Amici Volanti

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   Set 24

Europa pt.5

IL CAPOVACCAIO

Nome scientifico: Neophron percnopterus

Il genere Neophron è rappresentato da piccoli avvoltoi dotati di ali lunghe, relativamente strette ed appuntite almeno se paragonate a quelle di altri avvoltoi, eccetto il gipeto. La coda è pure lunga e “cuneata”, formata da 14 timoniere. Il becco è allungato, sottile. Zampe, tarsi ed artigli sono di media lunghezza. Il capo è in gran parte nudo. Le penne della nuca sono lanceolate e sottili. Gli adulti possiedono piumaggio bianco con remiganti nere o grigie; i giovani sono bruno scuro. L’abito di adulto viene rivestito verso il quarto anno di età. Una specie solo costituisce il genere e viene suddivisa nelle due sottospecie percnopterus e ginginianus (India).

L’unica specie con cui può essere confuso in Europa è il Gipeto, nel caso si tratti di un soggetto immaturo. Quest’ultimo possiede tuttavia dimensioni doppie, ali ancor più appuntite e volo più veloce e meno manovriero.

Riproduzione

Nidifica di norma sulle pareti rocciose all’interno di cavità. Talvolta su edifici. Occasionalmente anche su alberi o termitai (India).Il nido è rudimentale, formato da rametti, pelo, brani di pelle ed altri rifiuti. Spesso in buona parte ricoperto di escrementi.

Ambidue i sessi costruiscono il nido che viene spesso riutilizzato nel corso degli anni. Le uova deposte sono in numero variabile da uno a tre (di solito due), di colore bianco sporco, talvolta macchiettate di bruno. L’incubazione, della durata di circa 42 giorni, inizia con la prima deposizione ed ambidue i sessi collaborano.

Uova: dimensioni, 7 x 5 cm.

Status in Europa ed in Italia

In Europa, la specie, che qui è migrante trasferendosi (salvo pochi soggetti) in Africa per i mesi invernali, è fortemente diminuita in questo secolo.

Sulla base di quanto riportato da Cramp ed altri Autori e sulla base di altre stime, si possono offrire le seguenti valutazioni:

  • Francia: circa 55-60 coppie (di cui 35-40 sui Pirenei)
  • Spagna: circa 2000 (in diminuzione)
  • Portogallo: consistenza scarsa ed in declino (50 coppie?)
  • Italia: circa 35 coppie, di cui circa 20 in Sicilia
  • Jogoslavia: in diminuzione: 60-70 coppie
  • Albania: mancano notizie (50 coppie?)
  • Bulgaria: circa 50 coppie negli anni 60, forse in lieve aumento
  • Romania: dapprima estinto; poi 4 coppie
  • Grecia: in forte diminuzione forse 100 coppie
  • Russia meridionale: 40 coppie

Come so vede una stima complessiva di circa 2500 coppie nidificanti sembra poter essere non troppo lontana dalla realtà.

Le cause della diminuzione di questa specie sono nell’ordine di rilevanza così elencate da Mayburg:

  • Trasformazioni dell’ambiente (riduzione della pastorizia)
  • Uso di prodotti chimici tossici (bocconi avvelenati ed insetticidi, ad esempio il “Parathion”)
  • Distruzioni dirette
  • Turismo e disturbo

Per quanto riguarda in modo specifico l’Italia, varie testimonianze del passato lo descrivono come una specie abbastanza frequente, particolarmente nelle provincie meridionali, legato alla presenza delle grandi greggi e mandrie (da cui il nome di “capovaccaio).

Nidificò probabilmente in molte località oggi disertate come i promontori di Piombino, dell’Argentario e del Circeo, a Nord fino alle Alpi Marittime. Chiavetta ne stimava la consistenza come segue: 1-3 coppie nel Lazio; 1-3 coppie in Campania (?); 15 in Puglia, Basilicata e Calabria; 20 circa in Sicilia. Assente in sardegna (e Corsica). Questo Autore stima la diminuzione della specie in questo secolo di oltre l’80% nell’Italia centrale e di oltre il 50 nel Sud e Sicilia.

La cause del decremento vengono qui attribuite, nell’ordine, a:

  • Distruzione diretta (la specie è molto confidente e si lascia avvicinare con facilità).
  • Prodotti chimici tossici (bocconi avvelenati utilizzati primariamente contro le volpi).
  • Ricerca di soggetti da imbalsamare a scopo collezionistico, saccheggio dei nidi ecc.

La riduzione della pastorizia, fattore sicuramente determinante in alcuni casi, avrebbe inciso secondo Chiavetta nella misura appena del 20% rispetto alle altre cause di diminuzione anche se si considera che la specie può trovare abbondanti risorse di alimentazione sulle numerose discariche a cielo aperto che certo non scarseggiano.

