Amici Volanti

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   Set 18

Europa pt.4

IL GRIFONE

Nome scientifico: Gyps fulvus

Il genere Gyps comprende avvoltoi di dimensioni medie grandi. La coda è formata di 14 penne (dodici nelle specie bengalensis e africanus, per questo spesso raggruppate in un altro genere: Pseudogyps).

Il becco è discretamente sviluppato e piuttosto alto , ben uncinato. Il collo, lungo. è coperto, assieme al capo, da brevi penne rade prove di barbule, simili a piumino ma piuttosto rigide.

Alla base del collo è presente un collaretto di penne lanceolate abbastanza lunghe. Tutte le specie possiedono abitudini gregarie e nidificano colonialmente sulle rocce e sugli alberi.

Gyps fulvus possiede capo e collo di colore bianco crema, becco giallo e iride chiara nei soggetti anziani. Il mantello è giallo-ocra ed il colaretto bianco “piumoso” semiaperto anteriormente a circondare due piccoli spazi simmetrici di pelle nuda sull’alto petto.

Le remiganti e la coda sono bruno scuro mentre le scapolari più lunghe e le copritrici sono scure al centro bordate di chiaro. Gli immaturi sono di tinte più rossicce col centro delle penne striato longitudinalmente di chiaro. Le copritrici e le scapolari sono interamente scure ed il collaretto è formato da penne strette e lunghe del medesimo colore del mantello. Iride e becco sono scuri.

I giovani ancora non volanti possiedono capo e collo bianco candido. In natura la specie è inconfondibile (almeno In Europa) per il colore e la forma squadrata delle ali, lunghe ma anche larghe con penne fortemente smarginate (ali “digitate”) all’apice, unitamente alla coda breve e pure squadrata o arrotondata (se aperta).

Il contrasto tra ali e coda scure e corpo chiaro è sempre notevole e, di norma, anche a grande distanza si osserva il capo bianco che viene mantenuto arretrato tra le spalle.

Il pimaggio dell’adulto viene assunto in quattro-cinque anni attraversando alcune fasi intermendie.

Il volo di norma è lento ad ali immobili e diritte, appena sollevate sul piano orizzontale , spesso a ruote e non di rado in piccoli gruppi (dov’è numeroso). Durante gli atterraggi veloci abbassa le zampe per rallentare e discende a “paracadute” o con acrobatiche picchiate seguite da cabrate spesso spettacolari.

Due sottospecie vengono in genere accettate: fulvus del Mediterraneo e fulvescens del Baluchistan, Afghanistan ed India occidentale.

Riproduzione

La nidificazione avviene in genere su cengie o in anfratti rocciosi. Se la zona è esposta a Sud vengono preferite le caverne e le nicchie, che offrono riparo dal sole troppo cocente.

Le parate nuzionali consistono di lente planate a coppie e di atterraggi acrobatici sul luogo del nido. Gli accoppiamenti sono frequenti e ne sono stati osservati anche “fuori stagione”, forse allo scopo di consolidare i legami tra i due partners. I nidi di ù coppie possono distare anche pochi metri gli uni dagli altri ed i siti di riproduzione, se veramente adatti e poco disturbati, sono riutilizzati nel corso degli anni. Il nido in sé è una costruzione asai rudimentale, molto variabile in dimensioni e foramta di qualche ramo, pelo e pelle (come tutti i rapaci anche i Grifoni emettono il “bolo”, rappresentato dalle parti non digerite, sotto forma di bozzoli allungati contenenti quasi esclusivamente il vello delle “prede”). I Grifoni inoltre “adornano” il nido con rametti freschi e fronzuti (forse per aumentare il mimetismo).

Di solito viene deposto un uovo soltanto di colore biancastro. Ruiu riporta peraltro un caso di due, verificatosi in Sardegna, che viene covato per 54-58 (in media 56) giorni da ambedue i membri della coppia. In caso di perdita dell’uovo, ad esempio per la predazione da parte di corvi imperiali, si verifica di norma una covata di rimpiazzo. Nel Quarnero le parate nuziali iniziano a novembre-dicembre e le prime deposizioni avvengono già alla fine di dicembre (la maggior parte nella prima quindicina di gennaio). In Spagna ed altrove quasi un mese più tardi. I giovani nati rimangono nel nido per circa 100-110 giorni, quindi incominciano a compiere i primi tentativi di volo (a volte disastrosi, se il nido è a poca altezza sul mare).

