Amici Volanti

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   Ott 17

Europa pt.8

Non solo Europa

PASSERIFORMI (PASSERIFORMES): I passeriformi sono degli “autentici uccelli canori”. La siringe, l’organo che emette i suoni, in essi è sviluppata al massimo.

Famiglia: Alaudidi (Alaudidae)

Lodola dei campi

Nome scientifico: Alauda arvensis arvensis

Fin da qunado si sono tagliati i boschi e prosciugate le paludi, questi uccelli della steppa hanno segiuto l’uomo nella steppa da lui creata. La Lodola dei campi si alza in volo cantando e presegue a cantare quando si libra immobile nell’aria. Al termine del canto si getta a terra con le ali chiuse. Una particolare caratteristica è la coda allungata con i lati candidi. Le Lodole, come è noto, nidificano a terra. Diffusione: in Val d’Adige la si trova fino ai campi attorno ai masi più alti e fino all’Alpe di Siusi a 1.900-2.200 m. Isolate le Lodole dei campi svernano nei dintorni di Merano o sul Renon. Sono presenti sulle aree prative tra le frutticolture vicino a Termeno ed a Ora. Le Lodole dei campi cantano sugli estesi prati dei dintorni di Brunico, a Casies e nella zona del “Campo di Dobbiaco”, di Bressanone e di Vipiteno, nell’Oltradige, vicino ad Avelengo e nei boschi rivieraschi dell’Adige. All’epoca delle migrazioni arrivano a volte in grandi schiere. A sesto la specie giunge – come l’allodola dei prati – a marzo e riparte, dopo aver nidificato due volte, prima degli inizi di novembre. In generale le Lodole dei campi hanno le loro aree nei campi di Sesto; isolate nidificano anche al disopra del limite dei boschi sui prati montani del Mont’Elmo (2.100 m). Segnalazioni isolate di Lodole dei campi, diffuse al disopra del limite del bosco, provengono anche dalla Val Venosta. I casi di nidificazione attorno ai 2.000 m sono singolari. Essa è pure un uccello tipico dei prati e dei pascoli dell’alta e media Val Venosta.

Lodola dei campi

Lodola dei campi

Allodola dei prati o Tottavilla

Nome scientifico: Lullula arborea arborea

Questa specie si distingue dalla Lodola dei campi per le dimensioni più ridotte, per la coda molto corta, senza lati bianchi, per le striscie bianche attorno agli occhi che si uniscono alla nuca, dietro e sotto la ciuffa rotonda e per il richiamo caratteristico. L’Allodola dei prati fa udire il suo melodico “didloi” oppure “didli”, quando si posa sugli alberi, sul terreno o quando si alza in volo.

Diffusione: si vede nelle radure dei paesaggi di alta montagna attorno a Bolzano fino al limite del bosco. Segnalazioni isolate sono state fatte anche nell’alta Val Venosta (prati di Malles, Mazia) e sul Monte Mezzodì. Isolata la specie compare anche in Val d’Adige. L’Allodola dei prati contrariamente alla LOdola dei campi non è una tipica abitatrice delle aree coltivate, anche se i biotopi, dove nidifica, sono estranei all’influsso dell’uomo. A Sesto essa si trova nelle radure delle zone più alte fino al limite dei boschi e le sono necessari alberi isolati che servono ai maschi da posatoi per far risuonare i loro canti. Sui prati di montagna del Mont’Elmo (1.760 m), dove troviamo prevalentemente larici, nidificano ogni anno – di solito due volte – molte Allodole dei prati. Si fermano lì da marzo a novembre.

Allodola dei prati o Tottavilla

Tottavilla

Cappellaccia

Nome scientifico: Galerida cristata cristata

La Cappellaccia, che si distingue per il suo ciuffo di penne appuntito di penne, predilige generalmente zone pianeggianti, erbose o aride, spesso nelle vicinanze di case o vicino a viottoli in mezzo ai campi ed ai margini delle strade.

Diffusione: nidifica isolamente ed irregolarmente nella conca di Bolzano fino al Renon. Le Cappellaccie si notano sempre all’epoca del passo nei boschi rivieraschi dell’Adige.

Cappellaccia

Capellaccia

Famiglia: Irundinidi (Hirundinidae)

Rondine montana

Nome scientifico: Ptyonoprogne rupestris

Questa specie di Rondine “bigia”, che nidifica soprattutto nei crepacci e sulle pareti rocciose, ultimamente si è diffusa ovunque.

Diffusione: la Rondine montana nidifica accanto al Balestruccio sulle pareti porfiriche sopra Castel Flavon. Nidifca in gran numero, ma in colonie non troppo fitte, dagli inizi di marzo nella zona della passeggiata Sant’Osvaldo, vicino alla rovina di Castel del Porco, sul Monte di Mezzo presso Caldaro, sulle scarpate di porfido del Renon e della Valle Serentina, in Val d’Isarco presso Campodazzo, presso Chiusa (Sabiona), al disopra della “Mahr” e vicino a Siusi, in Val Venosta fino a Curon, in Val Passiria fino a Moso, a Merano e dintorni, come pure in alcune zone della Val Pusteria (“Burgkofel” presso San Lorenzo). Le prime Rondini arrivano nei pressi di Ora (Castelvetro, Rio d’Ora) già al 24 febbraio, le ultime partono alla fine di ottobre, isolate addirittura a novembre. In Val d’Adige è possibile vederla anche in inverno. Mentre la Rondine montana è una rarità nelle Dolomiti orientali, essa nidifica in gran numero sulle pareti dello Sciliar o in Val d’Udai a circa 1.850 m. Nella zona del Sassolungo essa vola in compagnia del Rondone alpino. Sappiamo che nidifica spesso sulle case in Val Venosta (Silandro, Spondigna, Sluderno, Mazia) ed a Merano. La specie abita anche tra le rocce di Favogna o nello Jendertal (Alpe di Siusi).

Rondine montana

Rondine montana

Famiglia: Oriolidi (Oriolidae)

Rigogolo

Nome scientifico: Oriolus oriolus oriolus

Il Rigogolo non si riconosce solo per la voce fortemente flautata, ma per il piumaggio di un bel giallo splendente con ali nere e coda scura. Sta di solito nascosto sulle cime degli alberi. In volo per proteggersi guizza veloce da un albero all’altro.

Diffusione: dall’inizio di maggio alla fine di giugno questo uccello fantastico, proveniente dai Tropici, è stato visto nelle sue migrazioni al Lago di Caldaro, nei boschi lungo le rive dell’Adige, sul Renon, attorno a Bressanone e Brunico. Si ferma a volte, per qualche tempo, sui pioppi o nei boschi di larici. Singoli individui sono stati notati anche durante l’estate nella zona del Lago di Caldaro; ciò fa presupporre che vi siano anche occasionali fenomeni di nidificazione. A Sesto il Rigogolo si sente quasi ogni anno a maggio e giugno.

