Amici Volanti

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   Ott 08

Europa pt.7

UCCELLI DELLE ALPI

Famiglia: accipitridi (Accipitridae)

Falco Cuculo

Nome scientifico: Falco vespertinus vespertinus

Il becco, l’anello attorno agli occhi ed i piedi di questa specie orientale sono di un bel rossastro-arancione. Il falco cuculo è un piccolo uccello socievole, dalle ali che gli arrivano fin quasi alla punta della coda.

Diffusione: il falco cuculo arriva quasi ogni anno e si ferma fino a giugno. In agosto e settembre ritorna di nuovo nella regione delle Alpi per poi andare a svernare soprattutto in Africa. la specie è stata osservata nella zona del bosco rivierasco di Postal, vicino a Brunico e Bressanone e sui fili dell’alta tensione vicino a Cornaiano, a Caldaro e a Castelrotto (da 7 a 8 esemplari). Anni fa una coppia si è fermata brevemente a Sesto. I falchi cuculi a volte passano numerosi, ma tra gli accipitridi del Sudtirolo essi costituiscono una rarità.

Falco cuculo (davanti femmina, dietro maschio)

Falco cuculo

Falco grillaio

Nome scientifico: Falco naumanni

Molto simile al gheppio è il falco grillaio, dai colori splendidi, diffuso dall’Africa del Nord e dall’Europa meridionale all’Asia Minore e centrale fino alla Cina settentrionale. Si differenzia dal gheppio non solo per la mancanza di macchie sul dorso bruno-ruggine, ma anche per un carattere più familiare, più chiassoso e socievole.

Diffusione: il falco grillaio è stato visto di frequente – particolarmente in primavera – vicino a Gargazzone, a Cortaccia, a Chiusa e sul Renon, dove – secondo alcuni osservatori – ha anche nidificato. Gli individui, finora osservati, arrivano solitamente a maggio. La specie è diminuita molto in conseguenza dell’avvelenamento degli insetti.

Falco grillaio

Falco grillaio

Lodolaio

Nome scientifico: Falco subbuteo subbuteo

Il lodolaio, dalle dimensioni di un colombo, è molto grazioso. Quando è in volo si notano le lunghe ali sottili, il corpo affusolato e la coda corta, appuntita; caratteristiche sono inoltre le bande nere sulle guanca, la parte inferiore del corpo striata ed i “calzari” rosso ruggine. Il lodolaio va a caccia nel cielo libero, sopra paesaggi boschivi e stepposi e cattura tanto insetti quanto uccelli, tra cui storni, rondoni, rondini e allodole.

Diffusione: è un uccello che, isolato, vive e nidifica pure in Val d’Adige. Sul Renon è stato visto mentre dava la caccia alle rondini. I lodolai, della regione delle Alpi, partono prima degli inizi di ottobre e ritornano nuovamente in aprile. La specie è stata notata nei mesi da luglio a settembre in Val Pusteria, vicino a Brunico, e a Rio di Pusteria, nella zona del Passo del Brennero ed alla fine di maggio – primi di giugno vicino a Sluderno e sopra il Lago di Caldaro (2 maggio 1970). In generale nel Sudtirolo il lodolaio e più frequente del falco pellegrino.

Lodolaio

Lodolaio

Famiglia: Caradridi e Scolopacidi (Charadriidae e Scolopacidae)

Pavoncella

Nome scientifico: Vanellus vanellus

Questo uccello, tipico dei prati e dei campi della bassa pianura, è caratterizzato da un ciuffo di penne sul capo e dalla parte superiore del petto nera, nettamente staccata dalla parte inferiore del corpo candida. Oltre al canto facilmente riconoscibile, che durante il periodo degli amori, quando si esibisce in voli acrobatici, è variamente modulato, spiccano nel volo le ali larghe ed arrotondate. Questa specie nidifica in zone coltivate, nei prati o negli stagni.

