Amici Volanti

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   Feb 26

America Meridionale Pt.5

Non Solo America Meridionale

GHIANDAIA COMUNE

Nome scientifico: Garrulus glandarius

Ordine: passeriformi

Famiglia: corvidi

Piccola descrizione: è simile alla gazza, dalla quale si distingue per il becco uncinato, le ali brevi, la coda corta e la testa munita di una specie di ciuffo. Vive in tutti i boschi dell’Europa a coppie, in in nidi aperti a tazza, nutrendosi di bacche, ghiande, grano e spesso rubando le uova ed i piccoli di altri uccelli.

Descrizione: la colorazione del piumaggio varia dal grigio al marrone, con groppone bianco e coda nera. Ha una chiazza brillante blu e nera sull’ala. La lunghezza varia dai 33 ai 36 cm. La cresta varia dal bianco al nero, e in alcuni casi è a strisce, sempre bianche e nere.

Rapporti con l’uomo: le ghiandaie sono furbe ed intelligentissime e spesso vengono tenute in prigionia per la loro vivacitá.

Habitat: vive nei boschi, sebbene si sia adattate anche ad ambienti urbani, ad esempio ai parchi cittadini. È un’uccello rumoroso, e spesso viena avvistata in stormi al di fuori della stagione riproduttiva.

Alimentazione: ha una dieta onnivora che comprende ghiande, semi, piccoli anfibi, insetti e altri invertebrati, e a volte anche uova e nidiacei di altri uccelli.

Distribuzione: è diffusa in tutte le regioni temperate e subtropicali dell’Europa e dell’Asia; in Italia è stazionaria e di passo.

Riproduzione: si riproduce principalmente nei boschi di conifere e decidui, ma amche in boschi più aperti, boscalgie, parchi, alberati giovani, frutteti e occasionalmente tra la fitta vegetazione boscosa. Il nido è posto su un albero, a partire da 1,5 m di altezza, solitamente in una biforcazione fra i rami o a ridosso del tronco; sono stati segnalati nidi in cavitá di alberi e tra piante di erica molto alte.

Nido: una coppa di ramoscelli e steli, e un po’ di fango, rivestita con radici sottili e peli che formano un’ordinata coppa interna.

Uova: generalmente 5-7, raramente 3-10. Di colore verde pallido, verde azzurro, oliva oppure oliva brunastro; macchiettate e punteggiate di verde oliva, fulvo o verde grigiastro.

Incubazione: generalmente cova solo la femmina, iniziando con il primo uovo. 16-17 giorni.

Allevamento: i nidiacei sono accuditi da entrambi gli adulti. All’inizio la femmina cova mentre il maschio procura il cibo. Dopo entrambi gli adulti procurano il cibo. I giovani se ne vanno a 19-20 giorni.

Altre specie:

Ghiandaia siberiana (Perisoreus infaustus): è leggermente più piccola e vive nelle foreste della Scandinavia settentrionale e della Russia. Il suo piumaggio è molto più spento di quello di Garrulus glandarius ed il suo principale alimento è rappresentato dai semi dell’abete. Si riproduce in foreste di conifere. Il nido è su una conifera, generalmente vicino al tronco, da 1,5 a 1,2 m d’altezza.

Nido: una solida coppa di ramoscelli e corteccia, rivestita internamente con licheni, piume e penducoli vegetali.

Uova: generalmente 4, raramente 3-5. Di colore verde azzurrognolo molto pallido, azzurro o grigio azzurro; punteggiate e chiazzate di marrone olivastro, grigio e grigio lilla.

Incubazione: le uova sono deposte ad intervalli giornalieri. Cova soltanto la femmina, nutrita dal maschio, iniziando con il primo uovo. 18-20 giorni.

Allevamento: i nidiacei sono accuditi da entrambi i genitori. La femmina cova per la maggior parte della prima settimana, mentre il maschio procura il cibo. I nidiacei aprono gli occhi a 7-8 giorni. Abbandonano il nido a 21-24 giorni. La famiglia rimane unita per tutto l’inverno successivo.