Rigogolo

Rigogolo

Famiglia: Corvidi (Corvidae)

Taccola

Nome scientifico: Corvus monedula spermologus

È un uccello socievole, che nidifica sui castelli, sulle torri, sulle rovine oppure sulle cavità degli alberi. La Taccola è in grado di riprodursi già ad un anno ed, una volta accippiata, convive coniugalmente per tutta la vita. Si distingue dai Corvi per le dimensioni più ridotte, per un atteggiamento più vivace, per il becco più corto e per il richiamo caratteristico.

Diffusione: questa specie di corvidi nel Sudtirolo nidifica in Val Pusteria vicino a Brunico, nella zona di Glorenza, di Ponte Gardena e di Corona di Cortaccia (Parete Mila). I cacciatori cercano di limitare il numero delle Taccole perché esse beccano le mele e danneggiano così la frutticoltura. Le Taccole, chiamate “Turmdohlen”, in tedesco, si possono vedere durante il passo vicino a Malles, a Sluderno, nei boschi rivieraschi dell’Adige, nella Bassa Atesina, vicino a Bressanone e Brunico. La maggior parte di esse in autunno parte dalle località in cui abitano, alcune invece svernano ogni anno. La specie evidentemente non è presente in molte zone del Sudtirolo.

Taccola

Taccola

Famiglia: Muscicapidi o Silvidi (Muscicapidae)

Cesena

Nome scientifico: Turdus pilaris

È caratterizzata dalla testa e dal codrione grigio-chiaro, dal dorso bruno-castano e dalla coda quasi nera. In inverno la si può vedere mentre sta cercando socievolmente del cibo sulle siepi e sui campi. La Cesena è un uccello che nidifica da diverso tempo in Svizzera ed in Austria, ora la sua presenza è segnalata anche nel Sudtirolo. Nel 1969 si sono osservate nel Sudtirolo per la prima volta delle Cesene all’epoca della nidificazione e precisamente famiglie con piccoli ancora inetti. Finora nel Sudtirolo si sono accertate tre colonie di Cesene ed un nido singolo nell’Alta Val Venosta e nella Val Pusteria. I luoghi in cui la Cesena nidifica sono costituiti da biotopi diversissimi: ontani neri e meli nel fondovalle in Val Venosta e slanciati pini silvestri in Val Pusteria. La nidificazione inizia alla fine di aprile o nella prima metà di maggio.

Diffusione: questa specie, conosciuta nel Sudtirolo con il soprannome “Kranewitter”, si ferma da settembre ad aprile soprattutto nelle zone di mezza montagna attorno a Bolzano, sull’alpe di Siusi e nei boschi montani delle Dolomiti. A Sesto, dove nel 1974 si è riusciti ad osservare il primo caso di nidificazione (Gsellbachl, a 1.350 m) se ne possono vedere schiere intere al disopra del limite del bosco sugli arbusti dei mirtilli rossi. Recentemente si sono potute fare delle osservazioni sulla nidificazione in tutte le zone della provincia di Bolzano. Evidentemente la specie si sta diffondendo nel Sudtirolo. Nei boschi rivieraschi dell’Adoge e del Lago di Caldaro le Cesene sono ospiti inveranli. Durante il passo a marzo si possono vedere schiere intere di Tordi di specie diverse.

Cesena

Cesena

Balia nera

Nome scientifico: Ficedula hypoleuca hypoleuca

In primavera si notano decisamente i maschi della Balia nera: la fronte, la parte ventrale, uno scudo sulle ali e le parti laterali della coda sono bianche, la testa e la parte dorsale invece sono nere. I maschi nella livrea invernale assomigliano alle femmine e non hanno un piumaggio così ricco di contrasti, ma sono più o meno grigi-bruni.

Diffusione: la Balia nera si sente alla fine di aprile in Val d’Adige. All’epoca delle migrazioni la si può vedere anche nella zona del fondovalle in Val Venosta, sul Monte a Mezzodì, attorno a Bolzanoe a Brunico. Occasionali osservazioni a giugno (Val Venosta, Monzoccolo, Cortaccia) fanno presumere che vi siano casi di nidificazione. Biotopi ideali per questo sono parchi, margini dei boschi in fondovalle umidi e paludosi, ma anche boschi di abete rosso. Dalla Torre definisce la Balia nera un uccello estivo poco numeroso da aprile a metà settembre nei boschi di latifoglie di mezza montagna. La specie è stata notata anche sull’Alpe di Siusi.

Balia nera

Balia nera

Pigliamosche

Nome scientifico: Muscicapa striata

Oltre alla posizione eretta tipica, lo caratterizzano il piumaggio grigio-cenere, il vertice con una macchia, il petto biancastro a macchie longitudinali chiare. questo uccello, per nulla socievole, dal suo posatoio insegue l’insetti, che passano volando. Starnazza spesso aprendo e chiudendo alternativamente le ali e la coda.

Diffusione: il Pigliamosche nidifica spesso nei vigneti sui pali che sostengono i filari, ad esempio vicino a Cortaccia ed a Termeno e nei boschi rivieraschi vicino a Sluderno, sul Monte a Mezzodì, sul Renon o in Val Pusteria. Gli anticrittogamici impiegati nelle frutticolture danneggiano molto questa specie poco appariscente (ma non meno importante). Nei boschi rivieraschi dell’Adige passano a volte in volo anche Balie dal collare (Ficedula albicollis).

Pigliamosche

Pigliamosche

Bigia padovana

Nome scientifico: Sylvia nisoria nisoria

Questo uccello estivo, misterioso, che sbatte continuamente la coda, è più grande e più robusto della Capinera. Lo si riconosce facilmente per la parte ventrale biancastra con linee ondulate, a forma di mezzaluna “screziata”, per gli occhi di un giallo splendente e per le due striscie biancastre sulle ali brune, scure. Il canto ricorda, per la ricchezza dei toni, quello della Capinera, ma è più veloce e vi si inseriscono delle note gracidanti.

Diffusione: secondo V. Gredler a Bolzano la specie è rara. Fino al 1973 nel Sudtirolo era stata notata un’unica volta di recente nella zona del Lago di Caldaro e probabilmente si era trattato di un’osservazione durente il passo. In occasione del IX Congresso dell’Associazione internazionale per l’ornitologia delle Alpi (31 maggio-3 giugno 1973) a Malles i partecipanti durante delle escursioni videro in luoghi diversi questa specie di Bigia. Notarono degli esmplari che stavano cantando nel folto dei cespugli sul Monte a Mezzodì di Sluderno a 1.350 m e uno che si esibiva nel canto addirittura a 1.500 m tra le siepi di Tels di Sopra. Anche l’Averla piccola è stranamente un uccello tipico di tale biotopo. Ulteriori osservazioni sono state fatte nelle fasce di siepi e di arbusti ai margini dei campi dell’alta Val Pusteria (Valdaora-Sorafurcia, Tesido, Villabassa). La Bigia padovana è presente pure nei biotopi costituiti da cespugli spinosi del fondovalle presso Cortaccia. Nelle zone aride all’interno delle Alpi è andata diffondendosi molto negli ultimi anni. Poiché il Sudtirolo è ricco di habitat xerofili (pendii del Monte a Mezzodì) la specie qui dovrebbe essere più numerosa di quanto generalmente si possa supporre.