Diffusione: a marzo le pavoncelle ritornano in Val d’Adige provenienti dalle zone dei paesi mediterranei dove svernano. In marzo ed aprile si possono vedere in luoghi acquitrinosi dell’Adige, al Lago di Caldaro e vicino a Cortaccia, al Rio Valsura e sui prati e sui pascoli del Renon – a volte in gran numero. La specie all’epoca delle migrazioni è numerosa sul Campo di Dobbiaco, nella zona di Riscone vicino a Brunico, a Bressanone e a Vipiteno. Nei boschi rivieraschi dell’Adige vicino a Montechiaro – Prato allo Stelvio nel luglio del 1972 ne sono stati visti contemporaneamente quattro esemplari. All’epoca delle migrazioni le pavoncelle si trovano in Val Pusteria e a volte anche sui pascoli montani più alti.

Pavoncella

Pavoncella

Corriere Piccolo

Nome scientifico: Charadrius dubius curonicus

È un vivace uccello tipico delle spiagge, della grandezza di una lodola. Il piumaggio è color grigio-terra di sopra e bianco di sotto; il becco è corto e gli occhi hanno un cerchio giallo. Corre di solito rapidamente saltellando a brevi intervalli ed il volo è veloce e costante. Il canto nel periodo degli amori è caratterizzato da sibili chiari che si sentono di solito a tarda sera; il suo sibilo si sente soprattutto qunado il tempo è piovoso (da ciò il nome tedesco “Regenpfeifer” = fischiatore della pioggia).

Diffusione: il corriere piccolo si può vedere da aprile a settembre sulle rive sabbiose della Val d’Adige o anche nei fossati di ghiaia e di sabbia vicino all’Isarco e alla Rienza. Per questa specie, come per i limicoli, sono particolarmente adatte, come luoghi di ritrovo e di nidificazione, le zone situate allo sbocco del Rio Valsura o vicino al torrente Aurino nei pressi di San Giorgio. Stagni infangati, rive paludose e cannetti costituiscono i biotopi ideali per numerosi uccelli acquatici e palustri.

Corriere piccolo

Corriere piccolo

Famiglia: Strigidi (Strigidae)

Civetta nana

Nome scientifico: Glaucidium passerinum passerinum

Questa specie, come la civetta capogrosso, abita solitamente, per tutto l’anno, i boschi di alta montagna fino alla zona del pino mugo. È la più piccola civetta europea. Nelle cavità degli alberi e nelle piccole buche dei picchi vengono deposte in aprile da 4 a 7 uova bianche. La civetta nana va a caccia e afferra in volo degli uccelli più piccoli, ad esempio paridi.

Diffusione: questa specie è diffusa nei boschi montani dei dintorni di Bolzano, ad esmpio sul Renon o sull’Alpe di Siusi ed al Passo San Virgilio vicino a Lana. Nelle Dolomiti di Sesto la civetta nana è la più numerosa tra gli strigidi; si trova dai masi di montagna del Mont’Elmo fino ai prati del Monte Casella (sopra i 2.000 m). A maggio si sente ovunque nei tranquilli boschi montani, spesso fino a giorno inoltrato, il suo canto amoroso.

Civetta nana

Civetta nana

Civetta nana

Gufo di palude

Nome scientifico: Asio flammeus flammeus

Questo uccello sembra fermarsi solo raramente durante il passo nel Sudtirolo poiché preferisce le zone estese, acquitrinose della pinura, le dune di sabbia e le paludi. Va a cacciare durante il giorno ed al crepuscolo; è caratterizzato da un corpo chiaro, giallo-marrone, con striature longitudinali nella parte inferiore.

Diffusione: l’Asio flammeus flammeus è stato osservato nelle zone paludose dell’Alpe di Nemes (Sesto Pusteria), in inverno anche nei “Möser” (=paludi) vicino a Postal ed in maggio nei frutteti della Val d’Adige.

Gufo di palude

Gufo di palude

Civetta capogrosso

Nome scientifico: Aegolius funereus

Essa assomiglia vagamente alla civetta, ma è un po’ più grande e si distingue per la posizione più eretta, per la testa più grande e molto più arrotondata e per il piumaggio più scuro. Zampe e piedi sono ricoperti da folte penne bianche. La Civetta capogrosso abita per tutto l’anno i boschi di alto fusto e per nidificare sceglie posto simili a quelli della civetta. In maggio vengono deposte da 4 a 5 uova. I piccoli diventano adulti già nella prima estate; essi cambiano il loro piumaggio color caffé appena durante la muta autunnale.