La specie compare talvolta, sia pur di passaggio, in zone poste ben più a settentrione rispetto all’area di nidificazione attuale.

Interventi di tutela

Tanto il Fondo Mondiale per la Natura (WWF) che la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) si sono occupate in più occasioni del problema della conservazione di questa specie in crescente declino in Italia.

Allo scopo di poter disporre in futuro di soggetti per la reintoduzione è stato avviato un programma di riproduzione in cattività coordinato da P. Bertagnolio che, per primo, è riuscito ad allevare alcuni soggetti.

In Italia, come in altre nazioni mediterranee, tuttavia, il problema fondamentale riguarda le distruzioni dirette, che possono rendere vano qulasiasi tentativo di reintroduzione.

Abitudini

È specie tipica di aree molto aride ove può essere comune. In alcune regioni africane ed asiatiche frequenta villaggi nutrendosi di spazzatura.

La sua alimentazione può essere estesa occasionalmente oltre alle carcasse di animali più o meno grandi, ad ogni sorta di rifiuti, a insetti, chiocciole e grandi uova di uccelli. In particolare è stato osservato depredare regolarmente i nidi di fenicottero e quelli di struzzo in Africa. A questo proposito è del tutto peculiare l’abitudine di alcuni capovaccai di spezzare il guscio delle uova di struzzo lasciandovi cadere sopra, rimanendo posati a terra, delle pietre. Tale comportamento, documentato per la prima volta da H. Van Lawick rappresenta il primo – ma non l’unico – caso accertato di “uso di strumenti” da parte di un falconiforme.

Capovaccaio

Capovaccaio

Areale di nidificazione del Capovaccaio

Cartina Capovaccaio

L’AVVOLTOIO MONACO

Nome scientifico: Aegypius monachus

Il genere, inteso in senso lato, comprende avvoltoi di dimensioni molto grandi, provvisti di ali lunghe e larghe, squadrate, fortemente “digitate”. La coda è relativamente breve, graduata o leggermente cuneata (timoniere centrali un poco più lunghe delle laterali). Il becco è molto robusto ed alto, fortemente uncinato. Il capo ed il collo sono nudi o coperti di penne rade e brevi. Un collaretto di penne lanceolate e lunghe segna la base del collo. La zampe sono robuste con dita piuttosto brevi ed artigli forti e ricurvi, lievemente smussati all’apice. Gli artigli del dito posteriore e anteriore interno sono distintamente più sviluppati degli altri.

Comprende quattro specie necrofaghe, (ma con una certa tendenza anche alla predazione attiva), da molti Autori considerate sotto generi separati (Torgos, Trigonoceps, Sarcogyps, Aegypius).

Non sembrano esservi motivi sufficienti per conservare la vecchia suddivisione basata essenzialmente sulle caratteristiche del piumaggio. Aegypius monachus si distingue per le tinte interamente bruno scuro nerastro, quasi brillanti negli adulti, più chiaro ed opaco nei giovani. Il capo è in buona parte coperto da brevi penne piumose bruno nerastre o chiaro, mentre i “calzoni” (penne dei femori) sono abbondanti e lunghi, probabilmente in rapporto all’adattamento di questa specie anche a climi continentali (steppe).

In natura si possono riconoscere facilemnte per la silhouette (simile a quella del grifone) ed il colore uniforme. A grande distanza, quando non è possibile apprezzare le diverse tinte, l’avvoltoio monaco appare con ali mantenute rigidamente sul piano orizzontale mentre il grifone le tiene leggermente sollevate a V in planata.

Riproduzione

Il nido viene costruito di norma sugli alberi (ma non di rado anche sulle roccie in siti alberati) e deve trattarsi di piante molto vecchie e spesso contorte, in modo da offrire una base soddisfacente. La località prescelta si trova di nomra su un pendio o presso un burrone in modo da facilitare le partenze e gli arrivi. Il nido è molto voluminoso (largi 2 m, profondo 1 m se nuovo; largo fino a 3 m se riutilizzato in più stagioni riproduttive), formato di grossi rami e tappezzato con pelo, pelli e boli, ornato con rami frondosi. La costruzione può essere situata ad altezza molto varibile sul suolo dipendendo dalla struttura e posizione dell’albero, talvolta ad altezza d’uomo.

Le parate nuziali sono simili a quelle degli altri avvoltoi: con voli lenti e sincronizzati della coppia. Talvolta il maschio allunga le zampe sopra la femmina e questa può rispondere rovesciandosi in aria ed afferrando gli artigli del compagno.

La coppia collabora nelle varie operazioni connesse alla riproduzione (nido, cova, alimentazione). Un uovo solo viene deposto (bianco macchiato e striato di bruno rossiccio) e l’incubazione dura 50-55 giorni. I tempi di sviluppo e involo sono simili a quelli dei grifoni.