Bigia padovana

Bigia padovana

Paesaggio con arbusti sulle coste aride del Monte a Mezzodì (Val Venosta)

Monte Mezzodì

Beccafico

Nome scientifico: Sylvia borin borin

Questa silvia tozza, uniformemente castana si riconosce facilmente per il magnifico canto ininterrotto.

Diffusione: il Beccafico arriva a maggio inoltrato ed abita i boschi di latifoglie e boschi misti, ricchi di arbusti, boschi rivieraschi, cespugli di ontani (Postal, torrente Aurino vicino a Brunico) e parchi della Val d’Adige. La specie è molto sporadica nel Sudtirolo. Agli inizi del giugno 1970 era tuttavia l’uccello più frequente dei boschi rivieraschi di Sluderno, nei quali attualmente all’epoca della nidificazione è numerosa anche la Sterpazzola. Osservazioni isolate sono state fatte nelle fasce di siepi vicino a Terme di Brennero, ai margini di un bosco di abeti vicino alle rive del Lago della Muta o nelle zone più alte del Parco Nazionale delle Stelvio. Il Beccafico si può vedere isolato anche vicino a Cortaccia e nelle vicinanze di Corona di Cortaccia.

Beccafico

Beccafico

Regolo

Nome scientifico: Regulus regulus regulus

I Regoli sono i più piccoli uccelli della regione delle Alpi. Questa specie si distingue dai Luì e dalle cinciallegre per la forma più arrotondata e per il vertice di un giallo splendido orlato di nero.

Diffusione: il Regolo è particolarmente numeroso nei boschi di abeti rossi e abeti bianchi. Abita per tutto l’anno – spesso insieme a cinciallegre – nelle zone di mezza montagna della Val d’Adige (Monzoccolo-Verano) e sulle Dolomiti fino al limite dei boschi (ad esempio a Sesto). Nei boschi rivieraschi dell’Adige il piccolo uccello è presente in inverno. Lo si può vedere anche nell’Oltreadige, nella zona di Favogna, vicino a sentieri boschivi della zona di Bressanone e di Brunico. La specie Regulus ignicapillus, molto più rara, invece nidifica preferibilemnte negli aridi boschi di pini delle zone più basse della Val d’Adige (Silandro).

Regolo

Regolo

Veduta del Latemar da Aica di Fié

Fié

Passero solitario

Nome scientifico: Monticola solitarius

Questo uccello del sud si trova sulle pareti rocciose che scendono a picco nel Lago di Garda a sud di Riva o nella zona di Arco. Dalla Torre e Anzinger dicono di questa specie: “Nei pressi di Bolzano non è rara sulle rocce e sui castelli; nidifica da tempi immemorabili anche sulla torre del campanile e sul tetto del Duomo di Bolzano ed è sparita dai giardini della città da quando vi si è stabilito il Merlo”. Chiusa (Val d’Isarco) è il luogo più a nord in cui ha nidificato. Negli ultimi anni è stato notato nel Sudtirolo solo isolatamente nei dintorni di Bolzano.

Passero solitario

Passero solitario

Codirossone o Merlo sassatile

Nome scientifico: Monticola saxatilis

Il passero solitario ed il Codirossone sono due caratteristici, anche se rari, rappresentanti del mosaico di uccelli della regione delle Alpi. Dal 1969 al 1972 il Codirossone nel Sudtirolo è stato visto all’epoca della nidificazione complessivamente in 9 luoghi. Come luoghi di nidificazione vengono presi in considerazione soprattutto i pendii stepposi della Val Venosta tra 600 e 1.500 m. È stato però visto anche vicino a Malles al limite superiore del bosco (da 2.000 a 2.200 m) e su pendio roccioso ai margini di un bosco di larici in Val Senales. Questa specie del sud, presente regolarmente al Lago di Garda, è diffusa nei territori aridi, rocciosi dell’Europa meridionale, dell’Asia e dell’Africa. Mentre anni fa questo uccello delle rocce, amante del caldo, nidificava regolarmente nelle vicinanze di Siffiano, ultimamente ne sono stati notati solo più isolati esemplari, nelle zone più alte del Renon, al disopra dei 1.700 m. Fa piacere che il Codirossone nidifichi ancora regolarmente – almeno in alcune zone – del Sudtirolo.

Codirossone o Merlo sassatile

Codirossone

Tordo bottaccio

Nome scientifico: Turdus philomelos philomelos

Il Tordo bottaccio è un uccello migratore dal dorso bruno, con il petto a macchie. Dal suo delicato richiamo viene chiamato spesso “Zippe”. Si vede spesso sul suolo in zone aperte intento a ricercare il cibo; saltella a scatti.

Diffusione: in estate ci si imbatte frequentemente in questa specie dei boschi, nei giardini e nei parchi da Caldaro al Renon. Nei boschi montani misti è la specie di Tordo più numerosa. Esso vola in gran numero anche vicino a Verano (Monzoccolo), nei dintorni di Bressanone e di Brunico. All’epoca delle migrazioni a marzo-aprile sono state viste sugli estesi campi nei dintorni di Brunico schiere di Tordi di varie specie. A fine febbraio essi svolazzano nella zona del bosco rivierasco di Postal. Nei dintorni di Sesto il Tordo Botaccio è addirittura più frequente del Merlo; lì nidifica esclusivamente nel bosco e non si spinge proprio fino al limite di esso. Si ferma in gran numero da metà marzo a metà ottobre nei boschi di abeti rossi vicino a Ponticolo e sul Monte a Tramontana della Val Venosta, ma anche nei boschi rivieraschi. In Val Senales ne è stato visto un esemplare a giugno su un prato di larici a 1.850 m.

Tordo bottaccio

Tordo bottaccio

Tordela

Nome scientifico: Turdus viscivorus viscivorus

Si distingue dalla Cesena per il dorso grigiastro anziché bruno-castano, per il codrione bruno-grigiastro anziché grigio, per il petto bianco-panna anziché color ruggine e per la coda più lunga e più chiara, con le punte delle penne esterne biancastre. Si differenzia dal Tordo bottaccio molto più piccolo per la parte dorsale grigio-bruna e per la parte ventrale a fitte macchie e per la posizione eretta. Dal richiamo è conosciuta anche con il nome di “Schnarrezer”.

Diffusione: la Tordela, che è un uccello estivo, predilige i boschi della fascia di mezza montagna e la zona più bassa dei boschi montani. La si vede regolarmente nell’Oltreadige, al lago di Caldaro, vicino ad Aldino, a Castelvetro e Verano, sul Monte a Mezzodì, vicino a Castelrotto, sul Renon e sull’Alpe di Siusi fino a 1.650 m. Nei boschi vicino a Curon ed a Favogna non è così numerosa come il Merlo ed il Tordo bottaccio. Le Tordele si vedono in gran numero nei boschi di pini attorno a Bressanone. A Sesto esse nidificano soprattutto nei boschi di abeti rossi fino al limite del bosco o sui larici, spesso nel punto di biforcazione di rami nudi; Tordele isolate si possono vedere anche durante l’inverno. Schiere intere passano in volo a primavera sopra territori aperti e campi (Brunico, Vipiteno).