Diffusione: abita zone montagnose e boschive dei dintorni di Bolzano (ad esempio il Renon)o boschi di alta montagna nella zona di Sesto. Il canto amoroso di questa specie, la più numerosa dopo la Civetta nana, riecheggia nelle Dolomiti di Sesto già a febbraio ed a marzo.

Civetta capogrosso

Civetta capogrosso

Gufo selvatico

Nome scientifico: Strix aluco aluco

Il Gufo selvatico, che entra in attività esclusivamente di notte, è caratterizzato dalla testa grossa, arrotondata, a macchie ed a striature, dagli occhi neri; è privo di ciuffi auricolari. Si nutre soprattutto di roditori, di uccelli ed amche di insetti. In seguito all’analisi della borra, si è potuto dimostrare che la maggior parte degli animali predati è costituita da topi campagnoli e da topi selvatici. La voce è caratterizzata da un ululante “hu-hu”, variamente modulato.

Diffusione: il Gufo selvatico nel Sudtirolo è comunemente diffuso fino al limite del bosco. È un uccello stanziale e nidifica nelle cavità degli alberi, negli anfratti rocciosi ed in vecchi edifici. A febbraio e marzo il richiamo del maschio riecheggia nei paesaggi di alta montagna attorno a Bolzano (Renon), ma anche in zone più basse (Lago di Caldaro). La specie è stata osservata anche nella parte meridionale della Val d’Isarco e vicino a Silandro in Val Venosta. A Sesto il Gufo selvatico ed il Gufo comune sono molto più rari della Civetta nana e della Civetta capogrosso.

Gufo selvatico

Gufo selvatico

Famiglia: Laridi (Laridae)

Mignattino

Nome scientifico: Chlidonias nigra nigra

I mignattini sono uccelli socievoli come i gabbiani. La specie, della grandezza di un tordo, di colore prevalentemente nero, in primavera ed in autunno è stata ossevata vicino a laghi ed agli stagni della Val d’Adige, spesso anche vicino al Lago di Costalovara (Renon). È stata notata in primavera ed in autunno anche al lago artificiale di Sesto.

Mignattino

Mignattino

Famiglia: Coracidi (Coraciidae)

Ghiandaia marina o Cornacchia celeste

Nome scientifico: Coracias garrulus garrulus

La Ghiandaia marina è un robusto uccello migratore coraciiforme con il piumaggio color cilestrino tenero, il mantello di un bel bruno-castano e le ali di un blu cupo con bordo nero. In Europa la specie nidifica prevalentemente nella Germania settentrionale ed orientale.

Diffusione: la Ghiandaia marina compare ogni anno qua e là nel Sudtirolo all’epoca del passo. È stata osservata spesso a luglio nella zona delle piramidi di terra – di solito in compagnia del Gruccione (Merops apiaster). La specie è stata vista anche vicino a Nova Ponente, a Velturno, nel bosco rivierasco di Postal ed in Val Pusteria (San Giorgio, Sesto).

Ghiandaia marina o Cornacchia celeste

Ghiandaia marina

Famiglia: Caprimulgidi (Caprimulgidae)

Succiacapre

Nome scientifico: Caprimulgus europaeus europaeus

Il Succiacapre è un misterioso uccello notturno, con una testa simile a quella della rondine, con grandi occhi, piedi corti, ali lunghe, becco breve. Si nota in particolare l’enorme, larga apertura della bocca circondata da lunghe setole marginali. Questa enorme cavità boccale gli permette di inghiottire grossi insetti e perciò dà la caccia proprio a quelle specie che vengono risparmiate da altri uccelli. Il piumaggio, in armonia con le corteccie e con le foglie secche, lo protegge mirabilmente. Il nome deriva dalla convinzione, falsa, che il Succiacapre con la larga cavità orale succhiasse il latte alle capre. Di giorno questo timido uccello se ne sta immobile, accoccolato sul terreno o su un ramo, al crepuscolo o di notte vola librandosi nell’aria ed emettendo suoni strani. Il volo del Succiacapre, simile a quello del falco, si distingue per leggerezza e grazia, per abilità e coraggio. Il canto d’amore è un suono forte e veloce, che aumenta e diminuisce e può durare ininterrottamente per cinque minuti. Quando il maschio è in amore, volteggia sbattendo le ali come una colomba. Il Succiacapre è vorace, nel suo silenzioso volo notturno dà la caccia alle farfalle ed è molto utile nei boschi della regione delle Alpi. Le uova vengono deposte sulla nuda terra (uccelli che covano a terra). Questa specie predilige paludi, brughiere, boschi di conifere, i margini dei boschi o le radure.

