Amici Volanti

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   Set 11

Europa pt.3

Non solo Europa

SPECIE DEL CARSO (FRIULI VENEZIA GIULIA)

OCCHIOCOTTO

Nome scientifico: Sylvia melanocephala

Uova: Subellitiche, di colore bianco-verde chiaro o bianco-fulvo, maculate di fulvo-marrone, 1,8 x 1,4 cm.

Pulli: inetti

L’Occhiocotto (lunghezza 13-14 cm, apertura alare di 15-16 cm) è tipico piccolo abitatore della macchia mediterranea (sul Carso triestino nidifica lungo la costiera). È più facile sentire il suo canto, dalle note melodiose e lugnhe, che scorgerlo, poiché ama nascondersi nel folto della vegetazione sempreverde.

Il piumaggio del maschio è diverso da quello della femmina e presenta sul capo un cappuccio nero lucente che arriva sotto l’occhio. Il groppone è grigio cupo, la coda è nera, le penne timoniere esterne sono bianche (visibili soprattutto in volo), la gola è bianca e le parti inferiori sfumate di grigio. Nella femmina, invece, il cappuccio è di colore grigio-bruno, i fianchi sono tendenti al brunastro, le parti inferiori sono bianche.

La stagione riproduttiva inizia a fine marzo (doppia covata annuale). Il nido, posto tra il folto dei cespugli, ha la forma di coppa ed è costruito da erba e steli secchi, essendo internamente rivestito da piumino vegetale. La femmina depone 4-5 uova; dopo 13-14 giorni nascono i pulli completamente nudi.

Sará compito di entrambi i genitori provvedere sia all’incubazione sia all’allevamento dei piccoli fino alla loro indipendenza (circa 30 giorni).

Occhiocotto

Occhiocotto

ZIGOLO NERO

Nome scientifico: Emberiza cirlus

Uova: Subellitiche, da bianco-grigiastre a verdognole, screziate e striate di bruno scuro, 2 x 1,6 cm.

Pulli: inetti

Lo Zigolo nero è poco localizzato sul Carso triestino. L’ambiente preferito da questo piccolo Passeriforme (lunghezza 16 cm, apertura alare 18-19 cm), sono i terreni aperti con alberi e cespugli sparsi.

Entrambi i sessi presentano il gropppone bruno-olivastro e bianco penne esterne nella coda. Il maschio ha una striscia nera che attraversa gli occhi; le parti dorsali e ventrali sono bordate di giallo; la gola è nera ed il petto ha una banda verdastra. La femmina presenta colori più pallidi.

Il nido è posto dal livello del suolo sino a qualche metro di altezza (cespugli e siepi) ed è costruito dalla femmina con l’intreccio di radici, erba e muschio. La coppa è rovestita internamente da peli ed erbe sottili. A fine aprile la femina vi depone 3-4 uova, che cova per 11-13 giorni, ripetendo deposizione e cova altre 2 volte nell’anno. Solo eccezionalmente, nel periodo dell’incubazione, il maschio l’imbocca.

I pulli nascono coperti da un abbondante piumino marrone-grigiastro e sono accuditi da entrambi i genitori per circa 2 settimane. Poi lasciano il nido.

La dieta dello Zigolo nero consiste soprattutto di semi, ma a volte anche d’insetti.

Zigolo nero

Zigolo nero

RAMPICHINO

Nome scientifico: Certhia brachydactyla

Uova: Subellitiche, bianche con macchie rossastre, 1,6 x 1,2 cm.

Pulli: inetti

Questo piccolo Passerfiorme, dalla lunghezza di 13 cm e dall’apertura alare di 15-17 cm, ha la caratteristica di arrampicarsi a piccoli balzi sugli alberi, alla ricerca di cibo (invertebrati), seguendo una linea elicoidale.

Vive nei boschi misti (pinete e querceti), ma possiamo osservarlo anche nei parchi e nei giardini.

Nidifica nelle fessure dei tronchi e tra le cortecce sollevate, dove entrambi i genitori costruiscono un nido composto da materiali vegetali (muschio, fibre di corteccia, ramoscelli).

All’inizio della primavera, la femmina depone 6-7 uova e sarà essa stessa per circa 2 settimane a provvedere alla cova. trascorso tale termine nascono i pulli, coperti da un lungo e fitto piumino, nutriti da entrambi i genitori per circa 17-20 giorni.