Tordela

Tordela

Merlo dal collare

Nome scientifico: Turdus torquatus alpestris

Il maschio si riconosce per il piumaggio nero-opaco e per la larga, bianca macchia a forma di falce lunare sul petto: la femmina ha sul petto una macchia più bruna, più stretta e opaca. Il Merlo dal collare è certamente l’uccello più diffuso nelle regioni boschive più alte, ma anche nella fascia dei pini mughi. Esso giunge nella seconda metà di marzo ed inizia solitamente presto a costruire il nido.

Diffusione: il Merlo dal collare abita in gran numero sui pendii dello Sciliar, dell’Alpe di Siusi e della zona del Passo Sella. In estate lo si può vedere sparire volando tra bassi cespugli di Juniperus nana sui pendii ghiaiosi, privi di alberi, del Sasso lungo. Le conifere della Mendola ed in particolare quelle del Renon sono un vero e proprio paradiso per questo uccello soprannominato “Ringamsel”. Esso nidifica regolarmente nella zona degli arbusti contorti sopra Sesto. Le nevicate in primavera lo spingono spesso al piano. Lo si può vedere a schiere – soprattutto dopo un cambiamento di tempo – sui pendii erbosi, dove le nevi si sono ormai sciolte. La specie normalmente non compare al disotto dei 1.300 m.

Merlo dal collare

Merlo dal collare

Stiaccino

Nome scientifico: Saxicola rubetra

È di indole simile al Saltimpalo, ma si differenzia per la radice della coda bianca e per la testa non nera. Il piacevole canto di questo piccolo uccello dalla coda corta è formato da note gracidanti e acutamente sibillanti; questo canto ricorda quello del Codirosso spazzacamino e del saltimpalo.

Diffusione: lo Stiaccino nidifica sui prati di fieno e su quelli da taglio fino sopra i 1.300 m, ad esempio in Val d’Adige (Aldino, Monte a Mezzodì), in Valle Sarentina, a Funes ed a Valles, in Valle Aurina ed a Sesto. Nei frutteti del fondovalle la specie non è frequente e la cosa non stupisce dato l’impiego degli anticrittogamici. All’epoca delle migrazioni gli Stiaccini svolazzano nella Bassa Atesina (Cortaccia) e eni boschi rivieraschi dell’Adige.

Stiaccino

Stiaccino

Maso a Cologna presso Bolzano

Maso

Saltimpalo

Nome scientifico: Saxicola torquata rubicola

La testa e la coda del Saltimpalo sono nere (da ciò il nome tedesco “Schwarzkehlchen”); ha inoltre delle macchie bianche, larghe ai lati del collo. Esso sta sulle cime dei cespugli o sui pali del telegrafo, muovendo di continuo le ali e la coda; vola basso sul suolo slanciandosi a scatti.

Diffusione: durante il convegno degli ornitologi delle Alpi (31 marzo-3 giugno 1973) si era accertata la presenza di una coppia ai piedi del pendio stepposo vicino a Tarces, in seguito poi dal 18 al 30 giugno si sono potuti osservare nuovamente i due genitori con un piccolo (conferma di nidificazione!). Un maschio ed un piccolo erano già stati visti nel luglio del 1959 a nord di Prato allo Stelvio. Tranne che sul Monte a Mezzodì in Val Venosta, il Saltimpalo sembra essere un uccello che nidifica di rado nel Sudtirolo. Coppie singole sono state avvistate vicino a Cortaccia, a Termeno, ad Ora e nella zona in cui il lago Caldaro tende ad insabbiarsi. Il Saltimpalo si ferma volentieri sui pendii poco rigidi e sassosi ricoperti di cespugli della Valle del Sarca; lì si vedono i primi piccoli già all’inizi di maggio.

Saltimpalo

Saltimpalo

Pettazzurro

Nome scientifico: Luscinia svecica

Questa specie di uccelli, caratterizzata dalla gola di un splendido blu con una stella rossa, rappresenta la razza scandinava (Luscinia svecica).

Diffusione: il Pettazzurro con la stella bianca (Luscinia svecica cyanecula) a partire dal 19 marzo compare irregolarmente nella zona ricoperta di cespugli e canne del Lago Caldaro. È stato notato all’epoca del passo in primavera ed in autunno nei boschi rivieraschi di Postal, in aprile anche nella zona di sbocco del Rio Valsura.

Pettazzurro

Pettazzurro

Famiglia: Remicidi (Remizidae)

Pendolino

Nome scientifico: Remiz pendulinus

Il Pendolino merita considerazione particolare perchè costituisce una rarità del Lago di Caldaro. Lo si riconosce facilmente: il capo ed il collo sono di un vistoso colore grigio-bianco con una larga macchia nera che giunge fino alla regione auricolare ed il dorso bruno-castano. Il canto ricorda quello prolungato del Migliarino. Il Pendolino costruisce nidi chiusi, a forma d’uovo, con ingresso a forma d’imbuto, che vengono appesi ai rami esterni dei cespugli, degli alberi e delle canne palustri.

Diffusione: la specie abita anche in pieno inverno nella fascia di canne al Lago Caldaro e attraversa in volo i boschi lungo le rive dell’Adige.

Pendolino

Pendolino

Famiglia: Sittidi (Sittidae)

Picchio muraiolo

Nome scientifico: Tichodroma muraria

Una perla tra gli abitanti pennuti delle rocce della regione delle Alpi è il Picchio muraiolo. Con abilità straordinaria questo uccello, dal colore grigio, si arrampica a scatti sulle rocce e con il suo becco lungo e delicato penetra nelle fessure per esplorarle. Questa bella specie esotica si riconosce anche per il bel rosso vivo sulle ali grigiastre, arrotondate. Si muove a sbalzi starnazzando e librandosi come una farfalla e nell’arrampicarsi di solito canta. In estate il Picchio muraiolo delle Alpi costruisce il nido di muschio e di arbusti negli anfratti rocciosi e subito dopo inizia a covare; durante tale periodo ama l’umidità. Dopo il periodo della nidificazione il maschio e la femmina si combattono, la stessa cosa fanno i piccoli appena sono autosufficienti. Il “Colibrì delle Alpi” – così viene pure chiamato – si nutre soprattutto di ragni, di vermi e di insetti.

Diffusione: il Picchio muraiolo alpino è uno degli uccelli che nidificano sulle pareti dello Sciliar e sulle Dolomiti di Valdaora (Piz da Peres), nel Gruppo di Tessa (Valico di Mara) e sui monti di Fundres. Durante i mesi invernali abita talora le grottesche colonne e i pilastri delle piramidi di terra del Renon. Questo uccello si vede a volte nella zona dell’Alpe di Nemes a Sesto. Nell’anno 1972 è stato scoperto un nido a 570 m di altitudine in un afratto roccioso vicino alla strada della Val Senales. Sulle pareti rocciose tra Corona e Favogna, accanto alla Cinciallegra ed al Codirosso, vola anche in Picchio muraiolo. D’inverno abbandona i nidi di nidificazione delle regioni più alte e dà la caccia agli insetti attorno ai castelli, alle torri, alle chiese e agli argini delle dighe (Vicino a Bolzano e Merano). In tale stagione è possibile osservarlo anche sul Monte a Mezzodì della Val Venosta.