Diffusione: il Succiacapre nel Sudtirolo non è così raro come spesso si suppone; il suo singolare modo di vita lo sottrae facilmente all’osservazione. Sul Renon l’uccello trova un ambiente ideale da Siffiano fino al disopra del limite dei boschi, sul Corno del Renon; qui, a tratti, compare in gran numero. Vive anche sul Monte di Mezzo presso Caldaro, sul Monzoccolo (San Genesio) ad al Passo San Virgilio vicino a Lana, a Bressanone e nei dintorni di Brunico. I primi uccelli che nidificano arrivano in aprile, e, alla fine di settembre, lasciano di nuovo le zone della regione delle Alpi.

Succiacapre

Succiacapre

Famiglia: Tetraonidi (Tetraonidae)

Francolino di Monte

Nome scientifico: Tetrastes bonasia rupestris

È il rappresentante più piccolo tra i tetraonidi. Oltre che dall’aspetto dei tetraonidi, è caratterizzato dalla coda allungata e da una piccola cuffia in testa. I suoi luoghi preferiti sono le zone di pastura della selvaggina, protette e non disturbate. Lo si trova soprattutto sulle quercie, sui noccioli, sulle betulle, sugli ontani e sui frassini. Il Francolino di monte ha una colorazione più splendente e più vivace nel tardo autunno ed all’inizio dell’inverno. Il periodo della frega si manifesta tra la metà di marzo e la fine di aprile. Il canto amoroso del maschio è un fischio sibilante che, quando il vento tace, si sente a grandi distanze. Caratteristiche sono la gola nera contornata da un’ampia fascia bianca. A differenza del gallo cedrone e del fagiano di monte esso è monogamo. Nel nido sul terreno, nascosto tra una fitta vegetazione, vengono deposte da maggio a giugno 8 uova da rosso-ruggine a brune con macchiettatute scure. I piccoli sono dei veri nidifughi. Le compagnie restano unite per tutta l’estate.

Diffusione: il timido Francolino di monte si trova non di rado nelle zone a mezza costa della Val d’Adige, ad esempio nei dintorni di Merano, nella zona di Castelchiaro vicino a Caldaro, sui pendii porfirici del Monzoccolo, del Renon e di Fié. Si ferma volentieri vicino al fondovalle del Monte a Tramontana (Val Venosta), dove il bosco di pini ed abeti è frammisto ad alberi di latifoglie ed a cespugli di nocciolo. Il Francolino di monte nidifica ai margini dei boschi pieni di siepi di Favogna. In autunno lo si vede nell’alta Val d’Isarco, nei dintorni di Brunico e nell’alta Val Pusteria (Monguelfo, Sesto), nei boschi ricchi di cespugli e di bacche od ai margini dei boschi.

Francolino di monte

Francolino di monte

Fagiano di monte

Nome scientifico: Lyrurus tetrix tetrix

Il fagiano di monte, conosciuto nel Tirolo come “Spielhahn” (=gallo giocherellone) abita le regioni più alte, nella zona chiamata del pino mugo. Ha una particolare predilizione per le estese brughiere ed i terreni paludosi con arbusti bacciferi ed eriofori. Il Fagiano di monte si riconosce facilmente per lo splendido piumaggio blu-nero, per le penne bianche della parte posteriore della coda, cha ha l’aspetto di una lira. Ambedue i sessi hanno delle macchie (“Rosen” =rose) rosso vivo sopra l’occhio. Durante l’epoca degli amori (aprile, maggio) del “piccolo gallo” avvengono prima dei combattimenti per avere il diritto di condividere il posto della danza amorosa e per stabilire l’ordine gerarchico dei fagiani maschi; poi avvine la scelata della femmina. Le femmine vogliono unicamente il maschio superiore a tutti gli altri e si lasciano coprire solo da lui. I maschi più deboli non hanno alcuna chance! Di tutti questi fattori si deve tener conto se si vuole impostare con criteri moderni un’azione protettiva a favore dei Fagiani di monte. La femmina cova con molta diligenza, nasconde molto bene e protegge con il suo piumaggio il nido. Se disturbata ripetutamente, abbandona la nidiata. I giovani fagiani si ricoprono in ottobre della loro splendida livrea e vanno in calore in autunno.

