Amici Volanti

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   Gen 23

Eurasia Pt.1

FARFALLE EURASIA

 

Nome comune: Macaone

Nome scientifico: Papilio machaon

Ordine: lepidotteri

Famiglia: papilionidi

 

DESCRIZIONE

Maschio: lunghezza ali anteriori 32/38 mm; prima generazione parti superiori gialle con disegni neri marcati; parti superiori delle ali anteriori area basale nera; parti superiori delle ali posteriori bordo intero e spazi internervulari neri, macchie azzurre nel nero della fascia scura postdiscale; addome nero. Seconda generazione parti superiori disegni scuri con squame chiare; parte superiore delle ali posteriore bordo intero appena scuro, spazi internervulari chiari, nero della fascia postdiscale meno esteso, macchie azzurre meglio definite; addome giallo con una striscia dorsale nera.

Femmina: simile.

PERIODO DI VOLO

Aprile/maggio e luglio/agosto in due o tre generazioni in Sudeuropa e Nordafrica. Generalmente un’unica generazione nelle regioni settentrionali.

HABITAT

Praterie e colline fiorite dalla pianura ai 1800 m. Le piante ospiti delle larve sono carote selvatiche, finocchi ed altre ombrellifere.

DISTRIBUZIONE

Nella regione compresa tra il Nordafrica ed il Circolo Polare Artico. In Inghilterra, dove un tempo era più diffuso, è attualmente localizzato al Norfolk (regione dell’Inghilterra), solo negli ambienti umidi. La specie ha tendenze migratrici ed individui della seconda generazione possono occasionalmente raggiungere l’Inghilterra dalle altre zone di distribuzione.

AREALE

Dal Nordafrica attraverso l’Europa e l’Asia temperata fino ai monti dell’Hymalaya ed al Giappone. In Nordamerica è rappresentato da specie o sottospecie strettamente affini.

CARATTERISTICHE

Il macaone (Papilio machaon) è una specie comune e molto diffusa in Italia ed è subito riconoscibile per le sue grandi dimensioni e per il meraviglioso disegno delle ali, fatto di macchie scure su fondo giallastro. Sulle ali posteriori ha due macchie rosse, e poi una serie laterale di macchie bluastre a forma di semiluna. Le ali stesse sono allungate a formare una specie di “coda”.

Si conoscono circa 600 specie differenti di farfalle della famiglia dei Papilionidi che sono diffuse in pressoché tutto il mondo, ad eccezione delle regioni polari (Antartide ed Artide). Se ne trovano in maggior qunatità specialmente ai tropici.

Il macaone ha larga diffusione e si trova sia nelle campagne coltivate sia nei terreni incolti; ha larve verdi con anelli neri, punteggiate di giallo, le quali vivono su piante ombrellifere, come la carote, il finocchio ecc. Le larve sono provviste di un organo molto particolare, situato nella regione della nuca, che puó essere estroflesso in caso di necessitá. Se la larva viene minacciata, da questo organo viene emessa una sostanza dall’odore repellente ed acuto.

Quando le larve s’impupano, la crisalide ha forma così irregolare che si mimetizza bene fra le piante su cui si appende. Il macaone puó compiere due o tre generazioni in un anno.

Papilionidi prossimi al macaone, entrambi protetti dalla legge, sono il podalirio (Iphiclides podalirius podalirius) e l’apollo (Parnassius apollo). In particolare l’apollo è ben riconoscibile per la presenza di sparse macchie nere e di 2-4 macchie rosse contornate di nero.

ALTRE SPECIE

Macaone sardo (Papilio hospiton): maschio: lunghezza ali anteriori 36/38 mm, assomiglia molto al macaone (Papilio machaon), ma differisce per i seguenti caratteri: coda nella nervatura e ali posteriori più corte; parte superiore delle ali posteriori con macchie azzurre della fascia scura marginale piccole e ben definite; parte inferiore delle ali anteriori fascia postdiscale composta da una serie di lunule grigie bordate di nero. Su entrambe le superfici la macchia anale rossa è piccola, a volte quasi assente. Parti inferiori delle ali anteriori con fascia marginale stretta e parte inferiore delle ali posterioti con lunule grigio-azzurre bordate di scuro.

