Amici Volanti

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   Feb 27

America Meridionale Pt.7

Non Solo America Meridionale

ARA GIACINTO

Nome scientifico: Anodorhynchus hyacinthinus

Ordine: psittaciformi

Famiglia: psittacidi

Piccola descrizione: chiaccheroni, intelligenti e belli da vedere, questi pappagalli sono robusti e possono vivere quanto gli esseri umani. Purtroppo, in natura stanno ormai scomparendo ma si riproducono bene in cattivitá. Molte specie di are che vivevano nelle Antille si sono estinte.

Descrizione: ha il piumaggio blu cobalto un po’ più scuro sulle ali, il becco nero e un’area gialla e nuda che circonda gli occhi e la base delle mandibole. Misura quasi un metro di lunghezza ed è il più grande pappagallo del mondo.

Alimentazione: si nutre di principalmente di semi, bacche, mais, germogli, noci selvatiche e frutta di ogni tipo.

Distribuzione: vive in Bolivia e Brasile, tra Amazzonia e Mato Groso, nelle zone paludose, nelle foreste e nei palmeti.

Rapporti con l’uomo: a causa dell’incessante distruzione dei loro habitat naturali, l’ara giacinto e le altre specie di are sono sull’orlo dell’estinzione. Anche se ormai molte specie sono divenute rare in natura il loro allevamento in cattivitá offre buoni risultati. In natura è possibile osservare l’ara giacinto sia in coppia sia in piccoli gruppi ma sembra che attulamente non ne soppravvivano più di 3.000 esemplari: per sua fortuna, come le altre are, le riproduzioni in cattivitá stanno avendo un discreto successo.

Comportamento: in natura depone da 3 a 5 uova nelle cavitá dei tronchi. L’incubazione dura da 3 a 4 settimane ed i pulli, restano nel nido fino a circa 3 mesi d’etá. Le are sono estremamente longeve e possono raggiungere e superare gli ottant’anni d’etá.

ALTRE SPECIE

Ara spalle rosse (Ara nibilis)

Misura 30 cm e vive nella zona nordorientale del Sud America.

Ara di Spix (Ara spixii)

Quest’uccello viveva nelle foreste brasiliane ed attualmente è pressochè estinta allo stato selvatico. È la più rara delle are viventi: negli anno ’80, in Brasile, si riuscì ad individuare solo tre esemplari, catturati uno dopo l’altro dai bracconieri. Nel 1990 nelle foreste di Bahia ne fu scoperto un’altro: l’ultimo individuo selvatico conosciuto. Le altre are di Six esistenti, in tutto non sono più di una ventina, sopravvivono soltanto in cattività.

Ara ararauna (Ara ararauna)

La distribuzione della bella ara ararauna è vastissima: comprende Panama, Colombia, Ecuador, Venezuela, Perù, Guyana, Trinidad, Brasile, Bolivia, e Paraguay. Si tratta di un pappagallo di notevoli dimensioni: sfiora i novanta centimentri di lunghezza ed è reso inconfondibile dalla vistosa livrea gialla ed azzurra. In natura frequenta una grande varietá di ambienti, dalla foreste alle paludi, fino alle piantagioni di palme, spostandosi generalmente in coppie che restano unite a lungo. L’ararauna si nutre di una grande varietá di frutti, semi e noci, ma mostra anche un’abitudine alimentare piuttosto curiosa: ingerisce l’argilla che trova lungo i fiumi per depurarsi dalla tossine assunte mangiando piante velenose ed arrichire la propria dieta con una percentuale di sali minerali.

Ara ararauna

ara ararauna

È una delle are più belle e caratteristiche, con il suo inconsueto piumaggio giallo e azzurro. Fatta oggetto di un intenso commercio illegale, è inclusa nella lista ufficiale delle specie brasiliane in via di estinzione. Vive prevalentemente nella foresta vergine e nella rada boscaglia dei campos cerrados del Brasile, nidificando negli alberi cavi o in gallerie sotterranee. La sua alimentazione comprende diverse varietá di semi e noci di cocco; per aprire il guscio di queste ultime, le afferra e le scaglia con forza contro una superficie dura.

