Amici Volanti

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   Apr 19

America Meridionale Pt.14

Non Solo America Meridionale

MERLO ACQUAIOLO

Nome scientifico: Cinclus cinclus

Ordine: passeriformi

Famiglia: cinclidi

Descrizione: è l’unico uccello canoro veramente acquatico; ha il corpo paffuto e la coda molto corta, spesso rivolta all’insù. Il merlo acquaiolo nidifica vicino ad acque correnti, cascate o laghi montani; è in grado di nuotare sott’acqua usando le ali, catturando così larve di insetti e uova di pesci.

Distribuzione: vive in Europa, Nord Africa e Asia; ha piumaggio marrone, e la gola bianca.

Altre specie:

Merlo acquaiolo euroasiatico (Cinclus pallasii)

Merlo acquaiolo nordamericano (Cinclus mexicanus) il piumaggio è interamente grigio. È un uccello canoro che vive in ambienti montani nei pressi di laghi, ruscelli e cascate, dall’Alaska all’America centrale. Il suo occhio, apparentemente bianco, è in realtá protetto da una palpebra sottile. Si nutre di larve, piccoli crostacei, serpi, pesci e girini, che cattura camminando sul fondo dei ruscelli, mantenendo l’equilibrio con l’aiuto delle ali.

Merlo acquaiolo sudamericano (Cinclus leucocephalus) anch’esso ha il piumaggio grigio.

Merlo acquaiolo sudamericano (Cinclus schulzi)

Merlo acquaiolo

Merlo acquaiolo

ALCA IMPENNE O ALCA GIGANTE

(Uccello Estinto)

Nome scientifico: Pinguinus impennis o Alca impennis

Ordine: caradriiformi

Famiglia: alcidi

Piccola descrizione: era una specie marina delle dimensioni di un’oca. Incapace di volare, era facile preda dei cacciatori, che la vendevano per le penne pregiate. La sua estinzione risale alla metà del XIX secolo.

Grande uccello marino acquatico, vivente un tempo in numerosissime colonie nelle isole d’Europa e d’America, ed oggi scomparso. L’estinzione di questa razza è dovuta alla caccia spietata che l’uomo ne fece, per cibarsene e per commerciar le penne. La grande alca era molto simile al pinguino per la forma del corpo, i colori e la goffaggine dei movimenti; l’ala tuttavia era meno piccola. Scoperta dall’esploratore francese J.Cartier nel 1534 l’alca impenne o alca gigante, una specie di pinguino dell’Artico, fu subito sottoposta ad intense stragi ed al saccheggio delle uova da parte degli equipaggi delle navi di balenieri e pescatori di passaggio. Le ultime due alche giganti furono uccise nel 1844 nell’isola di Eldey, sulle coste occidentali dell’Islanda.

L’ALCA IMPENNE

L’estinzione dell’alca impenne (Alca impennis) è, come quello della colomba migratrice, tra le più emblematiche ed impressionanti che la cupidigia e la stupidità dell’uomo abbiano causato. Si trattava infatti di un uccello marino della famiglia degli Alcidi (la stessa cui appartengono gazze marine, urie e pulcinelle di mare), che popolava l’intero Atlantico settentrionale in milioni e milioni di esemplari, pescando in mare aperto con un’agilità ed un’abilità ineguagliabile (grazie alle ali inette al volo ma adatte al nuoto subacqueo) ed riunendosi per la riproduzione, in colonie d’icredibili dimensioni, su alcune isole soltanto sparse tra Terranova, l’Islanda e la Gran Bretagna settentrionale. Durante le glaciazioni, l’areale delle specie dovette estendersi assai più a sud, tanto che resti fossili sono stati trovati presso Gibilterra, nella Puglia (Grotta Romanelli di Otranto), in Calabria (Archi di Reggio)e, sull’altra parte dell’Atlantico, persino in Florida.