Picchio muraiolo

Picchio muraiolo

Picchio muraiolo

Famiglia: Motacillidi (Motacillidae)

Cutrettola gialla

Nome scientifico: Motacilla flava

Questo uccello slanciato, dalla lunga coda e dalle lunghe gambe, con parte ventralr gialla è presente in Europa in razze diverse.

Diffusione: in aprile e in maggio si vedono quasi ogni anno delle piccole schiere di Cutrettole gialle lungo l’Adige, al Lago di Calandro, nei boschi rivieraschi di Postal e di Sluderno e sui campi arati di fresco del Renon. A sesto rimane in estate e – contrariamente alla Ballerina gialla – unicamente nel fondovalle; essa nidifica esclusivamente in vicinanza dell’acqua. Raramente la specie riattraversa a settembre la Val d’Adige per andare a svernare in Africa. In Val d’Adige senbra che la razza nordica e quella mediterranea si sovrappongano.

Cutrettola gialla

Cutrettola gialla

Prispolone

Nome scientifico: Anthus trivialis trivialis

Tutte le Prispole si assomigliano, hanno una colorazione protettiva non appariscente, la loro livrea estiva ed invernale non si diversifica molto, il maschio e la femmina si assomigliano. I segni disitntivi sono costituiti dal richiamo e dal luogo in cui vivono. Il Prispolone fa sentire il suo canto dall’alto di un posatoio o quando scende in volo come un paracadute verso un luogo in cui si posa. Esso nidifica tra le felci e l’erba alta.

Diffusione: il Prispolone abita tutto l’anno dal fondovalle della Val d’Adige al Renon (a 1.200 m circa) tutti i margini dei boschi, le radure, le zone nude e disboscate, il paesaggio simile ai parchi ed i boschi luminosi. Lo si può osservare sul Monte a Mezzodì (Silandro), ai margini dei boschi vicino a Corona-Favogna, ad Ora, a Caldaro, ad Aldino e a Brunico, all’epoca delle migrazioni anche nei prati rivieraschi dell’Adige. Nella zona del Passo del Brennero vive in piena estate – di solito a famiglie intere – sui prati delimitati da larici, dove l’erba è stata appena tagliata o dove è molto bassa; isolato lo si è visto in agosto sui prati di montagna al disopra di Fleres di dentro (da 1.600 a 1.750 m).

Famiglia di Prispoloni

Prispolone (famiglia)

Fossato d’acqua nella zona del bosco rivierasco a Postal

Postal

Spioncello

Nome scientifico: Anthus spinoletta spinoletta

Lo Spioncello è un uccello tipico che nidifica frequentemente su tutti i prati delle malghe al disopra del limite del bosco. Ogni escursionista lo nota perché fa sentire frequentemente il suo canto, alzandosi in volo verticalmente com un’Allodola, si libra e poi si getta rapidamente in giù come un paracadute. Particolari caratteristiche sono le timoniere esterne bianche.

Diffusione: lo Spioncello è numeroso sui prati dell’Alpe di Siusi; coppie isolate nidificano sul Sasso Lungo a 2.100 m e sullo Sciliar addiruttura a 2.500 m circa. L’uccello abita pure tutto l’anno sul Renon. Nidifica in tutti i prati alpini al disopra del limite del bosco vicino a Zirago, a Fleres di dentro e nelle Alpi Aurine. Predilige prati alpini con isolate superfici di rododendri e di ontani verdi. Una coppia è stata osservata a Solda di dentro a 2.500 m. Questa specie è comune fino alle sommità dei monti e dei ghiacciai, che ne delimitano la diffusione. All’epoca delle migrazioni od in inverno questo uccello di montagna si può vedere anche più in basso vicino ai laghi artificiali, nei boschi rivieraschi dell’Adige ed al Lago di Caldaro.

Spioncello

Spioncello

Calandro

Nome scientifico: Anthus campestris campestris

Il Calandro è più slanciato e più simile delle altre Pispole ai motacillidi, nella parte dorsale è quasi uniformemente bruno-sabbia, nella parte ventrale è più chiaro e di solito senza striscie; caratteristica è una striscia al disopra degli occhi. Il Calandro abita maggesi, luoghi disboscati e radure; nidifica in piccole fossette del terreno, nascoste dalla vegetazione.

Diffusione: i Calandri a settembre attraversano a volte la Val d’Adige. Prorio agli inizi di giugno del 1973, durante il IX Congresso degli ornitologi delle Alpi si sono osservati a Malles sui pendii aridi, esposti a sud (da 1.200 a 1.500 m) vicino a Tarces ed a Sluderno degli esemplari che stavano portando del cibo; si trattava almeno di due coppie che stavano nidificando. All’epoca delle migrazioni i Calandri volano nei boschi rivieraschi dell’Adige. Sui maggesi e sui prati vicino a Siffiano e nei canneti vicino a Caldaro si fermano in primavera ed in autunno anche le Pispole (Anthus pratensis); all’epoca delle migrazioni esse si possono vedere anche nei boschi rivieraschi dell’Adige.

Calandro

Calandro

Famiglia: Emberizidi (Emberizidae)

Zigolo muciatto

Nome scientifico: Emberiza cia cia

Lo Zigolo muciatto, è la specie più frequente sui pendii rocciosi aridi, esposti al sole, della Val d’Adige. La gola ed il capo di colore grigio-cenere con delle striscie nere sottili sul vertice ed ai lati del capo; il codrione è bruno-castano, privo di striscie, la parte ventrale è bruno-cannella. Il canto assomiglia a quello della passera scopaiola o del Migliarino. Il richiamo è un lieve “zihip” o “zip” (da ciò il nome tedesco di Zippammer). Lo Zigolo muciatto nidifica sul suolo in un luogo poco rialzato da esso.

Diffusione: lo Zigolo muciatto è un frequente uccello stazionario e di passo dei pendii rocciosi, aridi della Val d’Adige fino all’altezza del Renon. Gli Zigoli muciatti abitano i pendii stepposi tra Tel e Malles, ma in nessun luogo sono così numerosi come gli Ortolani. La specie è ben rappresentata nei biotopi adatti tra Bolzano e Merano, nella Bassa Atesina, vicino a Bressanone e Chiusa. In Val d’Adige è possibile fare isolate osservazioni nel periodo invernale.

Zigolo muciatto

Zigolo muciatto

Ortolano

Nome scientifico: Emberiza hortulana

Questo uccello, diffuso in zone ricche di cespugli e di alberi, ma soprattutto in aree coltivate, si distingue dagli altri emberizidi per la parte ventrale color cannella e per la gola gialla. Il capo ed il petto sono di un verde-oliva chiaro. Il canto è monotono e tintinnante; riecheggia a brevi intervalli dai fili del telegrafo e dalle cime degli alberi. Nidifica sul suolo o poco discoto da esso, nascosto tra i campi seminati o in mezzo all’erba e alle erbacce.