Femmina: simile.

Periodo di volo: maggio/giugno con una sola generazione a schiusure prolungate.

Habitat: montagne tra i 600 ed i 1200 m. I bruchi si nutrono di ombreliffere, specialmente finocchi.

Distribuzione: limitato a Corsica e Sardegna.

 

Una farfalla

farfalla

Macaone Papilio machaon (femmina)

Macaone femmina

Macaone (Papilio machaon)

Macaone

Macaone sardo Papilio hospiton

Papilio hospiton

Nome comune: Podalirio

Nome scientifico: Iphiclides podalirius podalirius

Ordine: lepidotteri

Famiglia: papilionidi

 

DESCRIZIONE

Maschio: lunghezza ali anteriori 32/40 mm, femmina più grande; prima generazione parti superiori giallo molto pallido, disegni neri accentuati; parti superiori delle ali anteriori con sei strisce trasversali; parti superiori della ali posteriori con fascia alare lungo il bordo interno nera, ma spazio internevulare sul chiaro e variabile, a volte del tutto scura, ocello anale con una semiluna arancio superiormente; parti inferiori delle ali posteriori con doppia fascia discale arancione nel mezzo; addome nero. Nella seconda generazione parti superiori bianco-crema; parti superiori della ali posteriori con fascia alare scura lungo il margine interno nettamente divisa, spazio internevulare chiaro e striscie nere non molto marcate; parti inferiori della ali posteriori con doppia fascia discale non arancione nel centro; apice dell’addome grigio pallido.

PERIODO DI VOLO

Marzo/settembre in una o due generazioni, generalmente in maggio/giugno ed agosto/settembre.

HABITAT

Dalla pianura ai 1800 m o più, spesso nei dintorni dei frutteti. I bruchi si nutrono di prugnoli ed alberi da frutto coltivati.

DISTRIBUZIONE

Dai Pirenei, con l’esclusione di quelli orientali, in tutto il resto d’Europa, comprese le isole del Mediterraneo. Individui erratici possono occasionalmente arrivare in Gran Bretagna.

AREALE

Nordafrica, Europa ed Asia temperata fino alla Cina.

ALTRE SPECIE

Iphiclides podalirius feisthamelii: maschio: lunghezza ali anteriori 35/42 mm; prima generazione parti superiori bianco-grigiastro, ali con squame molto fitte, disegni neri molto accentuati; parti superiori della ali posteriori con fascia interna quasi del tutto nera; addome nero. Femmina: più grande, parti superiori colore di fondo giallo pallido. Nella seconda generazione le ali hanno squame meno accentuate meno dense; parti superiori con disegni neri meno accentuati; parti superiori delle ali posteriori con fascia alare lungo il bordo interno nettamente divisa, spazio internervulare chiaro e strie nere quasi obliterate; addome grigio con una striscia dorsale nera. In genere leggermente soffusa di giallo, a volte molto grande.

Periodo di volo: come per il Podalirio (Iphiclides podalirius podalirius).

Distribuzione: Marocco, Algeria, Tunisia. Portogallo e Spagna fino al versante meridionale dei Pirenei. Francia, Pirenei orientali.

Podalirio Iphiclides podalirius podalirius

Podalirio

 

Nome comune: Polissena o Zerintia

Nome scientifico: Zerynthia polyxena polyxena

Ordine: lepidotteri

Famiglia: papilionidi

 

DESCRIZIONE

Maschio: lunghezza ali anteriori 23/26 mm, parti superiori colore di sfondo giallo; parti superiori delle ali anteriori disegni neri trasversali con una piccola macchia rossa costale, margine esterno bordato di lunule molto arcuate; parti superiori delle ali posteriori con una serie di macchie rosse postdiscale e lunule marginali come nelle ali anteriori, la serie di macchie azzurre submarginali che si trova nel mezzo a volte è appena accennata o mancante.

Femmina: simile.

PERIODO DI VOLO

Fine aprile/maggio con un’unica generazione.

HABITAT

Ambienti rocciosi dalla pianura ai 900 m.