Ghiandaia diademata: dal piumaggio azzurro-verde o bianco, è forse la più bella di tutte e vive nell’America centrale.

Ghiandaia infausta: di color rossiccio, che deve il suo nome la suo grido lugubre. Diffusa dal Messico alle regioni temperate del Sud America.

Ghiandaia azzurra americana (Cyanocitta cristata): dal piumaggio azzurro e bianco; con areale esteso dalle grandi pianure del Nord America alle coste dell’Atlantico. Questo uccello è lungo circa 30 cm e ha una cresta pronunciata. Le parti dorsali del corpo sono grigio-azzurre, quelle ventrali grigio pallido; le ali e la coda sono di un azzurro più brillante, segnate di bianco e nero. Originariamente uccello dei boschi, oggi questa ghiandaia è una presenza familiare – come la ghiandaia siberiana – in prossimitá delle case e di molte cittá, dove nidifica nel folto degli alberi.

Ghiandaia canadese (Perisoreus canadensis): vive nelle foreste di conifere montane del Nord America e nel Canada: quasi completamente grigia, con fronte bianca, questa ghiandaia manifesta un comportamento socievole, e spesso ruba il cibo ai campeggiatori. Ha le stesse dimensioni della ghiandaia azzurra americana, ma è senza cresta.

Ghiandaia comune

Ghiandaia comune

ghiandaia comune

La ghiandaia comune (Garrulus glandarius), diffusa nei boschi delle regioni temperate e subtropicali dell’Europa e dell’Asia.

Ghiandaia azzurra americana

ghianadaia azzurra americana

Grazie ai delicati colori della sua livrea, la ghiandaia è il più bello dei corvidi.

Ghiandaia azzurra americana

Ghiandaia canadese

Ghiandaia siberiana

COSA VUOL DIRE

Tassonomia: chiamata anche Sistematica; branca della zoologia che si occupa di dividere gli animali in famiglie, ordini, classi, sottofamiglie, sottordini, sottoclassi ecc.

Frondoso: aggettivo di fronda: ramoscello con foglie.

Cera: è la protuberanza o il rigonfiamento che certi uccelli hanno nella base del becco, di solito nella parte superiore.

Base del becco: dove inizia il becco di un uccello.

Generazione: nascita.

Pianta ospite: la piante dove la farfalla depone le uova.

Schiusure prolungate: differenza di tempo tra la schiusura di un uovo e l’altro, nella stessa “covata”. Ogni uovo si apre in tempi diversi (chi prima, chi dopo).

Fascia alare: striscia sull’ala.

Fascia discale: striscia sulla parte discale dell’ala della farfalla.

Obliterato: in rilievo, marcato, accentuato.

AMERICA MERIDIONALE

FORESTA PLUVIALE TROPICALE

Quasi tutti i nidi reperibili nelle foresta tropicali americane non contengono che due uova. La presenza di due uova è meno comune, di quattro addirittura rara, di cinque o sei uova del tutto eccezionale. Eppure molti di quesi uccelli sono affini a specie che depongono un numero maggiore di uova. Quali sono le cause di questo fenomeno, che viene diefinito “effetto di latitudine”? Allontanandosi dall’equatore e dai tropici, le giornate primaverili ed estive, cioé quelle in cui gli uccelli si riproducaono, diventano più lunghe, permettendo ai genitori di portare ai piccoli una maggior quantità di cibo. Questa spegazione lascia supporre che gli uccelli della zona equatoriale e tropicale siano siano in grado di nutrire in modo adeguato soltanto piccole nidiate. È lecito quindi aspettarsi che le femmine senza aiuto possano allevare un numero di piccoli minori rispetto a quello delle vicine, che possono contare sull’aiuto dei maschi per il nutrimento dei piccoli.