Diffusione: in diverse zone del Sudtirolo, ad esempio nella Valle Sarentina il Fagiano di monte è diminuito molto. Luoghi in cui predilige manifestare la frega si trovano sull’Alpe si Siusi o nella zona delle Dolomiti di Braies e di Sesto. Nella Valle di Slingia vi sono i posti di frega preferiti dai Fagiani di monte dell’alta Val Venosta. Altri se ne trovano inoltre nelle seguenti zone: Roia, nel Gruppo di Tessa, in Val d’Ultimo, nell’alta Val Passiria, a Fleres, a Viezze, nella zona del Brennnero, a Valles e a Fundres, in Valle Aurina, ad Anterselva e a Casies. Il Fagino di monte ed il Gallo cedrone, isolati, si trovano anche nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Fagiano di monte

Fagiano di monte

Famiglia: Fasianidi (Phasianidae)

Starna

Nome scientifico: Perdix perdix perdix

Questo uccello stanziale, alcuni anni fa ancora molto diffuso nella zone più calde del Sudtirolo, si sarebbe estinto sicuramente negli ultimi tempi se alcuni cacciatori non avessero fatto dei tentativi di ripopolamento. Le Starne in origine erano animali della steppa, immigrati in seguito nelle aree coltivate della regione delle Alpi; qui erano frequenti nei campi e nei prati aridi. Esse sono monogame. Dopo l’accoppiamento, che avviene a febbraio-marzo, la femmina depone, dalla fine di aprile in poi, circa 15 uova in un nido a forma di conca, nei prati, sotto le siepi, nel trifoglio o nei cereali che stanno crescendo. Se la prima covata non riesce, le femmine ne fanno un’altra; i pulcini sgusciano poi – dopo 24 o 25 giorni di cova – non prima comunque di agosto.

Diffusione: occasionalmente si possono osservare delle piccole “catene” sul Renon, vicino a Laion o nella Bassa Atesina. Le schiere di Starne restano unite fino all’epoca dell’accoppiamento successivo. La specie ultimamente è stata introdotta nella zona di Brunico. È presente nelle vicinanze di Tesido, di Valdaora e di Sorafurcia. Si hanno comunque poche speranze che la Starna abiti di nuovo, in gran numero i campi ed i prati aridi. Essa diminuisce sempre più in conseguenza dell’impiego di anticrittogamici e dell’agricoltura intensiva per cui non sussistono più campi di stoppie ed erbacce.

Starna

Starna

Coturnice

Nome scientifico: Alectoris graeca saxatilis

La Coturnice, simile alla Starna, il cui territorio si estende nelle zone dell’Europa e dell’Asia meridionale, abita i pendii rocciosi, solatii, ricoperti di bassa vegetazione, ma anche i luminosi pendii montani boschivi. Nel nido sul terreno, nascosto tra le rocce, vengono deposte a giugno da 9 a 16 uova di color gialloo-cuoio, con alcuni punti rossastri. Le Coturnici vivono in stretta monogamia; in inverno si uniscono socievolmente in schiere numerose. Quando si alzano in volo si sente uno strano fischio che risuona come un “pitschii-pitschii”, poi questi timidi uccelli volano via senza fare alcun rumore.

Diffusione: nel Sudtirolo è presente in due zone molto diverse in ordine di altezza: al disopra del limite dei boschi da 1.600 m a 2.250 m e sui pendii stepposi, ripidi, esposti a sud tra 600 e 1.500 m in Val Venosta e nei dintorni di Bolzano (Renon, Monzoccolo, Sant’Osvaldo presso Castelrotto, Ora). Sul Monte a Mezzodì della Val Venosta vi è un buon numero di Coturnici. In zone più alte si trovano in Val Venosta (Slingia, Mazia), a Fleres, a Valles, ad Anterselva, nelle Dolomiti di Braies e sull’Alpe di Siusi. La specie dovrebbe essere protetta per tutto l’anno perché è tra i rappresentanti più singolari del mondo degli uccelli del Sudtirolo.