Uova: di norma uno, interamente biancastre talvolta macchiate di bruno. Dimensioni: 9 x 8 cm.

Status in Europa e in Italia

Come tutti gli avvoltoi, il Grifone si è numericamente assai ridotto in Europa rispetto alle consistenze ipotizzabili del diciannovesimo secolo. Molte areee di nidificazione sono state abbandonate e in molte altre specie si è alquanto rarefatta.

La causa principale viene attribuita da Cramp alle innovazioni igieniche e organizzative nel settore della pastorizia che, migliorandone la produttività, limitandone grandemente la aliquota di animali morti per vecchiaia e malattia abbandonati sul terreno. Schenk per la sola Sardegna registra un calo da 1000-1400 esemplari nel 1945 al centinaio attuale ed attribuisce le cause a:

  • riduzione del tasso di mortalità del bestiame;
  • lotta alle cavalette (1946) con arsenio di sodio;
  • lotta antimalarica con DDT misto a nafta;
  • uso di bocconi avvelenati (stricnina) dal 1960 in poi, bracconaggio e depredazioni dai nidi ad opera di collezionisti o loro fornitori.

A queste cause si sono recentemente aggiunte le opere di urbanizzazione (strade) ed il crescente disturbo presso le colonie da parte di turisti e fotocacciatori (alcuni anni fa due ragazzi persero la vita cadendo in un precipizio nel tentativo di avvicinarsi ai nidi dei Grifoni per fotografarli: il sucessivo intervento di elicotteri impeganti nei soccorsi determinò a sua volata la caduta dai nidi di alcuni giovani Grifoni).

Secondo varie stime la situazione può essere così sunteggiata:

  • Francia: circa 70-80 coppie (Pirenei)
  • Spagna e Portogallo: circa 2500-2700 coppie
  • Italia: 25 coppie
  • Jugoslavia: Quarnero: 50 coppie; continente: 250-300
  • Albania: 100 coppie (?)
  • Grecia: Creta: 100 coppie; continente: 200
  • Russia europea: Crimea: 10 coppie; Caucaso: 50 coppie

Totale: poco meno di 3500 coppie nidificanti, ivi comprese le incipienti colonie delle Cevennes in Francia e del salisburghese-Baviera (Austria-Germania).

Per quanto concerne l’Italia i Grifoni presenti in Sardegna (forse un centinaio in tutto) rappresentano l’unica popolazione stabile. Questa specie si estinse come nidificante in Sicilia intorno al 1965 in conseguenza dell’uso di bocconi avvelenati. Nell’ottocento in Grifone era comune tanto la costa settentrionale che all’interno: da Trapani a Messina. La comparsa dei Grifoni più o meno erratici era ritenuta abbastanza frequente sulle Alpi Marittime all’inizio del secolo scorso.

Ciò è da mettersi in relazione all’esistenza delle colonie francesi, poi sterminate, esistenti anche in Provenza e sul Massif centrale-Cevennes fino al 1946.

Sulle Alpi Carniche e Giulie in Friuli, invece, la specie è tuttora frequente trovandosi quest’area sul percorso dei Grifoni che dai Balcani raggiungono l’Austria. Recenti osservazioni dimostrano che qui e nelle aree vicine in Slovenia (Jugoslavia) e Carinzia (Austria) i Grifoni sono costantemente presenti, seppur in piccolo numero di individui, da giugno a settembre e particolarmente nei mesi più caldi.

Vallon riteneva che qui la specie nidificasse all’inizio del secolo scorso ma la cosa sembra poco probabile, anche se certo non impossibile. Grifoni erratici giungono inoltre abbastanza spesso nel Veneto e nell’Emilia-Romagna, probabilmente provenienti dalla Dalmazia e seguendo la linea della costa adriatica o direttamente attraversando il mare. Altre osservazioni sono state registrate sui monti del Trenitino-Alto Adige e della Lombardia anche in anni recenti. L’ultima e più occidentale segnalazione si riferisce ad un soggetto raccolto stremato presso Como a Colico nel giugno del 1983.