L’alca impenne era il vero “pinguino”, quelli dell’emisfero meridionale essendo stati denominati così dai marinai europei che avevano colto la sorprendente rassomilgianza, dovuta a convergenza evolutiva ed adattamento alla medesima nicchia. Il nome pare derivasse dal latino pinguism cioè grasso, oppure secondo altri, dalle paroli gallesi pen (testa) e gwyn (bianco), allusione forse alla grossa macchia bianca che l’uccello aveva alla base del becco. Era il rappresentante più grande della folta schiera degli Alcidi (equivalenti ecologici nell’emisfero settentrionale dei pinguini australi), volatili dal piumaggio prevalentemente bianco e nero ravvivato dalle vivaci tinte del becco e delle zampe.

Tutti gli Alcidi sono di abitudini gregarie, si nutrono di pesce e nidificano in colonie sulle scogliere rocciose. Per secoli, a partire già dai navigatori vichinghi che arrivarono a colonizzare Terranova, i grossi “pinguini” vennero attivamente cacciati dagli equipaggi per trarne cibo fresco durante le traversate, o grasso combustibile per alimentare il fuoco in regioni prive di alberi. I pescherecci che convergevano sui Grandi Banchi di Terranova reputavano inutile portarsi grosse provviste dai porti d’origine dal momento che era per loro più facile approvvigionarsi direttamente, per tutta la durata della campagna di pesca, sulle colonie di alche impenni dell’isola Funk, le più grandi e note fra tutte. Anche Jacques Cartier, l’esploratore francese del Canada, visitò l’isola nel 1534 per far bottino di uova e di uccelli. Nel 1578 non meno di 50 vascelli inglesi e di 350 navi francesi e spagnole fecero sosta a Funk Island con questo scopo, ciascuna riportandone enormi quantità di alche. Goffe ed indifese a terra, queste venivano imbarcate anche vive a centinaia, per essere macellate e salate più tardi secondo la necessità.

Nonostante gli spaventosi massacri di uova e di uccelli (un certo capitano Mood pare abbia preso centomila uova in un sol giorno), questo tipo di caccia non valse a distruggere dal tutto l’alca impenne, che riuscì a mantenersi per altri due o tre secoli sulla maggior parte delle sue sparse colonie. Ma a partire dal 1760 venne ad aggiungersi un nuovo micidiale incentivo, cioè l’interesse commerciale per le piume dell’uccello, diventate appetibili dopo che le fonti tradizionali di sfruttamento (le colonie di nidificazione degli edredoni) erano ormai pressochè esaurite. I ritmi di distruzione subirono un impennata senza precedenti. Già nel 1810 Funk Island era rimasta l’unica colonia nell’Atalntico occidentale, e anche lì anno dopo anno le navi continuarono a giungere a decine per fare incetta di grasso e di piume. Gli uccelli venivano immersi in acqua bollente (con fuochi accesi colo loro stesso grasso) in modo da separarne le piume, mentre i corpi spennati venivano gettati via a migliaia sulgi scogli dell’isola. Piazzole annerite e frammenti di ossa testimoniano ancora oggi quell’epoca di spreco e distruzione.

In pochi decenni fu la fine della specie. Lugubri date segano nelle varie isole l’ultima segnalazione di un esemplare vivo: il 1812 nelle Orcadi e nelle Shetland, il 1821 a St. Kilda nelle Ebridi, il 1828 nelle Faroer, il 1834 in Irlanda, il 1841 a Funk Island. Nel 1830 un’eruzione vulcanica aveva fatto scomparire nel mare una delle isolette al largo di Capo Reykjanes in Islanda, restringendo alla sola Eldey Island le colonie di riproduzione della specie. Ed è qui, nel 1844, che avvenne l’ultimo avvistamento sicuro ed insieme l’ultimo atto dell’assurda tragedia: il 3 giugno di quell’anno tre pescatori islandesi scoprirono le due ultime alche viventi, cioè una coppia nidificante che covava il suo unico uovo. Senza poe tempo in mezzo, i tre si affrettarono ad uccidere gli uccelli ed a schiacciare col piede quell’unico uovo: si chiamavano, per la cronaca, Jon Brandsson, Sigourer Isleffson e Ketil Ketilsson.