Il piumaggio del Rampichino è bruno con stiature fulve, mentre le parti ventrali sono di colore bianco-camoscio.

Rampichino

Rampichino

PICCHIO VERDE

Nome scientifico: Picus viridis

Uova: Ellittiche, bianche, 3,2 x 2,3 cm.

Pulli: inetti

Il Picchio verde è una macchina meravigliosa concepita dalla natura per “lavorare” il legno. Questo vivace volatile, come tutti i Picidi, possiede un cranio che sopporta, senza subire danni, la percussione del becco sui tronchi alla ricerca di insetti e delle loro larve: il Picchio verde lo fa aggrappandosi con le zampe alla corteccia e mantenendosi in equilibrio tramite la coda, avente le penne con il rachide rigido. È facile peró trovarlo a terra alla ricerca di formiche e vegetali (per esempio frutti).

Il Picchio verde è grande all’incirca coma la Ghiandaia (lunghezza 30 cm, apertura alare di 40 cm). Il piumaggio del corpo è verde, la sommitá del capo è rossa, il groppopne è giallastro. L’accoppiamento avviene da aprile a maggio. La femmina, a intervalli di un giorno, depone 4-6 uova in un nido scavato nella cavitá di un albero. Le uova sono covate da entrambi i genitori per la durata di circa 2 settimane. I pulli nascono nudi e vengono nutriti per mezzo di una massa semiliquida rigurgitata dai genitori.

Lasciano il nido dopo circa 1 mese.

Picchio verde

Picchio verde

AMERICA SETTENTRIONALE

LE ZONE PALUDOSE DELL’INTERNO

Le paludi d’acqua dolce dell’America Settentrionale sono per gli uccelli uno tra gli habitat più ricchi ed interessanti del continente ed in particolare quelle del Canada meridionale e delle zone adiacenti degli Stati Uniti sono le più grandi e le più ricche. È verso queste paludi della prateria che si svolge il grosso delle migrazioni delle popolazioni di uccelli acquatici nordamericani, durante la stagione degli accoppiamenti. Anche le Anatre, le Oche ed i Cigni che nidificano nella tundra usano queste paludi come importanti “ostelli” durante i loro viaggi. Non meno importanti sono le zone dei muskeg, quei grandi tratti paludosi caratteristici delle foreste di conifere. In questi territori si accoppiano gli Aironi, i Ralli e gli Svassi, ed anche le anatre di bosco come gli Smerghi ed i Quattrocchi. Molte di queste paludi si trovano sul fondo di quelli che erano un tempo vasti laghi glaciali. Dopo l’ultima glaciazione, questi laghi si sono notevolmente rimpiccioliti, lasciando un ricco suolo alluvionale che sostiene complesse comunità vegetali ed animali. L’enorme popolazione di uccelli acquatici, che un tempo dipendeva, per sopravvivere, da queste paludi, è andata scemando man mano che le paludi stesse venivano bonificate per coltivare il frumento; la distruzione dell’habitat ha ridotto la popolazione di Anatre ed Oche in modo tale e con tanta drasticità da toccare quasi l’estinzione: la sola caccia, per quanto spietata, non sarebbe mai stata in grado di risultati tanto disastrosi.

ALAROSSA ORIENTALE

Nome scientifico: Agelarius phoeniceus

Piccola descrizione: 20 cm. È adatto tanto alla vita nelle zone acquitrinose quanto alle praterie degli altopiani.

L’Alarossa è uno delgi uccelli nordamericani meglio adattati e più famosi. Grazie appunto alla sua adattabilità, la specie è reperibile in tutta l’America Settentrionale ed anche a sud, nell’America Centrale e nelle Antille, dove nidifica non solo nelle paludi e negli acquitrini, ma anche in qualsiasi tipo di habitat umido, come, ad esempio, i prati degli altopiani.

Spesso le coppie dell’Alarossa orientale nidificano insieme, ma mantengono sempre rapporti indipendenti.

Questa specie è una tra le prime ad arrivare in primavera nelle sedi riproduttive ed i maschi precedono le femmine al fine di definire i limiti territoriali. Da ogni palude o stagno proviene un canto caratteristico che è accompagnato da una parata atta ad evidenziare le penne rosse delle ali da cui la specie prende il nome.