Diffusione: l’Ortolano arriva in Val d’Adige a marzo e si ferma – ad esempio vicino a Termeno e a Caldaro – lungo le strade di campagna ed i sentieri in mezzo ai campi (dove vi sono gruppi di alberi) o nei frutteti e vigneti. Vicino a Corona al disopra di Cortaccia si possono vedere singole coppie che nidificano sui declivi esposti a sud, nelle vicinanze di frutteti e vigneti. All’epoca delle migrazioni esso si ferma nei boschi rivieraschi dell’Adige. La presenza dell’Ortolano è stata accertata a giugno-luglio in diversi luoghi della Val Venosta, ad esempio ai margini di un frutteto vicino a Naturno-Tablà, sui pendii stepposi del Monte a Mezzodì vicino a Silandro, vicino a Melles-Tarces, ad Oris-Alliz e sui prati aridi, ripidi vicino a Malles-Mazia (1.560 m). Sul a Mezzodì nella bassa Val Venosta cantavano – di solito sulle cime dei cespugli di ginepro – su un pendio adatto con un carattere marcamente stepposo, su una superficie controllata di 15 ettari circa, a metà giugno del 1969 da 5 a 7 maschi. Lo Zigolo muciatto è presente negli stessi biotopi dell’Ortolano.

Ortolano

Ortolano

Strillozzo

Nome scientifico: Emberiza calandra calandra

Quest, che è la specie più grande e più socievole tra gli emberizidi, predilige campi aperti con alberi, cespugli e siepe isolate. Si distingue dalle Allodole e dalle Pispole per le dimensioni più rilevanti, per la testa grande, rotonda e per il becco più tozzo e più corto. Nidifica nell’erba alta, sotto i cardi e nelle parti più basse dei cespugli.

Diffusione: lo Strillozzo si vede raramente durante il passo in Val d’Adige; non si hanno notizie recenti riguardanti casi di nidificazione di questo uccello.

Strillozzo

Strillozzo

Famiglia: Fringillidi (Fringillidae)

Fanello

Nome scientifico: Carduelis cannabina cannabina

Nel periodo della nidificazione il maschio ha il petto ed il vertice del capo rosso-cremisi così che spesso lo si scambia con l’organetto, ma quest’ultimo è molto più piccolo. La femmina è priva di tinte rosse, ma è più striata. Il richiamo in volo è un gracidio affrettato. Esso nidifica preferibilmente tra i cespugli e tra le siepi, occasionalmente anche nell’erba e tra le eriche.

Diffusione: i Fanelli in Val d’Adige sono molto più rari dei Lucarini e se compaiono è soprattutto all’epoca delle migrazioni. Essi si fermano nei boschi rivieraschi dell’Adige, al Lago di Caldaro e nel bosco di Monticolo. Fanelli volano anche sul Renon e nei dintorni di Bressanone. A Sesto la specie arriva in estate molto più di rado dell’Organetto ed al disopra del limite del bosco; a luglio è stata notata una coppia che stava costruendo il nido in un bosco di abeti rossi. In inverno lo si vede anche nel fondovalle. Il Fanello è numeroso sulle coste aride della Val Venosta ricoperte di isolati cespugli di ginepro e di altre siepi; lo si vede spesso anche sui campi abbandonati e su ammassi di detriti nel fondovalle.

Fanello

Fanello

Peppola

Nome scientifico: Fringilla montifringilla

Questa specie si distingue dal Fringuello per il codrione stretto, di un bel bianco e per il colore bianco meno evidenziato sulle ali e sulla coda. Il maschio ha una macchia arancione carico sulla spalla. Il capo ed il mantello in primavera sono di un bel nero brillante. In inverno la Peppola vive socievolmente con i Fringuelli. Per il suo richiamo viene comunemente chiamata dal popolo tedesco “Gaggezzer”.

Diffusione: la Peppola è un ospite invernale che compare irregolarmente e sempre in compagnia (da ottobre a marzo); essa non si ferma solo vicino ai luoghi in cui viene approntato del becchime per gli uccelli, ma anche nei boschi fino al loro limite. A volte schiere intere di Peppole volano insieme ai Fringuelli, soprattutto ad ottobre inoltrato ed a novembre sui campi di Brunico e di Bressanone, nei boschi rivieraschi dell’Adige, nell’Oltreadige e nella Bassa Atesina, sul Renon ed in Val Venosta. A dicembre appaiono a volte vicino alle casette per il becchime. Le Peppole attraversano soprattutto in primavera la Valle di Sesto. Questo uccello abita i boschi dell’Eurasia settentrionale, dalla Scandinavia alla Kamciatka. Spesso si sono notate delle Peppole singole, rimaste nella zona delle Alpi.

Peppola

Peppola

Organetto

Nome scientifico: Carduelis flammea cabaret

È un piccolo uccello dei fringillidi, striato di grigio-bruno, con fronte di color rosso-vivo e mento nero; solo il maschio ha un’ombra di nero sul petto. L’Organetto è suddiviso in molte razze, che solo gli ornotologi esperti riescono a distinguere.

Diffusione: vive nei boschi montani del Renon e dell’Alpe di Siusi ed in inverno si spinge anche verso fondovalle. A Sesto l’Organetto compare tutto l’anno – insieme al Lucarino – dal fondovalle alla fascia dei pini mughi. In estate la specie è presente unicamente nella zona del limite del bosco e dei prati montani. Il numero degli individui è pure in questo caso in relazione alla ricchezza di semi dell’abete rosso. L’Organetto è stato visto ovunque nella regione del limite del bosco ed al disopra di essa vicino al Passo del Brennero ed in Vallelunga- Val Venosta (da 2.100 m a 2.200 m). In inverno frotte di Organetti volano nei boschi rivieraschi dell’Adige o nella zona dello “Sterzinger Moos” (=palude di Vipiteno); in autunno essi attraversano in volo i passi.

Coppia di Organetto

Organetto

Lucarino

Nome scientifico: Carduelis spinus

Questa specie, soprannominata “Zeisele” nel Tirolo, è conosciuta per le sue doti canore. Il maschio ha un colore giallo-verde con vertice e mento neri, il codrione, l’orlo delle ali, le pareti larerali della coda e una striscia sulle palpebre sono gialli. La femmina è meno gialla, più brunastra e striata ed è priva del cappuccio nero. Il Lucarino in inverno vive associato all’Organetto.

Diffusione: esso nidifica in Val d’Adige nei boschi di abeti rossi e di abeti bianchi, frequentemente anche nella zona del pino mugo. Nel fondovalle la specie si può osservare soltanto quando dopo la cova comincia a vagabondare ed all’epoca delle migrazioni. Come nel caso del Crociere, la presenza di Lucarini è in relazione alla maggiore o minore ricchezza di semi dell’abete rosso. A Sesto, ad esempio, ogni tre o quattro anni, quando le conifere producono molti semi vi sono centinaia di Lucarini, in qualche annata ve ne sono pochissimi. Essi nidificano già a fine marzo, sempre in alto sulle conifere e di solito quasi sulle punte dei rami, una seconda covata avviene poi a giugno. I lucarini passano quasi ogni anno da metà settembre a dicembre attraverso la Valle di Sesto, isolatamente vi passano anche a gennaio. Oltre che di insetti in autunno si cibano con particolare predilizione dei semi dei denti di leone, a volte addirittura di quelle del cardo. Mentre in autunno e d’inverno i Lucarini sono comuni in tutte le altitudini, soprattutto alla zona dei pini mughi, nel restante periodo dell’anno preferiscono il fitto dei boschi. In inverno volano a centinaia nei boschi rivieraschi di ontani della Val d’Adige.