Uova: dimensioni, 9 x 10 cm.

Abitudini

La specie, salvo, eccezioni, è scarsamente gregaria: singoli individui, coppie o al massimo piccoli gruppi.

Sul cadavere ed assime ad altri avvoltoi è la specie dominante, in grado di allontanare gli altri e mangiare per prima.

Si fa largo assumendo un caratteristico atteggiamento (“danza terrifica” o “threat dance” degli Autori inglesi) che consiste nel gonfiare il piumaggio, scostare leggermente le ali, abbassare il capo penzoloni e compiere dei saltelli cadenzati avanzando, pronto a sferrare robusti colpi di becco e di ali. Cattura anche piccoli animali vivi, giovani in difficoltà, almeno sino alle dimensioni di una lepre e non di rado parassitizza altri grandi rapaci rubando loro la preda. Qualsiasi specie animale può entrare a far parte sia pur occasionalmente della dieta: anche rettili e pesci.

Le risorse alimentari principali rimangono comunque le carcasse di grandi mammiferi.

Il monaco frequenta ambienti abbastanza vari (rispetto alle altre specie) e dimostra una discreta tendenza a preferire zone anche alberate, sia che si tratti di piante sparse che di fitte foreste, purché intervallate da regioni aperte. In alcune zone, particolarmente orientali, frequenta gli altopiani, le montagne e le steppe ma è presente pure in ambienti tipicamente mediterranei (macchia e gariga). Un tempo nidificava anche sulle Alpi a quote non troppo elevate.

Status in Europa e in Italia

Anche il monaco è fortemente minacciato in gran parte del suo areale occidentale di distribuzione e la sua attuale consistenza è ormai estremamente ridotta.

300-500 coppie rappresentano la stima offerta da Mayburg per l’intero bacino del Mediterraneo, Turchia compresa. Questo autore elenca nel seguente ordine le cause del declino:

  • Diminuzione delle risorse alimentari
  • Trasformazioni ambientali
  • Prodotti chimici tossici
  • Turismo e disturbo

Il primo punto riguarda la riduzione della pastirizia “brada” e delle popolazioni selvatiche di grandi mammiferi erbivori; il secondo, tra l’altro, il il taglia di grandi alberi caratteristici, vetusti e contorti, e la “cura” dei boschi frequentati da questi uccelli (o il loro sfruttamento a fini economici); il terzo l’uso di bocconi avvelenati; il quarto l’aumento del gradi di antropizzazione nei pochi siti ancora frequentati. Una analisi molto simile viene proposta da Schenk per la Sardegna, dove nel ’45 erano forse presenti 10-12 coppie nidificanti. Questo autore riporta numerose testimonianze della distruzione di nidi in conseguenza di incaute operazioni di taglio. Localmente, tuttavia, la causa principale dell’estinzione (ormai consumata) è forse da attribuirsi all’impiego di veleni e non certo alla carenza di cibo (più di un milione di pecore e molti bovini ed equini esistono ancora sull’isola).

La situazione a livello europeo si può riassumere nel modo seguente:

  • Spagna: 200 coppie (di cui 4-5 a Maiorca)
  • Grecia: 20 coppie
  • Russia europea: Crimea 5 coppie; Caucaso 50 coppie

La specie come nidificante, è ormai probabilmente estinta in Jugoslavia e nel resto dei Balcani.

La situazione storica era evidentemente ben diversa e la specie nidificava nel diciannovesimo secolo in Polonia e Cecoslovacchia sui Tatra, in Austria: in Carinzia e Tirolo (non lontano dal confine con l’Italia) fino al decennio tra il 1880 1 1890. Nel 1883 nella Gailtal; nel 1885 presso Lienz e presso praegraten nella Virgental.Osservazioni di soggetti si sono succedute sporadicamente in Austria almeno fino agli anni ’60: l’ultima osservazione risale al 22 agosto 1962 nella Rauristral. In Jugoslavia nidificava in Voidovina fino al 1878, in Serbia fino al 1956 e nel Montenegro fino alla fine del secolo scorso. In Macedonia 5-7 coppie erano presenti fino a 45 anni fa almeno ma si ritiene che siano state distrutte in buona parte a causa dei bocconi avvelenati. In Albania qualche raro individuo era presente negli anni ’30 ma mancano recenti informazioni. In Bulgaria si ritiene che si sia estinto di recente. In Romania nidificava numeroso nella Dobrugia e più scarso sui Carpazi. Almeno 100 coppie esistevano all’inizio del secolo scorso, ridotte a 10-20 negli anni ’50. L’ultima nidificazione accertata risale al 1964. In Russia si è estinto dalla Moldavia sin dall’inizio del secolo scorso.