Ara macao (Ara macao)

L’ara macao si chiama così perchè si ciba dei frutti di una particolare palma, detta appunto macao, che si trova nel suo habitat naturale. È un pappagallo che si trova spesso in cattivitá: a causa della caccia spietata di cui era oggetto fino a poco tempo fa era considerato una specie in via di estinzione. Tuttavia alcuni programmi di allevamento per la ripopolazione sembrano dare ottimi risultati. Ha un vistoso piumaggio rosso con il dorso delle ali blu e giallo. Ragginge gli 85 cm di lunghezza e talvolta viene confusa con l’ara ali verdi. Ha un’ampia diffusione, dal sud del Messico al Mato Grosso, attraverso tutta l’America Centrale e le regioni settentrionali del Sud America, ma anche nel suo caso, come per tutte le sue “cugine”, l’estensione dell’habitat naturale non corrisponde ad una elevata densitá della specie. In natura frequenta le zone di pianura e di adatta ad una grande varietá di ambienti: è possibile osservarla sia nelle piane aride e poco alberate sia nelle fitte foreste a galleria che si snodano lungo i fiumi. Si riproduce regolarmente in cattivitá e si addomestica facilmente.

Ara ali verdi (Ara chloropterus)

Pur essendo sempre più rara in natura, quest’ara ha un’ampia distribuzione che comprende Panama, Colombia, Venezuela, Guyana, Bolivia, Amazzonia e Mato Grosso, Argentina e Paraguay. Il suo habitat naturale corrisponde alle foreste tropicali. Ragginuge una luunghezza massima di di 90 cm ed è la più grande fra le specie del genere ara. I maschi sono un po’ più grandi delle femmine ma la splendida livrea rossa, blu e verde è comune ad entrambi i sessi. È molto socievole e durante le sue scorribande in cerca di cibo capita che si aggreghi ad latre are, per esempio all’ara macao. È un pappagallo spiccatemente arboricolo che trascorre sugli alberi gran parte della sua esistenza: la distruzione delle foreste è la principale minaccia che incombe sul suo futuro.

Ara fronte rossa (Ara rubrogensys)

È facilmente riconoscibile per il colore rosso-arancio che sfoggia sulle spalle, fronte e “calzoni”. Al contrario delle altre specie, l’ara fronte rossa ha un’area di distribuzione molto ristretta, limitata alle boscaglie aride della Bolivia centrale fino a quasi 2.000 m di altitudine. Più piccola rispetto alle latre, non supera i 60 cm di lunghezza. Deve il proprio nome alla vistosa macchia rossa che spicca sopra il becco, in contrasto con la livrea in prevalenza verde. In natura la sua sopravvivenza è seriamente minacciata: secondo ultime stime gli esemplari alla stato libero sono ridotti a meno di un migliaio. La loro decimazione si deve soprattutto alla caccia messa in atto dagli agricoltori che considerano questo pappagallo una minaccia per le colture di arachidi e granoturco.

Altre specie:

Ara di Lear (Ara leari)

Ara gola blu (Ara glaucogularis)

Ara militare (Ara militaris)

Ara severa (Ara severa)

Ara ventre rosso (Ara manilata)

Ara di Illiger (Ara maracana)

Ara testa blu (Ara couloni)

Ara dal collare (Ara auricollis)

Ara giacinto

ara giacinto

Coppia di Pappagalli

Coppia di pappagalli

AMERICA MERIDIONALE

PAMPAS E LLANOS

Nonostante i danni provocati dai moderni sistemi agricoli e l’allevamento del bestiame su vasta scala, l’estensione apparentemente illimitata delle pampas argentine rimane per sempre uno degli spettacoli più maestosi in questo continente. Bruciate dalla siccità ed inondate da piogge torenziali, spazzate da tempeste di polvere in estate e fredde raffiche di vento in inverno, le pampas non sono certo un ambiente molto accogliente; eppure ospitano una moltitudine di uccelli, compreso il Nandù, la Cicogna maguari, il Kaimichi dal collare ed il Tinamo rosso.

Fama non inferiore godono i llnos del Venezuela, soggetti anch’essi ad estremi sbalzi climatici, con una stagione caldo-secca soffocante, cui si alternano violente tempeste tropicali. I llanos sono privi di alberi in modo meno uniforme rispetto alle regioni delle pampas, geologicamente più vecchie e difinite in un primo tempo con il termine di “savana” che viene attualmente impiegato per descrivere qualsiasi regione naturale erbosa con cespugli sparsi ed alberi decidui, che crescono separatamente o in boschetti aperti.