Oggi dell’alca non restano che pochi resti ed alcuni esemplari impagliati, di cui ben cinque in Italia: a Milano (Museo di Storia naturale), Torino (Museo dell’Istituto di Zoologia Sistematica dell’Università), Firenze (Museo della Specola), Pisa (Museo di Zoologia dell’Università) e Roma (Museo Civico di Zoologia). Dalle teche ingiallite, montano per lo più nella innaturale posizione “a pinguino”, una specie scomparsa sembra rimproverare muta il suo distruttore: un monito che non dobbiamo dimenticare.

GAZZA MARINA

Nome scientifico: Alca torda

Ordine: caradriiformi

Famiglia: alcidi

Descrizione: la gazza marina è un ottimo nuotatore: dotata di zampe palmate e di ali brevi e affusolate, si muove goffamente sul terreno ma nuota molto agilmente sott’acqua, per catturare i pesci di cui si nutre. È lunga circa 40 cm, è nera sul dorso e bianca sul ventre.

Distribuzione: per la maggior parte dell’anno vive nelle acque aperte dell’oceano Atlantico settentrionale, migrando in inverno fino alla Carolina del Nord. Durante l’estate nidifica sulle sporgenze rocciose della costa atlantica settentrionale, ritornando ogni anno agli stessi siti di nidificazione e deponendo solo una o due uova per volta.

RAPPORTI INFELICI CON L’UOMO

La gazza marina (Alca torda), è particolarmente esposta all’inquinamento delle acque da parte del petrolio, che ne intacca la copertura impermeabile del piumaggio: il numero di esemplari di questa specie è quindi sensibilmente diminuito negli ultimi tempi, anche per altre cause indotte dall’uomo, tra cui la caccia e l’uso di reti da posta per la pesca dei gamberetti.

Gazza marina

alca

TANISITTERA

Nome scientifico: Tanysiptera galeata

Ordine: coraciiformi

Famiglia: momotidi

Ha splendido piumaggio azzurro sulle parti superiori del corpo e bianco inferiormente. La coda ha le due timoniere centrali allungatissime; quasi prove di barbe lungo la rachide e terminanti con tre piume a forcella. In becco forte permette la cattura di grossi insetti e di lucertole.

Tanisittera

tanisittera

TANTALO

Nome scientifico: Ibis ibis

Ordine: ardeiformi o ciconiformi

Famiglia: ciconidi

È di color bianco, macchiato di rosso scuro e rosa sulle copritrici, e chiazzato di rosa sul dorso. Ha gli occhi gialli, e giallo è il suo becco di “cera”. Vive nelle regioni africane e la sua lunghezza puó raggiungere il metro.

Tantali

tantali

LUÌ PICCOLO

Nome scientifico: Phylloscopus collybita

Uova: Subellittiche tozze, bianche con piccole chiazze purpuree scure, 1,5 x 1,2 cm.

Pulli: inetti

Questo piccolo uccello (lunghezza 11 cm, apertura alare di 14 cm) è abbastanza comune sul territorio del Friuli Venezia Giulia. Il canto del maschio consistente in 2 0 3 note alternate in modo irregolare che in complesso lo rendono inconfondibile (cif, ciaf, cif, ciaf).

I sessi sono simili. La parte superiore del piumaggio è olivastra, mentre l’inferiore presenta un colore bianco sporco con leggere striature gialle sul sottogola e sul petto.

Nei mesi invernali è facile notarlo mentre si sposta incessantemente sui rami più esterni degli alberi alla ricerca di insetti. La rioccupazione del terrritorio, nel periodo del corteggiamento, è assai precoce e giá alla fine di marzo è possibile osservare il maschio mentre arruffa le penne estendendo la coda e mentre vola, a “farfalla”, cantando.