Coturnice

Coturnice

Famiglia: Rallidi (Rallidae)

Folaga comune

Nome scientifico: Fulica atra atra

Questa specie acquatica si tuffa frequentemente per cercare il cibo. Il piumaggio di tale robisto uccello è nero-ardesia, il becco e la nuda piastra frontale sono bianchi come il gesso, le zampe grigie. Quando si si avvicina alle Folaghe, esse spariscono sotto la superficie dell’acqua, immergendovisi con un breve salto di testa o volando via rasenti ad essa, strisciandovi i piedi e sbattendo le ali. Nidificano regolarmente nella cinta di canne attorno al Lago di Caldaro.

Diffusione: soprattutto in inverno si possono vedere nei pochi punti non gelati del Lago di Caldari molte Folaghe. A volte nuotano insieme alle anatre nell’acqua. Uccelli anziani e giovani si vedono a luglio al Lago di Caldaro ed al Lago della Muta; ciò fa pensare ad occasionali nidificazioni. La specie si sofferma anche nei bischi rivieraschi dell’Adige e nella zona presso il torrente Aurino vicino a Brunico.

Folaga comune

Folaga comune

Piramidi nei pressi di Signato (Renon)

Piramidi di terra

Gallinella d’acqua

Nome scientifico: Gallinula chloropus chloropus

Questo uccello nerastro, dalle dimensioni di una pernice, ha una piastra frontale nuda ed i piedi verde-giallastri con una banda rossa. Diversamente dalla Folaga, quando nuota tiene la coda rivolta verso l’alto. Spesso nuota sotto la superficie dell’acqua per ricomparire poi in una diversa posizione. La Folaga invece riappare in superficie lì dove si è tuffata. Predilige stagni, pantani, bracci morti di fiumi ed i prati a questi confinanti. Nidifica nei canneti ai margini dell’acqua, occasionalmente pure sugli alberi nei nidi di altri uccelli.

Diffusione: le Gallinelle d’acqua si fermano per tutto l’anno nelle baie tranquille del Lago di Caldaro. Alcune partono dalla regione delle Alpi prima di novembre e tornano a marzo. La specie è stata notata in estate anche nei canneti del Lago della Muta, nei boschi rivieraschi della Val Venosta, vicino a Postal, nel bosco rivierasco di Millan (Bressanone) e al Lago di Luco (“Laugensee”) a Naz. Le Gallinelle d’acqua si trovano presso i canali di scarico ed i fossati ricoperti da molte canne della Bassa Atesina.

Gallinella d’acqua

Gallinella d'acqua

Famiglia: Alcedinidi (Alcedinidae)

Martin pescatore

Nome scientifico: Alcedo atthis ispida

Un piccolo uccello di colore blu intenso, dal lungo becco, passa volando rapido come una freccia sopra i torrenti scroscianti. Un fischio acuto annuncia che qui vive il Martin pescatore, che si ciba essenzialmente di pesci. Benché si trattenga per tutto l’anno nelle zone della regione della Alpi, la vivacità della colorazione ci testimonia che in origine era un uccello tropicale. Lì vivono tuttora degli uccelli ad esso affini.

Diffusione: il Martin pescatore nella Val d’Adige è diventato molto raro poiché mancano luoghi di nidificazione adatti e cioé banchi di sabbia sulle rive del fiume. Isolato lo si trova ancora al Lago di Caldaro, nella zona del rio Valsura, vicino a Postal o in quello che è rimasto dell’intrico di canne vicino a Bronzolo, dove pure nidifica. All’epoca delle migrazioni è stato osservato al Lago di Resia, vicino a Bressanone (Millan) e nella zona del torrente Aurino, vicino a Brunico. Dalla Val Pusteria sono giunte segnalazioni isolate anche dalla zona di Sesto.

Martin pescatore

Martin pescatore