Per ogni stagione vengono allevate due, a volte tre, nidiate, ognuna in un nuovo nido, formato da una coppa profonda di erbe, intrecciate a regola d’arte, posta tra i canneti, su cespugli o alberi, e solo raramente a terra. Nella stagione degli amori il cibo di questi uccelli è costituito prevalentemente di insetti, in seguito in autunno ed in inverno essi si riuniscono in stormi (composti talvolta da centiania di migliaia di individui), che possono notevolmente danneggiare i raccolti, anche se continuano, anche in questo periodo dell’anno, a nutrirsi di insetti. Nelle Antille e nell’America Meridionale vivono parenti stretti dell’Alarossa, aventi quasi tutti una vistosa chiazza rossa, arancione o gialla sul capo o sulle ali.

Alarossa orientale

Alarossa orientale

ITTERO XANTOCEFALO

Nome scientifico: Xanthocephalus xanthocephalus

Piccola descrizione: 23 cm. Simile ad un passero con le zampe di un uccello acquatico.

Le dissonanze gutturali del canto dell’Ittero xantocefalo costituiscono un pecularietà delle paludi di prateria. Oltre che dal suo onconfondibile gracchiare, questo uccello è caratterizzato anche dallo sviluppo eccezionale delle zampe, adattate alla deambulazione tra i canneti.

Per molti aspetti, l’Ittero xantocefalo ricorda l’Alarossa orientale, sebbene sia più piccolo, meno diffuso e più strettamente legato all’ambiente di palude per quanto riguarda le sue abitudini riproduttive.

Laddove le due specie convivono, lo xantocefalo predilige l’acqua più profonda (specialmente per gli accoppiamenti) mentre l’Alarossa si ritira verso le frangie più esposte della palude, dove maggiori sono i pericoli di predazione.

Il ciclo riproduttivo dell’Ittero xantocefalo è sincronizzato con quello dei grossi insetti acquatici di cui si ciba. La schiusa delle uova coincide con il momento di massima abbondanza di cibo ed è raro che allevino più di una sola nidiata per stagione. Nidificano in colonie, e nella stagione degli accoppiamenti i maschi sono molto occuppati a cantare ed a compiere parate aggressive in difesa dei loro territori. In queste manifestazioni assume un’importanza assai rilevante proprio il colore del loro piumaggio.

Dopo questa stagione, quando gli uccelli si riuniscono in stormi, l’agressività si riduce al minimo, ed il piumaggio variopinto dei maschi è sostituito da una poco vistosa uniforme invernale. Dopo il periodo della riproduzione questi uccelli migrano in stormi verso sud, invadendo spesso le aree coltivate.

Ittero xantocefalo

Ittero xantocefalo

IL PROGETTO STARNA

Progetti di salvaguardia della fauna presente sul territorio provinciale, ma anche di ripopolamento di particolari specie animali. Sono diversi i progetti avviati in questi anni dalla Provincia di Udine (Friuli Venezia Giulia) per riqualificare l’ambiante e mantenere viva la richezza di diversità faunistico-ambientali che caratterizzano questo territorio.

Uno dei più noti, e sicuramente il più riuscito, è il Progetto Starna, avviato nel ’98 e realizzato a Martignacco, Pasian di Prato, Pavia di Udine, Pradamano e Pozzuolo (paesi del Friuli Venezia Giulia), con l’obiettivo di ricreare un ambiente particolarmetne favorevole per una rinnovata e consistente presenza di questo animale selvatico, tipico della pianura di questo luogo e fino ad oggi lentamente e costantemente in diminuzione. Particolarmente riuscito tanto che questi territori diverranno anche terreno per le gare internazionali di cani da ferma.

Negli ultimi tre anni, inoltre, nell’Oasi di Marano (Friuli Venezia Giulia) l’amministrazione provinciale ha realizzato i corsi dedicati agli insegnanti delle scuole dell’obbligo per far loro conoscere la tipologia di fauna presente sul terrritorio, caratteristiche e peculiarità che il centinaio di insegnanti che hanno partecipato alle lezioni ha poi potuto trasferire ai propri alunni.

Starna

Starna