Le dimensioni delle nidiate sono state inoltre modificate da complessi processi evoluzionistici, non in base alla capacità dei genitori di nutrire i piccoli, ma in base alla necessità di rimpiazzare le perdite naturali. Studi recenti dimostrano che i piccoli uccelli che risiedono ai tropici vivono più a lungo dei loro affini residenti a latitudini maggiori, che devono sopportare ogni anno lunghe e pericolose migrazioni, per evitare i rigori dell’inverno e che, per mantenere i loro “effettivi”, sono costretti ad allevare grosse nidiate.

MANACHINO VITELLINO

Nome scientifico: Monacus vitallinus

Piccola descrizione: 10 cm. Uno scapolo impenitente che conquista la sua femmina con una parata davvero eccezionale.

Il contrasto tra i colori brillanti e variegati del maschio del Manachino ed il verde oliva spento della femmina assume un ruolo di importanza vitale nel periodo degli accoppiamenti e della riproduzione.

Per quanto ne sappiamo, i Manachini non formano mai coppie fisse, ma i maschi si riuniscono nei “lek”, o zone di parata, ove attirano le femmine con cui si accoppiano.

Il Manachino vitellino maschio sceglie un punto tra la vegetazione, sul terreno erboso, e con cura meticolosa scosta tutte le foglie ed i detriti da una piccola zona di terra tra due o più steli sottili e ben eretti. Sopra questa “area di parata”, compie balzi continui da uno stelo all’altro, facendo ogni volta un rumore secco e forte con le penne alari modificate. Numerosi maschi possono eseguire le loro parate “a contatto di gomito”, senza per questo interferire nelle reciproche attività.

Una femmina “interessata” andrà ad unirsi alla danza di uno dei maschi, e i due passerano a mezz’aria, saltando da uno stelo all’atro. Se avviene l’accoppiamento, la femmina costruirà un piccolo nido aperto, dove depone due uova bianche, le cova ed alleva i piccoli da sola.

Le 60 specie circa di manachini comprendono tutti uccelli piccoli e tozzi, si cibano di insetti e di bacche, e sono reperibili solo nell’America tropicale e nelle vicine isole.

Manachino vitellino

Manachino vitellino

TUCANO SULFUREO

Nome scientifico: Ramphostos sulfuratus

Piccola descrizione: 38 cm. Nonostante la sua mole il becco è leggero e maneggevole, adatto alle operazioni più delicate.

Le 43 specie della famiglia dei tucani (Ranfastidi – Ramphastidae) vivono nelle zone boscose dell’America, dal Messico all’Argentina settentrionale. Quasi tutte, compresi i tucani più grossi (genere Ramphastos) e gli arcari di medie dimensioni (genere Pteroglossus), vivono nelle calde foreste dei bassopiani, ma i Tucanetti verdi (genere Aulacorhynchus) ed il genere montano Andigena si distribuiscono nelle alture più fredde delle zone collinari temperate.

I loro grossi becchi dai colori vivaci hanno una struttura notevolmente leggera; però, sappiamo ben poco del loro significato. Potrebbero servire come simboli di riconoscimento tra membri delle varie specie e probabilmente avere una certa importanza nelle varie parate di corteggiamento. La lunghezza del becco aiuta il Tucano a prendere i frutti che costituiscono la base della sua dieta, ma questo fatto da solo non è sufficiente per giustificarne le dimensioni ed i colori vivaci. Inoltre, il becco non funge da arma, sebbene venga usato per minacciare gli uccelli più piccoli, i cui nidi sono spesso depredati dal Tucano.

I genitori si alternano nella cova, che dura 16 giorni. Le uova, da due a quattro, sono bianche.

I piccoli, implumi e rosei, crescono lentamente ed abbandonano il nido dopo cinque o sei settimane.

Tucano sulfureo

Tucano sulfureo

“Parentesi botanica”

Rosa

Classe: Magnolipsidia

Ordine: Rosales

Famiglia: Rosaceae

Sottofamiglia: Rosoideae

Genere: Rosa

Nome scientifico: Rosa chinensis

Rosa è un genere della famiglia delle Rosacee che comprende circa 150 specie, originarie dell’Europa e dell’Asia.