Il nido, costruito dalla femmina, ha una struttura a cupola sferica. È posto sul terreno o tra i rami di un basso cespuglio ed è costituito da steli, folgie morte, pessi di piante e muschio. A fine aprile la femmina vi depone 5-6 uova (2 covate annuali) incubate solamente da essa per 2 settimane.

I pulli nascono con un rado e corto piumino grigio scuro e sono nutriti dalla femmina, aiutata a volte dal maschio.

Lasciano il nido dopo circa 2 settimane.

Luì piccolo

Luì piccolo

Nido di Luì piccolo

Nido luì piccolo

FRINGUELLO

Nome scientifico: Fringilla coelebs

Uova: Subellitiche o subellitiche arrotondate oppure ovali, di colore azzurro-verdastro, macchiettate di scuro, 2 x 1,4 cm.

Pulli: inetti

Questo vivace uccello (lunghezza 15 cm, apertura alare di 20-22 cm) è facilemnte osservabile soprattutto nel perioso invernale, allorché manifesta attitudini spiccatamente gregarie unendosi anche ad altri Passeriformi. Ricerca cibo a terra (è essenzialmente granivoro), ma all’occasione si nutre anche di insetti e ragni.

Nel maschio spiccano la calotta grigio-bluastra, il dorso marrone.castano, le parti inferiori rosso-arancione. La femmina presenta invece tonalitá verdastre e la calotta bruno-olivastra. Nei due sessi è evidente, sulle ali, una doppia barra bianca, visibile anche quando l’animale sta in riposo.

In canto del Fringuello è costituito da una forte serie di note melodiose, brevi con molte variazioni. In febbraio iniziano le prime manifestazioni territoriali: i gruppi si frammentano e gli adulti emettono le caratteristiche vocalizzazioni che preludono alla formazione delle coppie.

Il nido, costruito dalla femmina, è posto normalmente nella biforcazione dei rami non molto alti degli alberi, con la coppa costituita da licheni, muschio, erbe e piume. Alla fine di aprile essa deporrá da 4 a 5 uova (fará 2 covate all’anno) e verrá nutrita dal maschio per tutto il periodo dell’incubazione.

Trascorse circa 2 settimane, nascono i pulli coperti da un lungo ed abbondante piumino grigio pallido. Alla loro nutrizione provvedono entrambi i genitori. I nidiacei abbandonano il nido dopo 2 settimane.

Fringuello

Fringuello

AMERICA MERIDIONALE

L’AMERICA CENTRALE: UN LEGAME TENUE

SPIZAETO ORNATO

Nome scientifico: Spizaëtus ornatus

Piccola descrizione: 60 cm. Si tratta di uno dei meno conosciuti tra i predatori sudamericani.

Nonostante la sua vasta area di distribuzione, questo rapace dai colori eccezionali rimane uno dei meno conosciuti uccelli da preda sudamericani. Vive nelle fitte foresta tropicali che vanno dal Messico all’Argentina, ed attacca cracidi ed altri grandi uccelli terricoli, lenti nei loro movimenti. Inoltre può estendere la sua attività venatoria anche ai laghi e fiumi, buttandosi a capofitto nelle acque poco profonde per afferrare i serpenti acquatici.

Lo Spizaeto oranto si impadronisce talvolta di un nido abbandonato da un altro membro della famiglia dei Falconidi, ma fino ad oggi le particolari abitudini riproduttive di questo stupendo uccello rimangono avvolte dal più fitto mistero.

Spizaeto ornato

Spizaeto ornato

PTILOGOMO DALLA CODA LUNGA

Nome scientifico: Ptilogonys caudatus

Piccola descrizione: 23 cm. Indifferente ai forti venti che spazzano le cime dei monti che costituiscono il suo ambiente.

Limitato alla alte montagne della Costa Rica e del Panamá occidentale, lo Ptilogono dalla coda lunga si sposta in stormi chiassosi attraverso la parte superiore della volta della foresta, avventurandosi di tanto in tanto nelle zone boscose più aperte.