DISTRIBUZIONE

Largamente diffusa ma localizzata nel sudest d’Europa, nella Slovacchia meridionale, Austria, Ungheria, Romania, Balcani fino alla Grecia, Sicilia.

AREALE

Localizzata nell’Europa meridionale ed Asia Minore occidentale.

ALTRE SPECIE

Zerynthia polyxena cassandra: somigliante alla Polissena o Zerintia (Zerynthia polyxena polyxena) ma con parti superiori dai disegni neri molto più estesi; parti superiori delle ali anteriori macchia rossa costale assente; parti superiori della ali posteriori con lunule marginali più larghe e meno profonde; parti inferiori della ali posteriori tono rossastro più evidente.

Periodo di volo: come per la Polissena o Zerintia (Zerynthia polyxena polyxena).

Distribuzione: Francia nel Var (fiume della Francia), Alpi Marittime e bocche del Rodano (fiume della Francia), molto localizzata nella Alpi. In Italia nei dintorni di Firenze (comune), Milano, Torino, più rara nella Penisola ed in Sicilia, parti superiori delle ali anteriori a volte con la macchia costale rossa.

 

Polissena o Zerintia Zerynthia polyxena polyxena (maschio)

Polissena (maschio)

Polissena o Zerintia Zerynthia polyxena polyxena (femmina)

Polissena (femmina)

Zerynthia Polixena Cassandra

Zerynthia polyxena cassandra

 

FARFALLA

INTRODUZIONE

Lepidotteri ordine di insetti caratterizzati da ampie ali membranose ricoperte di squame e, allo stadio adulto, da un apparato boccale succhiatore. Ne fanno parte specie dalle abitudini diurne comunemente dette farfalle (ropaloceri, circa 20.000 specie), che hanno ali spesso vivacemente colorate e antenne clavate, e specie dalle abitudini notturne, più propriamente definite falene (eteroceri, circa 100.000 specie), con colorazioni meno evidenti e antenne “pettinate” (ramificate).

Farfalla impollinatrice: come le api, anche le farfalle, che si nutrono di nettare, posandosi di fiore in fiore ne lambiscono gli organi riproduttivi trasferendo gli elementi germinali da una pianta all’altra.

Dal punto di vista evolutivo, l’ordine è uno dei più recenti della classe degli insetti: non esistono infatti testimonianze fossili di farfalle e falene anteriori alla fine del mesozoico, vale a dire al periodo in cui si affermarono sulla Terra le piante con fiore. Queste ultime, infatti, sono in rapporto di reciproca dipendenza con i lepidotteri: a essi forniscono il nutrimento, e da essi dipendono per l’impollinazione.

 

Spirotromba di una farfalla

Spirotromba farfalla

 

CARATTERISTICHE FISICHE

Anatomia esterna di una farfalla: una delle strutture anatomiche caratteristiche della farfalla, oltre alle ampie ali membranose più o meno vivacemente colorate, è la spiritromba. Si tratta di una lunga appendice boccale che l’insetto tiene generalmente avvolta a spirale, e che al momento opportuno svolge e introduce nei fiori per aspirarne il nettare

Le dimensioni dei lepidotteri variano sensibilmente da specie a specie. Le farfalle più grandi, appartenenti al genere Troides, vantano un’apertura alare di circa 25 cm, mentre quelle più piccole superano a malapena il centimetro. Tra le falene, quelle di dimensioni maggiori appartengono al genere asiatico Attacus e possono superare i 30 cm di apertura alare; le più piccole (Microlepidoptera) sono ampie solo qualche millimetro.

Caratteristiche distintive delle falene: rispetto alle farfalle propriamente dette (ropaloceri), le falene (eteroceri) hanno in genere un corpo più robusto, ali meno vistosamente colorate che rimangono aperte sul dorso anche a riposo, e antenne molto spesso pettinate (a pettine). Dal punto di vista comportamentale, sono attive durante la notte anziché durante il giorno.