Abitudini

È specie tipica di aree aperte, poco alberate, anche montuose con frequenti pareti rocciose, pinnacoli, caverne ecc. Nidifica, di norma, a non grandi altezze sulle pareti rocciose, dove può formare colonie più o meno densamente popolate. In alcuni casi (Sardegna, Quarnero, Calcidica ecc.) nidifica sulle falesie a picco sul mare.

Diversamente dai capovaccai, con cui talvolta condividono le aree di sosta e alimentazione, i grifoni attendono al mattino, di solito, che il sole sia ben alto e cha faccia sentire i suoi effetti, prima di levarsi in volo. la presenza di venti su terreni frastagliati può tuttavia parzialmente modificare tale abitudine.

Il cibo dei grofoni è rappresentato esclusivamente da carogne, spesso, ma non necessariamente, anche in stato di avanzata putrefazione.

La ricerca del cibo avviene scandagliando ad altezze variabili, tra poche decine di metri e varie centinaia, il suolo sottostante, passando da una termica ascensionale all’altra mediante lunghe planate e pochissime battute delle ali. In tal modo essi compiono varie centinaia di chilometri di strada al giorno consumando peraltro pochissime energie. La scoperta di una carogna (preferibilmente di grandi dimensioni ma non di rado anche medie o piccole, cpme una pecora od una lepre) è facilitata dalla presenza di corvi imperili, cornacchie, gazze, nibbi od altri animali ma spesso avviene automaticamente. I singoli soggetti si sparpagliano su superfici grandissime tenendosi d’occhio l’un l’altro è sufficiente che uno inizi una discesa “veloce” per attirare l’attenzione delgi altri i quli, se non è unnfalso allarme, rapidamente convergono anche da grandi distanze. Grazie al loro numero i grifoni spesso sono in grado di allontananre gli altri avvoltoi dalla carogna.

I grifoni compiono in molte zone settentrionali del loro areale movimenti stagionali che per certi versi possono ricordare vere e proprie migrazioni. Tali movimenti, tuttavia, riguardano solo una parte della popolazione e sono correlati con la possibilità di reperire cibo.

In tutti i casi si tratta di soggetti provalentemente immaturi o per qualche altra ragione non nidificanti. In Spagna, Africa ed India tali spostamenti avvengono in direzione Sud all’arrivo dell’inverno, mentre nel settentrone dei Blacani si tratta anche di spostamenti verso il Nord che iniziano in primavera. L’arrivo di un numero varibile di soggetti (un tempo alcune centinaia, oggi varie decine) sulle Alpi del salisburghese (Alti Tauri) è fatto da tempo noto e documentato ed il fenomeno può essere spiegato facilmente con la maggiore disponibilità di cibo esistente nei mesi estivi in alta montagna grazie al trasferimento sui pascoli in quota di numerose mandrie e greggi. Tutti i grifoni sono costretti a far ritorno a Sud in autunno.

È certo anche che le temperature basse in sé non impensieriscono minimamente questi uccelli: un gruppo di una decina di grifoni, infatti, da anni vive allo stato di totale libertà presso lo zoo di Salisburgo, potendo contare su un’alimentazione abbondante artificialmente fornita.

È da sottolineare il fatto che i grifoni inniziano a nidificare in pieno inverno e ciò spiega facilmente il minor raggio d’azione dei soggetti intenti alla riproduzione. I giovani invece, per almeno tre-quatro anni sono liberi di vagabondare, seguendo rotte antiche e nuove esplorando quindi risorse alimentari più o meno remote.

La “migrazione trofica” dei grifoni verso Nord è stata anche più volte interpretata come un tradizionale ritorno ad antiche località di nidificazione. Ciò è senz’altro possibile se si considera che nel passato la specie nidificava anche in regioni ancora più settentrionali.

Si può anche presumere che al presenza regolare di grifoni nei mesi estivi in un’area preferenzilae abbastanza ben delimitata, sebbene dai contorni del tutto sfumati, preluda all’insediamento di una nuova colonia nidificante, a patto che si riesca a superare il problema dell’alimentazione invernale, originariamente forse meno pressante per la presenza di lupi ed altri mammiferi carnivori che s’incaricano di “procurare” il cibo.