Lucarino

Lucarino

Ciuffolotto

Nome scientifico: Pyrrhula pyrrhula

Il maschio è un uccello che si nota per la parte ventrale rosso-viva, per il codrione bianco, per la parte dorsale grigio-azzurra, per un cappuccio nero sul capo, per il mento nero e per il becco molto robusto. La femmina ha dei colori simili, ma la parte ventrale è rosso-bruna e quella dorsale grigio-bruna. Il fischio in genere è noto e lo si imita facilmente (per divertimento).

Diffusione: in primavera questo uccello, soprannominato “Dompfaff”, arreca notevoli danni ai fiori dei peschi e dei peri in Val d’Adige. Esso si spinge al piano soprattutto negli inverni rigidi quando i laricihanno soltanto pochi semi. Allora lo si può vedere nei giardini e sulle passeggiate di Bolzano e di Merano. A Sesto il Ciuffolotto è numeroso durante tutto l’anno. Mentre in estate esso qui si trova di solito nel bosco fino al limite di esso, nidificandovi una prima volta ad aprile-maggio e più tardi una seconda volta a giugno-luglio, in autunno esso si ferma sui prati e vicino alle case – soprattutto sulle ortiche e sui sorbi selvatici. La sepcie nidifica anche nella zona di Favogna, nell’Oltreadige, vicino a Siusi, ad Aldino e a San Genesio, nei prati rivieraschi dell’Adige e nei dintorni di Bressanone.

Ciuffolotto

Ciuffolotto

Venturone

Nome scientifico: Serinus citrinella

Il Venturone ha un colore giallo-verde, con nuca grigiastra e lati della gola grigi. La gola grigia e la parte ventrale priva di striature lo differenziano dal Lucarino e dal Verzellino. Nidifica soprattutto sugli alberi di conifere.

Diffusione: nel Sudtirolo sono state fatte poche osservazioni in Val Venosta su questo uccello. Il 18 marzo del 1973 sui pendii di Tarces è stata accertata la presenza di una schiera di 20 esemplari circa che cercavano dei semi nell’erba arida su un declivio dove le nevi si erano completamente sciolte. Il 2 giugno del 1973 una coppia è stata vista sul monte vicino a Sluderno a 1.600 m. La specie era stata osservata già in precedenza al disopra di Laces sul Monte a Mezzodì, vicino a Tel, a Trafoi (2.190 m), a Stelvio, nella Val Martello e di Solda (da 1.900 a 2.160 m). Nella zona del Brennero la presenza del Venturone è stata accertata nell’agosto del 1969. Sembra che la grande varietà di boschi e pascoli favorisca la sua presenza. Nel Tirolo del Nord la specie viene definita stanziale ed in inverno è costretta a scendere al fondovalle per la neve.

Coppia di Venturone

Venturone

Famiglia: Ploceidi (Ploceidae)

Fringuello alpino

Nome scientifico: Montifringilla nivalis nivalis

Il Fringuello alpino si trova in estate in tutte le zone nei dintorni dei rifugi fino ai margini dei ghiacciai. A giugno i maschi si esibiscono in voli canori durante i quali si nota il bianco caratteristico sulle ali e sulla coda. in capo è grigio, il dorso è bruno e la parte ventrale è biancastra; inoltre questo uccello ha una piccola macchia nera sulla gola. Come il Gracchio alpino anche il Fringuello alpino, che vive socievolmente, si è avvicinato all’uomo e nidifica sui muri e sui rifugi e sulle stazioni a monte delle nostre funivie o nelle crepe dei muri di protezione. La maggior parte delle coppie ha i piccoli verso la fine di giugno ed allora si vedono i genitori che portano loro il cibo. I piccoli vengono nutriti in prevalenza con insetti; altrimenti si cibano di semi vegetali e di frutti di bassi cespugli, che crescono sulle creste dove il vento spazza via la neve.

Diffusione: il Fringuello alpino nidifica numeroso nella zona dello Sciliar, sui ghiaioni ripidi del Sasso Lungo, sul Passo Gardena e sul Passo Sella e negli inverni particolarmente nevosi si spinge anche più in basso nelle valli, per cui lo si può vedere ad esempio nei paesi del Renon ed in quelli della zona di mezza montanga di Fié. In autunno questi uccelli si possono osservare a volte a centinaia sul Mont’Elmo vicino a Sesto, dove nidificano negli anfratti rocciosi. In pieno inverno o nelle primavere precoci li si può vedere – in compagnia di Passere mattugie – vicino ai masi più alti. Come ai Gracchi alpini, in inverno si può dare loro del mangime nelle vicinanze dei rifugi (ad esempio sul Mont’Elmo). I Fringuelli alpini sono diffusi anche nelle Alpi dello Zillertal, nei monti di Fundres, nella zona della Plose vicino a Bressanone ed in Val Gardena. Nei dintorni di Brunico li si può vedere in pieno inverno sui campi.

Fringuello alpino

Fringuello alpino

Fringuello alpino

Fringuello alpino con pulcini

Fringuello alpino2

Arida costa porfirica nei pressi di Bolzano

Costa porfirica

AMERICA SETTENTRIONALE

MUSKEG E PALUDI

AIRONE AZZURRO

Nome scientifico: Ardea herodias

Piccola descrizione: 113 cm. È il corrispondente dell’Airone cenerino europeo.

Il grande Airone azzurro è il rappresentante nordamericano del famoso Airone cenerino (Ardea cinerea) europeo: spesso i due vengono considerati appartenenti alla stessa specie anche se per molto tempo gli studiosi hanno pensato che appartenessero a specie distinte. Nelle popolazioni della Florida meridionale, di Cuba e dello Yucatán, predominavano individui tutti bianchi.

Nonostante le sue imponenti dimensioni, l’Airone azzurro è un uccello di grande adattabilità, e si riproduce in ogni zona degli Stati Uniti e del Canada meridionale. Evita solo le montagne alte ed i tratti più aridi di deserto. Sebbene si trovino talora coppie isolate, la specie generalmente nidifica in luoghi inaccessibili come isole o boschi fitti e paludosi, in colonie da due-tre a diverse centinaia di coppie. Gli Aironi azzurri spesso nidificano insieme ad altri tipi di aironi, ritornando ogni anno allo stesso gruppo di alberi. Alla fine della stagione degli amori, gli uccelli si disperdono, allontanandosi spesso dal luogo di nidificazione.

Airone azzurro

Airone azzurro

PORZANA CAROLINA

Nome scientifico: Porzana carolina

Piccola descrizione: 22 cm. Gli alberi e gli edifici costituiscono un pericolo per gli stormi in volo durante le migrazioni.