Tutti i lepidotteri possiedono due paia di ali membranose fittamente ricoperte di squamette embricate (parzialmente sovrapposte l’una all’altra), che altro non sono se non peli modificati e appiattiti. In genere nelle farfalle sono vivacemente colorate e, in posizione di riposo, vengono portate chiuse, l’una accostata all’altra al di sopra del dorso; nelle falene hanno più spesso colorazioni neutre e vengono tenute aperte anche in posizione di riposo. Un’altra caratteristica che distingue le farfalle dalle falene è la forma delle antenne: sottili e clavate (con estremità superiore ispessita e arrotondata) quelle delle farfalle, pettinate (con ramificazioni simili ai denti di un pettine) quelle delle falene.

Caratteristiche distintive delle farfalle: le farfalle propriamente dette (membri del gruppo dei ropaloceri) si distinguono dalle falene (eteroceri) per diverse caratteristiche anatomiche: hanno un corpo più sottile, ali vistosamente colorate che si possono chiudere al di sopra del dorso, e antenne clavate. Inoltre, dal punto di vista comportamentale, hanno abitudini diurne invece che notturne.

L’apparato boccale degli adulti è costituito da una lunga proboscide detta spiritromba che permette di succhiare il nettare dei fiori. Allo stadio larvale, invece, l’apparato boccale è di tipo masticatore, e la dieta tipicamente erbivora. Le larve hanno un corpo cilindrico piuttosto elastico, occhi semplici, apparato boccale masticatore, tre paia di veri arti toracici e, in genere, cinque paia di arti spuri addominali, che permettono di mettere in atto la tipica locomozione a compasso dei bruchi. Negli adulti gli occhi sono composti.

 

Farfalla

Farfalla

Farfalla

 

CICLO VITALE

Schiusa di una farfalla: una farfalla adulta completa la lunga serie di metamorfosi liberandosi dalla crisalide. L’operazione richiede un forte afflusso di sangue al capo e al torace, che per primi emergono dall’involucro. Prima di librarsi in volo, l’insetto è costretto a riposarsi una notte intera per consentire ai nuovi tessuti di spiegarsi completamente, asciugare e irrobustirsi.

Schiusa di uova di farfalla: le femmine di farfalla depongono le uova sulle piante, in modo da assicurare il nutrimento alle larve. Dalle uova fuoriescono animali vermiformi detti bruchi, che iniziano immediatamente a divorare le foglie della pianta ospite. I bruchi si sviluppano subendo una serie di mute intermedie che terminano con lo stadio di quiescenza della pupa e, infine, con la trasformazione in insetto adulto.

Ciclo vitale di una farfalla: il ciclo vitale delle farfalle è un tipico esempio di olometabolia, o sviluppo a metamorfosi completa: il passaggio da uovo a insetto adulto si compone di quattro stadi diversi – uovo, larva o bruco, pupa o crisalide e immagine o insetto adulto – e di un numero imprecisato di mute, attraverso le quali l’insetto aumenta progressivamente di dimensioni. La regolazione di tutto il processo di accrescimento e trasformazione è effettuata dai neurormoni, sostanze chimiche secrete da apposite ghiandole e controllate dal sistema nervoso centrale.

Farfalle e falene vanno incontro a metamorfosi completa. Il ciclo vitale si compone di quattro stadi: uovo, larva (bruco), pupa (bozzolo o crisalide) e immagine o insetto adulto. Dopo l’accoppiamento, la femmina depone le uova su una pianta destinata a diventare, dopo la schiusa, la fonte di nutrimento delle larve, che nella maggior parte delle specie sono fitofaghe (si nutrono di foglie). Non mancano le specie con larve carnivore: alcuni bruchi, ad esempio, divorano gli afidi; altri formano complesse associazioni con le formiche, vivendo nei loro nidi e mangiandone le larve; altri ancora si nutrono di insilati o di tessuti di lana. In questo primo stadio del loro complesso ciclo vitale, le larve si alimentano senza sosta, fino a diventare anche centinaia di volte più grandi delle loro dimensioni iniziali. L’accrescimento avviene attraverso numerose mute. Al termine dello stadio di bruco, l’insetto fila il bozzolo e si impupa, per subire profonde trasformazioni: gli apparati interni vengono riorganizzati e si sviluppano le strutture esterne tipiche dell’animale adulto. Il passaggio finale da crisalide a insetto adulto prende il nome di sfarfallamento.