A Salisburgo i grifoni “reintrodotti” e non migranti si sono ormai più volte riprodotti in libertà, scegliendo per nidificarwe i monti della vicina Baviera.

Interventi di tutela

L’esistenza di colonie ancora abbastanza vitali in varie zone europee semplifica grandemente le operazioni di recupero che sono state avviate in numerose località.

In Jugoslavia è stato effettuato uno studio dettagliato delle coppie nidificanti sulle isole del Quarnero e si è potuto verificare come qui esistano ancora condizioni molto favorevoli /seppure non scevre da pericoli come ad esempio l’espandersi del turismo in alcune aree particolarmente “delicate”). L’esistenza di molte pecore allevate allo stato brado, senza cani da pastore e al di fuori del controllo continuo dell’uomo, consente ricche risorse alimentari altrimenti indisponibili. L’inesistenza di randagismo e abigeato consentono di ridurre enormemente i costi della mano d’opera che non viene impiegata, come altrove, per la sorveglianza. Elemento favorevole è inoltre l’assenza di volpi su alcune isole (ad esempio Cherso) fatto che rende superfluo l’uso di bocconi avvelenati.

Anche per iniziativa del direttore della locale cooperativa di allevatori J. Kremenic, un tradizionale punto di alimentazione per questi uccelli viene mantenuto attivo con l’offerta di resti di macelleria.

In Austria l’esperienza dello Zoo di Salisburgo, di cui si è detto, viene oggi attentamente seguita da parte di un gruppo di ricercatori in parte facenti capo al Parco Nazionale di Berchtesgaden (in Germania, a pochi chilometri di distanza). Vari soggetti sono stati contrassegnati con radio trasmittenti e vengono seguiti nei loro vagabondaggi. È stato possibile appurare che esiste ormai una connessione tra i grifoni che giungono dai balcani ed il gruppo di origine artificiale che si può considerare quindi la più settentrionale colonia di grifoni esistenti in Europa.

Nella valle di Rauris, sempre nel salisburghese, il WWF austriaco ha allestito un punto di alimentazione per i grifoni (ed in prospettiva per i gipeti) che viene spesso frequentato dagli uccelli balcanici.

In Francia, grazie all’opera di M. Terrasse del “Fond d’intervention pour les Rapaces” è stato creato un’altro nucleo di grifoni ormai viventi in libertà a partire da soggetti liberati con particolari cautele ed accorgimenti.

La “reintroduzione” è avvenuta nell’ambito del Parco delle Cevennes e si sono registrate già le prime nascite in totale libertà. Il gruppo, composto da una trentina di soggetti, grazie alle buone relazioni esistenti tra “protezionisti” e “cacciatori” non ha sino ad ora sofferto la minima perdita per atti di bracconaggio.

Sono inoltre in corso numerose ricerche e progetti di tutela sui Pirenei francesi e nella Penisola Iberica (ad opera, ad esempio, della Agrupacion Navarra de Amigos de la Naturaleza).

In Italia, tanto il WWF cha la LIPU hanno da tempo avviato iniziative di conservazione di questa specie in Sardegna, anche con la istituzione di alcuni punti di alimentazione che offrono cibo “sicuro” (cioè non avvelenato) agli avvoltoi. In Friuli e precisamente a Tarvisio è stato predisposto un ulteriore punto di alimentazione per rapaci e predatori (sino ad ora visitato da corvi imperiali e da un orso) grazie all’intervento del Corpo Forestale dello Stato mentre altre iniziative analoghe sono in corso nell’ambito della provincia di Pordenone.

In Sicilia, per iniziativa dell’Azienda Regionale delle Foreste è in corso un progetto di reintroduzione presso Alcara li Fusi (Messina). Sia pur indirettamente potranno inoltre contribuire i numerosi progetti esistenti che mirano alla diffusione di grandi mammiferi selvatici (soprattutto ungulati) tanto sulle Alpi che sugli Appennini.

Grifone

Grifone

Grifone in volo

Grifone in volo

Grifone giovane

Grifone giovane

Primo anno (giovane prima dell’involo)

Grifone primo anno

Immaturo nel terzo anno (durante la muta)

Grifone terzo anno

Immaturo nel secondo anno (prima della muta)

Grifone secondo anno

Adulto

Grifone adulto

Areale di nidificazione del Grifone

Cartina Grifone