uccelli.

Un movimento simile a quello dello scoiattolo su un ramo, un assordante coro di “KAU-KAU-KAU” ed un lampeggiare di ali cremisi e verde brillante: così fa la sua presentazione il turaco. Reperibile soltanto in Africa, questo divoratore di banane si può considerare lontanamente imparentato con i cuculi, anche se il gragile nido formato da una piattaforma di rametti e le due uova bianche ricordano i piccioni. Molti studiosi però considerano questo uccello ed i suoi affini abbastanza differenziati da formare una famiglia a sé stante.
I turachi, uccelli vivaci e gregari della volta della foresta, si nutrono principalmente di frutti, compresi quelli sgradevoli o addirittura velenosi per le altre specie. Catturano anche bruchi ed insetti. Piccoli stormi di Turachi dal ciuffo verde vivono nelle foreste montane e di pianura, dove passano buona parte del loro tempo a correre e saltare tra i rami, impiegando le corti ali solo quando la distanza tra due rami è troppo grande per superarla con un salto.

Turaco dal ciuffo verde

NETTARINIA ORIENTALE

Nome scientifico: Nectarinia mediocris
Piccola descrizione: 12 cm. Durante la notte abbassa la sua temperatura per non disperdere energie preziose.

Le nettarinie delle montagne africane, dai brillanti colori metallici, sono perfettamente adattate a vivere in un habitat ad alta quota. L’escursione termica tra il giorno e la notte a 3.500 m d’altezza sulle montagne Cherangani del Kenya è fortissima, per cui la temperatura corporea della Nettarinia orientale durante la notte può scendere fino a 17° allo scopo di conservare energia.
La Nectarinia mediocris è strettamente alpina e scende raramente al di sotto dei 1.500 m, soltanto nel caso che venga attratta dalla fioritura di qualche albero particolare, come l’Erythrina abyssinica. In questo ambiente, le condizioni di vita della Nettarinia differiscono completamente da quelle delle suoi congeneri che vivono in pianura.
Essa infatti non ha a disposizione la foresta lussureggiante, ma deve trovare il modo di sopravvivere nelle brughiere fredde e desolate, nelle macchie intricate di cespugli e trova la sua alimentazione nel nettare delle lobelie giganti e dei fiori scarlatti della Knipofia uvaria.

Nettarinia orientale

“Parentesi botanica”

Giglio

Classe: Liliopsida

Sottoclasse: Liliiadae

Ordine: Liliales

Famiglie: Liliaceae

Genere: Lilium

Nome scientifico: Lilium auratum

Il giglio è un genere di piante appartenente alla famiglia Liliaceae.

Come l’iris, il genere Lilium è originario dell’Europa, dell’Asia e del Nord America; comprende piante con un’altezza da 80 cm a 2 m, dotate di bulbo a scaglie imbricate, disposte intorno ad un disco centrale, da cui originano inferiormente le radici, e superiormente lo stelo. Le scaglie, a seconda della specie, sono più o meno larghe, acuminate, serrate tra loro.

Le radici del bulbo sono perenni e non si rinnovano tutti gli anni come succede solitamente nelle piante bulbose; solo i gigli di origine cinese e giapponese, alla ripresa vegetativa, formano un palco di radici avventizie sullo stelo sopra il bulbo a fior di terra, che contribuiscono alla nutrizione delle parti aeree.

Le foglie generalmente lanceolate, più o meno strette con venature parallele, sono disposte attorno al fusto eretto, a volte in palchi, solitamente in ordine sparso.

I fiori hanno sei tepali (tre petali e tre sepali petaloidi), e sono terminali, spesso riuniti in numerose infiorescenze portate da lunghi steli, con forme e colori diversissimi, e spesso profumatissimi.

Il genere comprende circa 80 specie e numerosi ibridi e cultivar.

Giglio nero asiatico