Metamorfosi della farfalla monarca: un bruco di farfalla monarca, ben ancorato a un ramo per mezzo delle appendici posteriori e del secreto setoso, inizia a trasformarsi. Mentre si apre la cuticola esterna, la crisalide o pupa subisce una profonda metamorfosi interna: attraverso la distruzione e il riassorbimento delle strutture larvali, un complicato sistema di regolazione ormonale porta alla formazione dei nuovi tessuti per la futura farfalla. I colori arancio e nero delle ali della farfalla sono visibili già allo stadio di pupa.

Farfalla

 Farfalla

HABITAT E DIFFUSIONE

Migrazione delle farfalle monarca: le farfalle monarca, Danaus plexippus, svernano numerose tra le montagne a ovest di Città di Messico e migrano fino alle regioni nordoccidentali degli Stati Uniti per ben due volte nel corso della loro esistenza biennale. Il clima delle montagne, moderatamente umido e freddo, pare offra le condizioni ideali per il mantenimento del corretto ritmo metabolico. Il più lungo volo migratorio che sia stato osservato per questa specie di lepidottero è risultato di ben 2900 km.

La dieta delle larve dei lepidotteri è generalmente molto specializzata: ogni specie si nutre di un ben determinato tipo di pianta. Questo crea una stretta dipendenza tra lepidotteri e vegetali, e vincola la diffusione dei primi a quella dei secondi. Ne segue che l’areale delle singole specie di lepidotteri è relativamente poco esteso, eccettuati i casi delle farfalle o falene che depongono le uova su specie vegetali ampiamente distribuite.

Falena di Darwin: Charles Darwin era sicuro dell’esistenza di questa falena già prima di osservarla. Studiando gli organi riproduttivi di un’orchidea, posti a 30 cm di profondità all’interno del fiore, ipotizzò che dovesse esistere una farfalla dotata di un apparato boccale (spiritromba) abbastanza lungo da consentirne l’impollinazione. L’ipotesi di Darwin si rivelò corretta quando la falena Xanthopan morganii, la cui spiritromba è lunga da 30 a 35 cm, fu avvistata per la prima volta in Madagascar.

I lepidotteri sono adattati a un’ampia gamma di habitat, dalla tundra alla foresta pluviale e da depressioni al di sotto del livello del mare fino a circa 6000 m di quota. Nelle aree tropicali, le condizioni climatiche favorevoli e la grande disponibilità di risorse consentono un rapido sviluppo delle larve e una lunga vita adulta. Negli habitat a clima temperato, farfalle e falene vanno incontro a uno stadio di inattività, o diapausa, che permette loro di resistere alle condizioni ambientali più sfavorevoli. La diapausa può coincidere con lo stadio di uovo, di larva, di pupa o di insetto adulto. Nei climi in cui sono comuni le precipitazioni nevose è comune l’ibernazione, mentre nelle aree caratterizzate da stagioni calde e asciutte è di norma una diapausa estiva (estivazione). Lo sviluppo larvale è in genere più lento nelle regioni a clima temperato e spesso la vita dell’insetto adulto dura solo qualche giorno o settimana.

Farfalle e falene esotiche: le numerose specie di farfalle e falene che abitano le foreste tropicali sono caratterizzate da una straordinaria varietà di forme, colori e artifici mimetici. Appartenenti all’ordine di insetti dei lepidotteri, sono caratterizzate da uno sviluppo a più stadi in cui una serie di metamorfosi successive le trasforma da larve in pupe, quindi in immagini o insetti adulti. Alcune farfalle, tra cui la farfalla monarca (Danaus plexippus) del Nord America, compiono migrazioni di migliaia di chilometri per svernare in determinati siti dove confluiscono in un numero enorme di esemplari.

 

Farfalla

Farfalla

 

COLORAZIONE E MIMETISMO

Saturnia del pero: tra le farfalle diffuse in Europa, la saturnia del pero (Saturnia pavonia), con i suoi 6 centimetri di apertura alare, è in assoluto la più grande. Le macchie simili a occhi che reca sulle ali servono probabilmente a confondere e allontanare gli uccelli predatori.