La Porzana carolina è un piccolo rallo dal becco corto, parente prossimo del Voltolino europeo (Porzana porzana). È un uccello molto diffuso. Durante le migrazioni, gli individui vanno ad installarsi in piccole zone degli habitat palustri. Nelle residenze invernali lungo la costa del Golfo, la Porzana carolina è spesso presente in gran numero nelle paludi e nei campi allagati e coltivati a riso.

Come altri ralli, la Porzana è schiva e tende a nascondersi nell’erba e fra i canneti. Un osservatore, appostato ai limiti di una palude, non potrebbe mai sospettare la presenza di questi uccelli finché un battito di mani o, meglio ancora, il richiamo dell’uccello, simile ad un nitrito, registrato su nastro, non viene accolto dalla risposta corale delle Porzane nascoste.

Il nido della Porzana è una struttura a coppa bassa, ancorato ai canneti, spesso su acque abbastanza profonde. Di solito vengono deposte da dieci a dodici uova: a volte il numero può salire fino a 18. I piccoli, come quelli di tutti i ralli, tranne i più primitivi, sono ricoperti di morbida lanuggine nera. Subito dopo la schiusa, i piccoli abbandonano il nido ed accompagnano gli adulti alla ricerca di cibo.

Quando avviene che un visitatore della palude venga all’improvviso avvicinato da una Porzana adulta che emette il suo lamentoso richiamo e che non tenta di nascondersi, il fatto sta a indicare che nei pressi c’è una nidiata che aspetta immobile nascosta tra i canneti.

Con l’approsimarsi dei primi freddi, le Porzane diventano sempre più irrequiete fino a quando, in ottobre, l’intera popolazione di una zona migra nello stesso momento per andare a svernare nella parte meridionale degli Stati Uniti, nelle Antille e nelle zone settentrionali dell’America Meridionale.

Porzana carolina

Porzana carolina

GABBIANO DI FRANKLIN

Nome scientifico: Larus pipixcan

Piccola descrizione: 30 cm. Le condizioni della colonia durante la nidificazione costituiscono uno stimolo vitale.

Ogni anno il Gabbiano di Franklin migra dalla sua residenza nelle grandi paludi delle pianure settentrionali, e passa alla sede invernale, al largo delle coste dell’America Meridionale. Gli stormi primaverili di questi uccelli sono bellissimi a vedersi, mentre migrano verso nord conservando sul petto alcune penne rosa della livrea nuziale.

Nella loro residenza, nelle paludi della prateria, gli uccelli nidificano in grandi colonie chiassose, che possono contenere anche molte migliaia di individui. È stato dimostrato che la specie è in grado di riprodursi soltanto se in gruppi numerosi, infatti gli individui hanno bisogno dello stimolo fornito da altri uccelli intenti alla nidificazione. Il nido è costruito con rametti ed erbe, posti su di una massa di vegetazione galleggiante. Viene poi costantemente aggiunto nuovo materiale per controbilanciare il fatto che, con l’avanzare della stagione, il nido si satura d’acqua ed affonda.

I piccoli non sono buoni nuotatori a diffrenza dei piccoli dei gabbiani che nidificano sulla roccia e non abbandonano il nido, se non in caso di estremo pericolo. Quando sono costretti a farlo, si dibattono nell’acqua fino a raggiungere un altro nido, dove la coppia residente non esita ad adottarli.

Nelle paludi delle coste dell’Atlantico e del Golfo, il Gabbiano di Franklin viene sostituito dal Gabbiano piombino (Larus atricilla).

Gabbiano di Franklin

Gabbiano Franklin

OCA CANADESE

Nome scientifico: Branta canadensis

Piccola descrizione: 65 cm. Ogni sottospecie ritorna sempre nella stessa regione per la riproduzione.

L’Oca canadese, la più comune di tutte le oche americane, è un uccello assai diffuso, reperibile in buona parte della metà settentrionale del continente e, dopo la sua introduzione in Europa, è famosa e ben adattata anche nel Vecchio Mondo. Nell’America Settentrionale la specie è migratoria, ed un segno sicuro dell’arrivo della primavera è il richiamo musicale di uno stormo di Oche canadesi, udibile mentre volano nella caratteristica formazione a cuneo verso i territori settentrionali.

Come altre oche, anche quelle canadesi si accoppiano per la vita e rimangono molto attaccate alla loro area di riproduzione. Qui sono semi-coloniali, con gruppi di uccelli che nidificano gli uni vicino agli altri per molte generazioni e raramente si incrociano con altri gruppi simili. Il risultato è che si sono sviluppate molte differenze locali di dimensioni e colori, e molte di queste popolazioni distinte vengono riconosciute come razze. Di queste, alcune delle più notevoli sono state persino considerate vere e proprie specie.

Anche oggi, non è chiaro se il piccolo uccello chiamato Oca di Hutchins (Branta canadensis hutchinsii) sia da considerarsi una razza di Oca canadese oppure una specie distinta. Non sono ancora stati scoperti ibridi tra questi uccelli ed altre piccole forme di Oca canadese, quindi rimane aperta la possibilità che l’Oca di Hutchins sia riproduttivamente isolata dall’Oca canadese e sia quindi una specie a sé stante.

Oca canadese

Oca canadese

GRU AMERICANA

Nome scientifico: Gru americana

Piccola descrizione: 120 cm di altezza.

Esistenza pericolosa

La Gru americana (Gru americana) potrebbe quasi essere considerata un uccello del muskeg, il territorio basso e paludoso, coperto di conifere, che caratterizza l’interno del Canada. L’esigua popolazione sopravvissuta di questo decadentissimo uccello americano in pericolo di estinzione vive in questo habitat nel Mackenzie meridionale e sverna nel Rifugio Faunistico Nazionale di Aransas, sulla costa del Golfo, nel Texas. In tempi lontani, tuttavia, l’uccello viveva e si riproduceva anche nella zona di pioppi della prateria ed in altre regioni umide dell’interno, così come in una piccola zona nelle paludi costiere della Louisiana. Un tempo prossime all’estinzione, con una popolazione complessiva di circa venti individui, queste eleganti gru bianche si sono stabilizzate attualmente attorno ai 50 esemplari. Data la scarsità di habitat adatto rimasto lungo la costa del Texas (e gli uccelli sono estremamente territoriali, anche nelle loro residenze invernali), è difficile che aumentino ancora.

Mai copiosi quanto le Gru canadesi (Gru canadensis), questi uccelli sono stati abbattuti in gran numero, oltre ad aver sofferto per la bonifica di molte delle paludi in cui vivevano. Ogni anno la popolazione di sopravvissuti intraprende il lungo e pericoloso viaggio di migrazione dalla residenza abituale alla costa del Texas, ansiosamente seguita dai protezionisti, sia in Canada che negli Stati Uniti. Mentre gli uccelli sono probabilmente al sicuro nei loro territori settentrionali alquanto remoti, ogni anno, specialmente nel Texas, alcuni vengono uccisi.

Gru americana

Gru americana