Le regioni a savana e la più pesante “foresta a galleria” ospitano molti degli uccelli più grandi e maestosi di tutta l’America Meridionale. I Pivieri dell’America Meridionale, i Caracara ed i grandi Falchi neri abitano nelle zone erbose aperte, mentre le zone più umide brulicano di stormi di Anatre fischianti e di Jabiru.

Pampas e llanos

Pampas e Ilanos

TINOCORIDE RUMICIVORO

Nome scientifico: Thinocorus rumicivorus

Piccola descrizione: 17 cm. La femmina ripulisce il nido dai gusci rotti delle uova e nasconde i piccoli per difenderli dai predatori.

Le quattro specie di Tinocoridi della Regione Neotropicale sono affini ai Pivieri ed alla Berte, con le quali hanno in comune il volo zigzagante, poco armonioso, ed il richiamo stridulo. Sono limitati all’America Meridionale, sono in parte migratori, dal momento che si spostano verso nord dalla freddissima Terra del Fuoco all’Argentina, con l’arrivo dell’inverno.

Il Tinocoride rumocivoro è un uccello tipico dei territori aperti e preferisce il terreno secco e sterile, che misura con rapidi voli. È asclusivamente vegetariano: le pampas con la loro vegetazione sparsa, le piante carnose delle zone semi-desertiche e gli avanzi della mietitura affrono i germogli, le foglie ed i semi che costituiscono la sua dieta.

Il nido altro non è che un infossamento nel terreno tra le piante tagliate o in una zona del tutto priva di vegetazione di copertura, dove la femmina depone le sue quattro uova: i coloti tenui le mimetizzano sul fondo del nido di fango secco. Nonostante questa protezione naturale, ogni volta che la femmina abbandona il nido durante i 26 giorni di cova, si affretta a ricoprire le uova con terriccio e detriti vegetali. Questo “timor panico” non cessa nemmeno quando le uova sono schiuse. La femmina, dopo aver rimosso ogni traccia dei gusci rotti ( abitudine, questa, comune anche alla Berte ed altri uccelli imparentati), continua a cercar di coprire gli attivissimi piccoli con erba e polvere, al presentarsi del benchè minimo segno di pericolo. Inoltre per distrarre i predatori pronti all’assalto, l’adulto si allontana dal nido fingendo di essere particolarmente debole o addiruttura ferito, con un’ala spezzata!

Tinocoride rumicivoro

Tinocoride rumicivoro

KAIMICHI DAL COLLARE

Nome scientifico: Chauna torquata

Piccola descrizione: 85 cm. Morfologicamente simile ad un ‘oca possiede nel volo un’abilità del tutto eccezionale.

Il Kaimichi dal collare, adattato a vivere nelle zone erbose aperte e nelle paludi, si fa strada tra la vegetazione galleggiante con le sue estremità lunghe e leggermente palmate cibandosi di piante acquatiche, erbe e semi.

Questo grosso uccello, non dissimile da un’oca, decolla in modo laborioso. I Kaimichi volteggiano per ore, appena visibili sullo sfondo in un cielo, identificabili solo per i loro richiami stridenti, descritti perfettamente con l’onomatopeico “cha-ha”, che corrisponde anche al nome di cha-ja, attribuito loro dagli Indiani d’America. Le coppie rimangono fisse per tutta la vita e, una volta formatesi, eseguono duetti canori udibili a grande distanza.

Le tre specie di Kaimichi sono distinte da tutti gli altri uccelli per la struttura delle loro osse pneumatiche, per le accuminate protuberanze presenti sul lato di ogni ala e per lo strato di cellule pneumatiche alla base dell’intera superficie cutanea. Queste caratteristiche non hanno ancora una spiegazione: possiamo soltanto ipotizzare che le sacche d’aria e le ossa leggere siano d’aiuto all’uccello nel suo tipo di volo.

Nonostante i suoi “cori” ed il suo comportamento gregario, il Kaimichi nidifica da solo. Il nido è costituito da un grande ammasso di rametti ed erbe acquatiche, situato poco sopra il livello dell’acqua, o anche galleggiante. Depone da quattro a sei uova ed i 42 giorni di cova sono equamente ripartiti tra i genitori. Questi uccelli, addomesticabili se catturati da piccoli, si attaccano quasi morbosamente alla famiglia “adottiva” e, grazie ai loro striduli richiami, sono spesso usati a mo’ di cani da guardia per altri volatili domestici.