Farfalle, mimetismo batesiano: quattro specie di farfalle che, pur essendo caratterizzate da una spiccata somiglianza, non sono strettamente imparentate dal punto di vista evolutivo. Si tratta di un tipico caso di mimetismo batesiano, per cui le farfalle dismorfinidi, le danaidi e le falene castniidi nel corso dell’evoluzione hanno assunto un aspetto assai simile a quello delle farfalle itomidi, evitate dai predatori in quanto sgradevoli al gusto.

I colori e i motivi delle ali delle farfalle e delle falene rappresentano nella maggior parte dei casi una protezione dai predatori. Alcune specie possiedono falsi occhi o altri segni che distolgono l’attenzione dei nemici dalle parti vitali del corpo, attirandola sulle ali. In molte specie la colorazione è di tipo criptico, vale a dire confonde l’animale con i colori e le forme dell’ambiente in cui vive, sottraendolo alla vista dei predatori. Le farfalle con colorazioni particolarmente evidenti, invece, dette colorazioni di avvertimento, rappresentano un modello di evoluzione molto complesso: durante lo stadio larvale questi insetti assimilano dalle piante di cui si nutrono sostanze tossiche che rendono i loro tessuti disgustosi o velenosi per i predatori; da adulti, con le colorazioni a tinte forti, gialle, rosse o arancioni che assumono, avvertono i potenziali predatori della loro tossicità.

Polygonia c-album: la farfalla Polygonia c-album si nutre prevalentemente del nettare del sambuco. Allo stadio larvale, invece, è fitofaga: si ciba delle foglie di piante quali l’ortica, il luppolo e il ribes.

Alcune specie innocue hanno evoluto disegni e colorazioni delle ali simili a quelli delle specie non commestibili, approfittando della situazione per proteggersi dagli stessi predatori. Questo tipo di mimetismo è noto come mimetismo batesiano, dal nome del suo scopritore, il naturalista ed esploratore inglese del XIX secolo Henry Bates. Tra i lepidotteri si osserva anche un altro tipo di mimetismo, detto mülleriano, che consiste in una sorta di alleanza tra specie velenose: queste, che nel corso dell’evoluzione hanno sviluppato colorazioni simili, tendono a vivere e volare in gruppo, in modo da ridurre la pressione dei predatori su ciascuna specie.

 

Farfalla

Farfalla

farfalla

 

FAMIGLIE RAPPRESENTATIVE

Aplais urticae: la farfalla Aplais urticae, della famiglia delle ninfalidi, è una delle più comuni nei prati delle campagne e dei parchi cittadini, nonché una delle più precoci a comparire all’inizio della primavera.

Pavonia diurna: una delle specie di farfalle più conosciute e diffuse nell’Europa centrale è la pavonia diurna. In genere sverna in luoghi riparati, quali solai e cantine. Le sue larve si nutrono principalmente di foglie di sambuco.

L’ordine è suddiviso in diverse decine di famiglie. Tra quelle che comprendono specie notturne, la famiglia delle tineidi include piccole farfalline meglio note come tarme, che si nutrono di tessuti di lana; le tortricidi vantano tra i propri membri il baco della mela (Carpocapsa pomonella); i geometridi devono il proprio nome al sistema di locomozione dei bruchi, che procedono a compasso, appoggiando al substrato una per volta le estremità del corpo. Fa parte di questo gruppo la celebre geometra della betulla (Biston betularia), nota come caso evidente di melanismo industriale: in seguito alla diffusione delle fabbriche di lavorazione del carbone, gli insetti mutarono la colorazione da bianco screziato a nero uniforme, per confondersi sui tronchi delle betulle ormai privi di licheni e anneriti dalla fuliggine. Ancora, si citano le famiglie dei nottuidi e degli sfingidi.

Farfalla notturna: la specie Graellsia isabellae, della famiglia dei saturnidi, è una farfalla rara, ormai diffusa solo nelle zone montuose dei Pirenei centrali e delle Alpi francesi. Le sue ali, di colore verde ma attraversate da bande marroni e nere, presentano nella parte anteriore delle macchie simili a piccoli occhi, mentre posteriormente si restringono a formare due punte.