In Italia la scecie era sicuramente comune nel medioevo almeno nel meridione, dove qualche soggetto è stato presente fino alla fine del secolo diciannovesimo. Pochi individui (in genere abbatutti) vengono segnalati verso la fine del secolo diciannovesimo o l’inizio del secolo scorso anche nell’Italia settentrionale e centrale.

Interventi di tutela

Per ora si tratta più di progetti che di interventi concreti ma lr difficoltà da superare sembrano essere diffucilmente sormontabili. L’eliminazione dell’uso indiscriminato dei bocconi avvelenati e del bracconaggio sono le misure più importanti da prendere per la conservazione di questa specie che può ancor oggi trovare ambineti idonei in gran parte dei Balcani, in Sardegna ed in Spagna, unica nazione europea quest’ultima che ancora conservi una discreta popolazione di questi uccelli. In seguito si potrebbe anche altrove tentare la medesima via seguita per il gipeto ed il grifone, mediante l’allevamento in cattività e la liberazione di soggetti in aree protette e controllate, di sufficiente ampiezza e ricche di fauna, tanto selvatica che domestica.

In Sardegna alcuni soggetti recuperati negli zoo sono stati recentemente restituiti alla libertà a cura della LIPU.

Avvoltoio monaco

Avvoltoio monaco

Areale di nidificazione dell’Avvoltoio monaco

Cartina Avvoltoio monaco

Gli avvoltoi: elenco delle specie attuali

Avvoltoi del nuovo mondo (America Settentrionale e Meridionale)

  • Genere: Cathartes
  • Specie: aura
  • Nome italiano: Avvoltoio tacchino o collo rosso
  • Genere: Cathartes
  • Specie: burrovianus
  • Nome italiano: Avvoltoio testa gialla
  • Genere: Cathartes
  • Specie: melambrotus
  • Nome italiano: Avvoltoio testa gialla maggiore
  • Genere: Coragyps
  • Specie: atratus
  • Nome italiano: Urubù o Gallinazo
  • Genere: Sarcoramphus
  • Specie: papa
  • Nome italiano: Avvoloio papa
  • Genere: Gymnogyps
  • Specie: californianus
  • Nome italiano: Condor della California
  • Genere: Vultur
  • Specie: gryphus
  • Nome italiano: Condor delle Ande

Avvoltoi del vecchio mondo (Europa, Asia e Africa)

  • Genere: Gypohierax
  • Specie: angolensis
  • Nome italiano: Avvoltoio delle palme o dell’Angola
  • Genere: Neophron
  • Specie: porcnopterus
  • Nome italiano: Capovaccaio od Avvoltoio egiziano
  • Genere: Gypaetus
  • Specie: barbatus
  • Nome italiano: Gipeto od Avvoltoio barbuto ad Avvoltoio degli agnelli
  • Genere: Necrosyrtes
  • Specie: monachus
  • Nome italiano: Capovaccaio pileato o Capovaccaio monaco
  • Genere: Gyps (Pseudogyps)
  • Specie: bengalensis
  • Nome italiano: Grifone del Bengala o dalla schiena bianca
  • Genere: Gyps
  • Specie: Indicus
  • Nome italiano: Grifone indiano
  • Genere: Gyps (Pseudogyps)
  • Specie: africanus
  • Nome italiano: Grifone africano o minore
  • Genere: Gyps
  • Specie: rueppellii
  • Nome italiano: Grifone del Rueppel o Grifone sparviero
  • Genere: Gyps
  • Specie: hymalaiensis
  • Nome italiano: Grifone dell’Hymalaia e delle nevi
  • Genere: Gyps
  • Specie: fulvus
  • Nome italiano: Grifone od Avvoltoio grifone
  • Genere: Gyps
  • Specie: coprotheres
  • Nome italiano: Grifone del Capo e Grifone pallido
  • Genere: Aegypius (Torgos)
  • Specie: tracheliotus
  • Nome italiano: Torgo od Avvoltoio orecchiuto
  • Genere: Aegypius (Sarcogyps)
  • Specie: calvus
  • Nome italiano: Avvoltoio calvo
  • Genere: Aegypius
  • Specie: monachus
  • Nome italiano: Avvoltoio monaco
  • Genere: Aegypius (Trigonoceps)
  • Specie: occipitalis
  • Nome italiano: Avvoltoio dal ciuffo o testa bianca

Avvoltoio tacchino o collo rosso

Avvoltoio tacchino

Urubù o Gallinazzo

Urubù

Avvoltoio papa

Avvoltoio papa

Condor della California

Condor della California

Condor delle Ande

Condor delle Ande

Avvoltoio delle palme o dell’Angola

 Avvoltoio delle palme

Capovaccaio pileato o monaco

Capovaccaio monaco