Appollaiato sui rami più alti dei più alti alberi, indisturbato dalle forti raffiche di vento che battono le catene montuose esposte, questo uccello si lancia nell’aria in lunghe sortite aeree, alla ricerca di insetti e di bacche, che costituiscono la base della sua dieta.

Il maschio e la femmina lavorano insieme alla costruzione di un massiccio nido intessuto con sottili muschi e licheni, nel quale vengono deposte le due uova grigie a picchiettature leggere. Sebbene non partecipi ai 17 giorni di cova, il maschio rimane sempre vigile nelle vicinanze del nido e spesso porta cibo alla sua compagna.

Ptilogomo dalla coda lunga

Ptilogono dalla coda lunga

AMERICA MERIDIONALE

LE ANTILLE

Il grande arco dell’arcipelago delle Antille si estende per più di 3.000 km, dalla Florida e dallo Yucatán alla frangia più settentrionale del continente sudamericano.

Questa catena di isole, che racchiude il Mar Caraibico, ospita praticamente ogni genere di ambiente tropicale, ad eccezione del páramo e della puna. Le spiagge delle isole sono contornate da paludi di mangrovie; paludi e foreste pluviali tropicali rivestono le pendici rivolte verso vento delle montagne che, nelle zone più alte e secche, sono coperte di vegetazione xerofila, resistente alla forte siccità. Le palme, compresa la superba palma reale, sono comuni in tutte le isole ed i veri pini, assenti dal continente a sud del Nicaragua, crescono in abbondanza a Cuba e Hispaniola.

Nonostante la loro vicinanza ai continenti americani, le Antille sono separate da questi tanto da aver potuto sviluppare una fauna loro propria. Alcuni degli uccelli sudamericani più diffusi e caratteristici, come i Tucani, le Fregate ed i Manachini, sono completamente assenti dalle isole, ma alcuni dei gruppi che hanno avuto origine nell’America Settentrionale tropicale, come ad esempio i Tordi, sono ben rappresentati. Circa 50 dei generi isolani sono endemici, e due famiglie complete, gli uccelli delle palme ed i Todi, sono limitati alla quattro isole principali: Cuba, Giamaica, Hispaniola e Puerto Rico.

JACANA AMERICANA

Nome scientifico: Jacana spinosa

Piccola descrizione: 20 cm. La femmina, una vera matriarca, difende con fierezza i suoi deboli “mariti”.

La femmina della Jacana americana comnda e bacchetta i suoi quatto “mariti” molto più leggeri e deboli di lei, e li aiuta a difendere il loro territorio personale all’interno del suo territorio globale. Per ciascuno di essi depone quattro uova di colore marrone, con delicate fasce nere, in un nido poco stabile costruito su piante galleggianti. Il maschio cova le uova da solo e, per mantenerle ascutte e calde, le avvolge probabilmente con le sue ali, come solitamente usano fare anche altre jacane.

Appena i lanuginosi piccoli sono in grado di farsi strada attraverso la vegetazione galleggiante vengono condotti in spedizioni alla ricerca di cibo consistente per lo più di insetti catturati negli stagni e nelle lagune o talvolta anche nei prati asciutti. Grazie alla particolare struttura delle zampe, dotate di dita molto lunghe, questi uccelli possono avanzare tranquillamente sulla vegetazione galleggiante senza sprofondare.

Nonostante il loro rapido sviluppo fisico, i piccoli mantengono il loro piumaggio giovanile finché non sono cresciuti completamente, forse come difesa parziale contro potenziali predatori. L’uccello adulto è di un color prevalentemente rossiccio e marrone ma, quando atterra, tiene per pochi secondi le ali spiegate verticalmente sul dorso, immobile come una statua, mettendo in mostra le penne remiganti color giallo brillante e l’accuminato sperone giallo presente su ciascuna ala.

Jacana americana

Jacana americana