Noctuidae: le falene della famiglia Noctuidae sono caratterizzate da una colorazione mimetica di tipo disruptivo, i cui disegni rompono il contorno della sagoma confondendola con le linee dell’ambiente circostante, secondo lo stesso principio valido per le strisce delle zebre e delle tigri.

Tra i lepidotteri diurni, alcune delle famiglie più note sono i papilionidi, che vantano poche specie ma molto appariscenti; i ninfaidi, ben riconoscibili perché dotati di 2 sole paia di zampe (il primo paio è atrofizzato) e i satiridi, generalmente di colorazione bruna, eventualmente punteggiata di nero o di bianco.

 

Farfalla

Farfalla

farfalla

INTRODUZIONE

Baco da seta nome comune attribuito alla larva (bruco) di diverse specie di falene, responsabile della produzione della seta. Il baco da seta più conosciuto è il bombice, il bruco della falena Bombyx mori. Originario della Cina, venne introdotto in Europa e in Asia occidentale nel corso del VI secolo d.C. Da allora ne sono state selezionate diverse varietà, mentre la specie originaria non esiste più allo stato selvatico. Altre larve produttrici di seta meno pregiata sono quelle dei lepidotteri della famiglia saturnidi.

Baco da seta: la larva del baco da seta raggiunge una lunghezza massima di 7,5 cm. Circa sei settimane dopo la schiusa, il baco fila il suo bozzolo e vi si impupa; le fibre di seta che costituiscono il bozzolo possono raggiungere la lunghezza di 4 km.

LA FALENA ADULTA

La falena adulta del baco da seta è solitamente gialla o bianco-giallastra; ha un corpo tozzo e peloso e un’apertura alare di circa 4 cm. Dotata di un apparato boccale rudimentale, nel corso della sua breve esistenza non si nutre: la femmina muore quasi subito dopo aver deposto le uova e il maschio vive poco più a lungo. Le varietà più comuni si riproducono tre volte all’anno. La femmina deposita da 300 a 400 uova di colore bluastro, che assicura a una superficie piana mediante una sostanza gommosa da lei stessa secreta. Le uova si schiudono nel giro di dieci giorni, rilasciando larve lunghe circa 0,5 cm, che si nutrono delle foglie del gelso bianco, della maclura o della lattuga.

IL BRUCO E LA PRODUZIONE DELLA SETA

Preziosa fibra dalle antiche origini, prodotta ancor oggi perlopiù in Cina per le condizioni ambientali favorevoli e il basso costo della manodopera, la seta viene lavorata industrialmente in Italia nel Comasco, dove sono concentrate le principali manifatture seriche del paese.

I bruchi che si nutrono di foglie di gelso producono la migliore qualità di seta. Le larve mature sono lunghe circa 7,5 cm e hanno un colore grigio giallastro o grigio scuro. Hanno un paio di ghiandole salivari modificate, chiamate ghiandole della seta, che secernono un fluido limpido e viscoso in forma di filo, attraverso aperture situate nell’apparato boccale, chiamate filiere. Il diametro di queste aperture determina lo spessore del filo di seta prodotto, che non appena entra in contatto con l’aria s’indurisce, producendo il bozzolo.

I bruchi che si nutrono di foglie di gelso producono la migliore qualità di seta.

Circa sei settimane dopo la schiusa, il baco da seta smette di alimentarsi e fila il suo bozzolo, producendo fibre lunghe fino a 4 km. Terminato il bozzolo, il baco vi si impupa e ne emerge dopo circa due settimane sotto la veste di una falena adulta. Negli allevamenti, questo processo viene interrotto artificialmente per evitare che le falene, uscendo dal bozzolo, producano lacerazioni che riducono il valore commerciale della seta. Pertanto, la maggior parte dei bachi viene uccisa con il calore (per immersione in acqua bollente o per essiccamento in forno); le uniche falene che vengono fatte sfarfallare sono quelle necessarie alla perpetuazione della specie.

Classificazione scientifica: i bachi da seta appartengono all’ordine dei lepidotteri, classe insetti. La specie Bombyx mori appartiene alla famiglia dei bombicidi.

Classificazione scientifica: i lepidotteri costituiscono un ordine della classe degli insetti.