Comprende specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, pannocchie o solitari, semplici o doppi, frutti ad achenio contenuti in un falso frutto (cinorrodo); le specie spontanee in Italia sono oltre 30, di cui ricordiamo la R. canina (la più comune), la R. gallica (poco comune nelle brughiere e luoghi sassosi), la R. glauca (frequente sulle Alpi), la R. pendulina (comune sulle Alpi e l’Appennino settentrionale) e la R. sempervirens.

Rosa canina

Classe: Magnoliopsida

Sottoclasse: Rosidae

Ordine: Rosales

Famiglia: Rosaceae

Sottofamiglia: Rosoideae

Genere: Rosa

Nome scientifico: Rosa canina

Rosa canina è una pianta appartiene alla famiglia delle Rosaceae. È la specie di rosa spontanea più comune in Italia, molto frequente nelle siepi e ai margini dei boschi. Talvolta viene chiamata rosa di macchia o rosa selvatica o scientificamente.

La forma biologica di questa pianta è pianta legnosa con gemme svernanti poste tra i 30 cm e i 2 metri dal suolo. la rosa selvatica è un arbusto, latifoglie e caducifoglie, spinoso e alto 100-300 cm, con fusti legnosi, privi di peli (glabri), spesso arcuati e pendenti, e radici profonde. Le spine rosse sono robuste, arcuate, a base allungata e compressa lateralmente. Le foglie, caduche, sono composte da 5-7 foglioline di 9-25 x 13-40 mm, ovali o ellittiche, con 17-22 denti sul margine. Hanno stipole lanceolate di 3 x 15 mm. I fiori, singoli o a 2-3, hanno 5 petali, un diametro di 4-7 cm, di colore di solito rosa pallido e sono poco profumati. Hanno un peduncolo di 20-25 mm e sono generalmente superati dalle foglie. I sepali laciniati, lunghi da 15 a 18 mm, dopo la fioritura si piegano all’indietro e cadono in breve tempo. La corolla è formata grandi petali bilobi, rosati soprattutto sui lobi, di 19-25 x 20-25 mm. Gli stili, lanosi e allungati, sono fusi insieme in una colonnina cilindrica.

La rosa canina fiorisce da maggio a luglio, la maturazione delle bacche si ha in ottobre-novembre.

Il falso frutto della rosa canina è caratterizzato da un colore rosso e da una consistenza carnosa; è edule ma aspro e non appetibile fresco. Esso deriva dalla modificazione del ricettacolo fiorale e contiene al suo interno degli acheni. Gli acheni sono i frutti veri e propri della rosa canina, derivano dalla modificazione dei carpelli ed ognuno di essi contiene un seme. La struttura nel suo insieme (di 1 o 2 cm) viene chiamata cinorrodo.

Gardenia

Classe: Magnoliopsida
Ordine: Gentianales
Famiglia: Rubiaceae
Genere: Gardenia

Nome scientifico: Gardenia brighamii fiorita

Gardenia è un genere di piante della famiglia delle Rubiaceae, rappresentato in Asia, Africa e Oceania. Il nome deriva dal botanico scozzese Alexander Garden. Il genere comprende un numero molto grande di specie, compreso, a seconda degli autori, tra 60 e 250

Le gardenie si presentano in forma di arbusti a foglie sempreverdi, alti fino a 2 m, a portamento cespuglioso, robusti, con foglie persistenti, coriacee, ovali-lanceolate, di colore verde-scuro brillante. Nei paesi tropicali possono avere anche portamento arboreo (fino a 15 m di altezza).

I fiori sono grandi, bianchi o giallo pallido, spesso molto profumati, solitari (terminali) o riuniti in infiorescenze, a fioritura estiva. I petali sono fusi alla base in un tubo e sono in numero variabile, da 5 a 12; i fiori sono spesso doppi.

I frutti sono bacche o drupe e contengono una polpa ricca di semi.
Molte di queste, in particolare quelle originarie di Cina, Giappone e Africa del Sud, sono conosciute in Italia nella veste di apprezzate piante ornamentali.