Kaimichi dal collare

Kaimichi dal collare

CARANCHO

Nome scientifico: Polyborus plancus

Piccola descrizione: 55 cm. Cacciatore e spazzino delle grandi pianure aperte.

In parte predatore, in parte “spazzino”, questo falco, che si nutre anche di carogne, popola la zona compresa tra il Texas meridionale e la Florida e la Terra del fuoco.

Costantemente alla ricerca di uccelli e mammiferi malati o feriti, di ogni dimensione, il Carancho lavora sia da solo che in gruppo. Gli agnelli o i capretti vengono catturati con velocità fulminea, nel brevissimo lasso di tempo in cui il genitore volge le spalle. Uccelli grossi come l’Egretta gigante, l’Ibis bianco e le Pavoncelle possono venir inseguiti per lunghissime distanze da “orde” di Caranchi, ed i Pellicani in volo sono praticamente “torturati” finché non abbandonano il cibo che hanno in bocca. Lucertole e serpenti, piccoli alligatori e tartarughe, granchi, pesci, insetti e frutti di palma sono tutti componenti della dieta del Carancho.

Questo uccello evita le zone ricoperte da foreste pluviali e frequenta i territori più aridi, vale a dire le zone erbose a savana e le pampas senza alberi. Quando va alla ricerca di cibo, il Carancho emette un forete richiamo simile ad un grugnito: se invece un intruso si avvicina al nido di una coppia con i suoi piccoli, gli adulti fanno vibrare i becchi, fino a produrre un suono simile a quello di un sonaglio.

Uno dei luoghi preferiti dall’uccello per nascondere il grosso nido, disordinato, costruito con rametti e rifiuti raccolti qua e là, è la corona di qualche palma solitaria, sebbene qualsiasi albero potrebbe servire allo scopo. Nelle pampas prive di alberi, il Carancho si costruisce il nido a terra, oppure su di un monticello che si alza sulla zona paludosa.

Nel nido vengono deposte due o tre uova marroni, con picchiettature diverse, e la cova, che dura 28 giorni, è svolta da entrambi i genitori.

Carancho

Carancho

NANDÙ

Nome scientifico: Rhea americana

Piccola descrizione: 130 cm. Un peso massimo incapace di volare che può superare in corsa un cavallo al galoppo.

Il Nandù, incapace di volare, con un’altezza di un metro e mezzo ed un peso di oltre 20 kg, ha un’area di distribuzione che va dal campo brasiliano alle pampas argentine, attraverso il chaco e la steppa.

Avvalendosi delle sue possenti zampe che terminano in un piede a tre dita, il Nandù corre con il collo proteso in avanti ed un’ala sollevata al di sopra del dorso, a mo’ di piccola vela, girandosi all’improvviso per ingannare l’avversario. È molto veloce e può superare nella corsa un buon cavallo al galoppo.

I Nandù, al di fuori dai periodi di accoppiamento, vivono in gruppi di una trentina di uccelli, percorrendo il territorio aperto alla ricerca di radici, di foglie tenere, di insetti ed a volte anche di piccoli mammiferi. Il richiamo profondo dell’uccello annuncia l’inizio della stagione degli amori. I rivali si combattono furiosamente con i lunghi colli avvinghiati, continuando a girare in tondo, scalciando e mordendo tanto da scavare nel terreno una specie di trincea. Dopo aver vinto in harem di femmina, l’uccello sceglie un luogo asciutto e riparato e sradica la vegetazione per creare una depressione. Riveste poi la cavità con erba secca, e vi conduce ripetutamente le cinque o sei femmine “scelte”: qui esse depongono le loro uova dorate (il cui numero può variare da 12 a 60), che misurano più di 12 cm di lunghezza e 8 di diametro.

Il maschio cova da solo le uova per 35-40 giorni, respingendo le sue stesse femmine, e con enorme zelo accudisce ai piccoli, che piangono e si lamentano per l’intera durata del loro sviluppo.

In cinque mesi i piccoli raggiungono le dimensioni dell’adulto, pur non raggiungendo la maturità sessuale fino all’età di due anni.

Nandù

Nandù